sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

29-30 settembre 1938: la Conferenza di Monaco
Pubblicato il 29-09-2013


Hitler-MonacoIl 29 e 30 settembre del 1938 furono i giorni della conferenza di Monaco. L’accordo stipulato al termine dei lavori fu una disonorevole Canossa nella quale Gran Bretagna e Francia, nell’illusione di potere scongiurare la guerra, sacrificarono la Cecoslovacchia alla Germania. Ancora una volta Adolf Hitler potè realizzare un suo antico progetto di annessione: inglobare i territori Sudeti. Già nel marzo del 1938 il Fuhrer aveva disteso la lunga mano del nazismo sull’Austria. Con l’ingresso a Vienna delle camicie brune si era poco tempo prima consumato l’Anschluss.

Ma Gran Bretagna e Francia dimostrarono di non avere imparato la lezione. E quando Hitler, in nome dell’autodecisione dei gruppi etnici, reclamò sofisticatamente anche i territori Sudeti, il premier del Regno Unito Arthur Neville Chamberlain e il suo collega francese Eduard Daladier tentarono una nuova mediazione nell’illusione di potere allontanare i neri venti di guerra che già soffiavano a raffica sull’Europa. L’errore finale, poi, fu quello di proporre al duce Benito Mussolini di fare da mediatore con l’invadente alleato dell’Asse Roma-Berlino.

La due giorni di Monaco si aprì alla Fuhrerhaus con un tavolo tra Germania, Italia, Gran Bretagna e Francia. Incredibilmente i cecoslovacchi non vennero neppure invitati a discutere dei loro destini nazionali. Anzi, addirittura il britannico Chamberlain aveva fatto in precedenza pressioni sul premier cecoslovacco Benes perché accettasse a priori i diktat hitleriani. Viste le premesse, naturalmente è inutile dire come finirono i lavori. La Cecoslovacchia, senza complimenti e logica, fu mutilata di una superficie di oltre 25mila km quadrati, il territorio più ricco del Paese. L’accordo parve andare bene a tutti i negoziatori, tranne ovviamente ai “puniti” che lo trovarono inaccettabile. Al termine delle 48 ore di Monaco proseguiva lo slancio della politica di espansione del Reich nei territori slavi di lingua tedesca, il Lebensraum im Osten.

Hitler era addirittura stizzito, quasi infastidito da quella rapidissima vittoria sulla carta capace di essere persino più veloce della blitzkrieg (guerra lampo) della Wehrmacht tedesca. Mentre chi pensava di avere scongiurato la guerra fu in realtà così miope da non rendersi conto che quel gesto pavido di diplomatica ingiustizia aveva solo avvicinato l’appuntamento con i cannoni. Benito Mussolini, calando dal Brennero verso Roma, raccolse applausi e ovazioni. Gli italiani lo salutarono come l’ispiratore salvatore della pace. Mentre il duce era invece così irritato dallo spettacolo del popolo oceanico e festante che la stessa sera, una volta giunto a Palazzo Venezia, si affacciò al balcone salutando di sotto più volte, ma senza mai proferire una sola parola. Solo dopo un po’, preceduto dall’annuncio del segretario del Pnf Achille Starace, ruppe gli indugi: “Camerati, voi avete vissuto ore memorabili.

A Monaco noi abbiamo operato per la pace secondo giustizia”. Qui si interruppe mostrando un certo disappunto nel tono e chiese quasi polemico: “Non è questo l’ideale del popolo italiano?”. E lasciando cadere l’interrogativo sulla folla a piè veloce sparì dietro le vetrate. Alcuni mesi dopo la Wehrmacht e i nazisti, era il 13 marzo del 1939, entrarono a Praga annettendo le regioni della Boemia e della Moravia e facendone un protettorato tedesco. Ancora una volta Gran Bretagna e Francia non mossero un dito. Da li a breve le attenzioni della Germania si sarebbero spostate sulla Polonia, il corridoio per Danzica e lo sbocco al mare. Così la guerra bussò alla porta dell’Europa. Ma questa è già un’altra storia.

Ferruccio Del Bue

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