martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Sto bene è solo la fine del mondo”: viaggio nel fondamentalismo religioso dal quale si può uscire
Pubblicato il 22-08-2013


Sto-bene_TarantinoViaggio nel fondamentalismo religioso dal quale si può uscire. E’ infondo questo “Io sto bene è solo la fine del mondo”, lo spiazzante romanzo d’esordio di Ignazio Tarantino (Ed. Longanesi). Una storia come troppe, ma raccontata con lo sguardo ingenuo di un bambino che facendosi uomo apre gli occhi su tanta stortura e decide di redimersi, tagliarsi fuori, uscire dalla setta. Giuliano, il protagonista, ha sei anni, cinque fratelli, un padre violento e una mamma fragile e bigotta. E’ piccolo e spera che la sua vita possa cambiare. Tutto accade quando un pomeriggio una coppia entra in casa e inizia a leggere un libro nero, pieno di profezie apocalittiche. La fine del mondo è vicina, c’è un’unica soluzione per salvarsi: entrare nella loro Società e partecipare alla riunioni della Sala del Regno. Inizia per la madre e i figli un nuovo cammino, fatto di allontanamento dalla vita di sempre, di proibizioni e divieti.

L’ETA’ DELLE PRIVAZIONI – Per il giovane protagonista comincia un calvario di privazioni, un mondo alla rovescia dove quello che prima era una cosa normale adesso è peccato, vietato. Dal Natale al compleanno, dalle gite scolastiche ai giochi con i compagni. Perché in cambio ci attende il mondo che verrà, un premio di consolazione post mortem insomma. E a questa nuova società e a queste nuove regole Giuliano si adegua fino ad acconsentire al divieto più doloroso della propria vita: non poter concedere una trasfusione di sangue al fratello condannandolo a morte. Il dolore gli permette di aprire gli occhi, dolorosamente e fuori tempo massimo. E’ a questo punto che le certezze di Giuliano si trasformano in dubbi

IL GIRO DI BOA – Le certezze si tramutano in dubbi feroci e l’abbandono definitivo della società. Questo significa, per il protagonista ricominciare tutto d’accapo. Di nuovo. Un nuovo paese, una nuova famiglia, una nuova e forse finalmente vera vita. La maggiore qualità dell’autore sta nel cogliere appieno le dinamiche perverse tipiche di tutte le sette. Raccontarle prima con lo stupore di un bambino e poi con la rabbia di un ragazzo oramai adulto che comprende cosa ha perduto, ma che sorride ad un futuro nuovo che aspetta solo d’0essere vissuto. Veramente.

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