venerdì, 20 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

1983 il Governo Craxi I
Ricordi e polemiche
Pubblicato il 26-09-2013


Craxi-NapolitanoIn sala c’era pure il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano ha infatti accolto l’invito di Stefania Craxi, (era già stata ricevuta al Colle qualche giorno fa) e ieri, mercoledì 25 settembre, era in sala a Palazzo Giustiniani, per il convegno su “Il governo Craxi”. Non ha preso la parola, ma ha ascoltato i primi interventi e poi, così è previsto dal cerimoniale, ha lasciato la sala. Il convegno era dedicato al trentennale della nascita del primo governo Craxi, un governo ‘storico’ perché con i suoi 1093 giorni è stato il più longevo della Prima Repubblica e il terzo della Seconda, dopo i due di Berlusconi del 2001 e del 2008.
Al governo Craxi, seguì un decennio di crescita dell’economia, come hanno ricordato storici e testimoni del tempo. Per la figlia Stefania che apre i lavori, il “padre è stato un riformista vero”. Ma non si limita a elencare i meriti di quel primo governo, ricorda anche il clima pesante che circondava il PSI di allora alimentato da un’opposizione comunista che rischiava per la prima volta di fare per davvero solo l’opposizione, senza poter più contare sulla capacità di condizionamento che aveva nei confronti dei governi democristiani. Quel governare dall’ombra senza dividere le responsabilità, quel consociativismo che ha provocato così tanti danni all’economia del Paese, l’ultimo frutto avvelenato della divisione del mondo in blocchi di influenza.

Il PCI, il più forte partito comunista d’Occidente, non stava al potere perché non poteva starci. Se avesse conquistato il governo, l’Italia rischiava di finire nell’orbita sovietica e questo lo volevano davvero in pochi, perfino nello stesso PCI.
Niente di strano dunque se la figlia di Bettino Craxi dal microfono ricostruisca quegli anni accusando la magistratura politicizzata di aver interrotto il corso riformista dei socialisti, i vincitori definitivi e inconfutabili del duro confronto ideologico nato con la scissione di Livorno del ’21. Ricorda anche la svolta politica degli ultimi anni, il tentativo dell’“unità socialista” con gli ex comunisti che entravano nel PSE, ma che finì con le inchieste di tangentopoli. Un tentativo di costruire anche in Italia un’alternativa riformista al predominio del centrodestra, perché secondo la lettura della figlia, (e pure di molti altri socialisti confluiti in Forza Italia prima e nel PDL poi), fu sconfitto dai comunisti non per via politica, ma dalla Procura di Milano “attraverso la strada obliqua della magistratura”. Così se non ci fosse stata l’inchiesta di ‘mani pulite’ avremmo avuto un Mitterrand italiano.

Tanti gli interventi e tutti di qualità: Stefano Chiarini, Luciano Pellicani, De Michelis, Lamberto Dini, Fedele Confalonieri, Arnaldo Forlani, Gennaro Acquaviva solo per citarne alcuni. Il segretario del PSI, Riccardo Nencini, ha inviato un messaggio ricordando come negli ultimi trent’anni “di passi avanti l’Italia ne ha fatto davvero pochi”. Dopo “decenni di scontri logoranti, inutili. E siamo sempre al punto di partenza”. Di Craxi Nencini ha ricordato “il nuovo Concordato con la Santa Sede, il decreto di San Valentino sulla scala mobile, la lotta all’inflazione – la tassa più iniqua che esista e che era arrivata a sfiorare il venti per cento e scese al cinque – , la prima seria battaglia contro l’evasione fiscale, una nuova legge urbanistica, una politica estera di forte rilancio della costruzione europea e di duro contrasto alla pressione sovietica che ebbe il suo culmine nello scontro sugli euromissili, e una difesa intransigente dei diritti di libertà di tutti i popoli sotto le dittature di ogni colore”. Successi, ma anche un’amara osservazione: “L’uomo certamente fece anche degli errori, perché era un uomo”.

Il convegno non è passato inosservato. Poco sulla stampa, con la lodevole eccezione di Lorenzo Fuccaro per il Corriere della Sera, e un articolo risentito di Paola Zanca per “Il Fatto Quotidiano”. “Napolitano – scrive – è lì a un passo. Ascolta senza mostrare cenni di disappunto, a meno di non voler azzardare interpretazioni sul ripetuto toccarsi l’angolo esterno dell’occhio sinistro.”
Ha dato fastidio a Zanca il ‘fatto’ che Napolitano abbia ascoltato le parole di Stefania Craxi e le critiche dure alla magistratura. Per qualche ragione che ci sfugge non c’è solo Berlusconi, ma anche “Il Fatto” da tempo in guerra contro il Quirinale. Risoltosi in un flop clamoroso il tentativo di coinvolgimento nelle inchieste sulle trattative Stato-mafia di trent’anni fa, col corollario dell’avventura elettorale della lista Ingroia, in redazione sono sempre alla ricerca di un appiglio per accusarlo di ‘lesa maestà della magistratura’. Dunque stavolta Napolitano praticamente doveva alzarsi e schiaffeggiare Stefania Craxi. Ma non l’ha fatto. Chissà, prima o poi gli verrà il dubbio che forse le parole della figlia del leader socialista qualche fondo di verità lo hanno.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Sono stato craxiano,e se ci fosse oggi lo sarei ancora , non credo Craxi avrebbe approvato i socialisti confluiti con il PDL ,Craxi era idealmente per una sinistra europea , non era per una società economicamente liberale ( a mio avviso) ; l’unico reale baluardo anticomunista nell’ideale,quando l’ideologia faceva la differenza . Dicono che ha rubato ? ci credo poco lo abbia fatto per interessi personali ; Craxi è stato un uomo di potere con a cuore l’idea di evolvere al meglio la società verso una giustizia sociale in cui l’imprenditore non sia contrapposto all’operaio,ma entrambi parte della stessa comunità ,intendi verso il progresso comune .Di Berlusconi si serviva come tirapiedi ,niente di più , non credo ne avesse stima ( probabile l’abbia sottovalutato in arroganza e forse lo pensava meno indegno di come si è rilevato ) , a mio avviso,insieme ad Alcide De Gasperi è stato il miglior politico italiano , forse macchiavellico,ma certo intento solo al bene del paese in primo.Lo si è condannato per aver istituzzionato il sistema delle delle tangenti,ma avrebbe lui da solo potuto opporvirsi ? lo si è condannato perchè era più bravo di tutti gli altri ,lo si è condannato perchè se pure atlantista,non si è calato le braghe con gli americani ( sigonella9,lo si è condannato perchè se pure ha fatto i patti lateranensi,non ha mai baciato le “pile” alla chiesa……lo si è condannato perchè non era un ipocrita .Non escludo possa anche aver peccato in superbia….ma è solo con lui che gli italiani laici hanno potuto sognare un italia migliore . gianfranco mancini

  2. Nencini ha ragione Craxi è stato un grande statista. Non possiamo però dimenticare che negli anni in cui il partito gestiva un gran potere si rienpì di “nani e ballerine”. Certamente la magistratura ci colpì molto più attentamente che altri, ma spesso a ragione.

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