domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

23 settembre 1943
Nasce la Repubblica sociale
Pubblicato il 23-09-2013


Seconda Repubblica -MussoliniIl 23 settembre del 1943 nasce la repubblica sociale italiana. Una cosa è certa. Benito Mussolini, guardando al futuro dello Stato nazionale repubblicano (questo è il nome originale), non avrebbe mai detto a nipoti e delfini riuniti: un giorno tutto questo sarà vostro.

Le ore erano ormai contate.Troppo animale politico il duce per non capire che Salò aveva il fiato corto per l’imminente arrivo degli eserciti alleati e per di più strozzato in gola dall’arrogante alleato-padrone tedesco. E così l’epitaffio sulla Rsi lo mise Mussolini stesso prima che tutto avesse inizio: “Forse sarebbe stato meglio che il mio destino si compisse il 25 luglio. Le prospettive non mancavano: o impiccato dagli inglesi nella Torre di Londra o fucilato da Badoglio”. Queste le parole di un Benito Mussolini avvolto nelle malinconie di un settembre trascorso sui colli romagnoli nel castello di famiglia alla Rocca delle Caminate.
Molti anni dopo, poi, da Giorgio Almirante (segretario del Movimento sociale italiano) arrivò una versione dei fatti più in linea con il giustificazionismo di Salò: “Durante la Repubblica ho cercato di capire perché Mussolini accettò di formare un governo e di far rinascere il fascismo. E mi sono persuaso che la ragione decisiva fu il ricatto di Hitler: o lo fai tu o provvediamo noi”.
E fu così che sin dall’alba la repubblica sociale si mostrò supina ai nazisti, nel pieno ricordo di quello che fu il fascismo e di ciò che non sarebbe mai più stato. D’altronde anche il duce, appena liberato dalla prigionia sul Gran Sasso da una spericolata missione delle Waffen-SS, era ormai un uomo privo di quella forza carismatica che lo aveva sospinto nel ventennio. Dunque il governo fascista poi installato sulle acque grigiastre del Lago di Garda prese forma in Romagna. E il duce si trovava ancora vicino alla natia Predappio quando diramò la prima lista dei ministri.
Mussolini, infatti, arrivò a Gargnano, sede del governo, solo alcuni giorni più tardi. Correva il 10 di ottobre quando prese alloggio a Villa Feltrinelli che descrisse come un “luogo lugubre e ostile”. Mentre anche il lago lo deprimeva: “Un compromesso tra il fiume e il mare”, ripeteva.
La Rsi divenne da subito nota con il nome di Repubblica di Salò, anche se la cittadina lombarda non era la capitale de facto e neppure il domicilio del capo del governo, ma solo la sede del Ministero della Cultura popolare.
Quello che fu invece lo spirito politico della repubblica sociale resta legato al manifesto di Verona: una ritrovata volontà repubblicana rivolta principalmente contro i Savoia, accusati di essere i traditori del fascismo e un ritorno al fascino della parola socialismo, dimenticato per vent’anni dal regime, e sventolato ora per impaurire il capitale reo di essere riuscito a sfuggire alla fascistizzazione.
Nella realtà tutta la politica di Salò fallì. Mentre la Repubblica sociale, sempre più funerea, si mosse scavando il solco di una cruda guerra civile. Molti giovani, che avevano scelto di stare dalla parte sbagliata, disseminavano lutti inseguendo il mito del “cercar la bella morte”. Sotto il controllo nazista fu anche inasprita la persecuzione agli ebrei che dopo le leggi razziali del 1938 subì nuova spinta e recrudescenza. Travolta dall’esito ineluttabile della guerra che ormai aveva già designato i vincitori, la repubblica di Salò cessò ufficialmente di esistere il 29 aprile del 1945. Il fondatore, Benito Mussolini, era stato giustiziato il giorno prima ai bordi di una strada davanti al cancello di una villa a Giulino di Mezzegra, vicino Como.
La Rsi, dunque, ebbe vita breve, ma il ribollire dell’odio che aveva fomentato avrebbe al contrario continuato a mietere altre vite.Sull’Italia dei padri Costituenti, ancora per molti anni a venire, si abbattè una lunga scia di omicidi politici. A scorrere copioso non fu solo il sangue dei vinti, ma in molti e clamorosi casi rimbalzati sulle pagine della cronaca nera e nelle aule dei tribunali anche quello dei vincitori. C’era infatti chi aveva deciso di non deporre le armi e di spingere la lotta di classe fino all’ora x della desiderata rivoluzione.E così per questi nuovi giacobini dal grilletto facile gli avversari politici si trasformarono in nemici che in quanto tali andavano eliminati.
Ma questa è già un’altra storia.
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Commenti all'articolo
  1. Una precisazione: si chiamò Repubblica di Salò perché ivi aveva sede l’agenzia di stampa Stefani e tutti i dispacci che venivano diffusi recavano prima della data il nome della città lacustre….

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