martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La risoluzione sulla Siria del PSI alla Camera
Pubblicato il 11-09-2013


XVII LEGISLATURA

CAMERA DEPUTATI

Risoluzione

Presentata dagli Onorevoli

DI LELLO, LOCATELLI, DI GIOIA, PASTORELLI

Premesso che

in Siria, fin dal marzo 2011, le proteste antigovernative contro il regime di Bashar Al Assad chiedono la fine del regime dittatoriale allo scopo di avviare un processo democratico che porti il popolo siriano alla libertà e al riconoscimento dei propri diritti;

il regime, dal canto suo, ha ignorato tali richieste reagendo con brutalità e mettendo in atto repressioni, torture ed esecuzioni sommarie che hanno causato, secondo quanto affermato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite e secondo le stime di numerose organizzazioni internazionali, più di centomila vittime,  due milioni di rifugiati nei Paesi vicini e cinque milioni di internally displaced;

la comunità internazionale, al fine di favorire un percorso volto alla democratizzazione del Paese, ha più volte rivolto al regime di Assad appelli che sono rimasti completamente inascoltati;

peraltro, la situazione è evoluta nella direzione di una tragica guerra civile, dove sono emerse anche presenze inquietanti di gruppi ad indirizzo estremista, che non vogliamo e non dobbiamo confondere con l’opposizione democratica siriana;

il 21 agosto scorso il conflitto ha raggiunto un drammatico apice con l’utilizzo di armi chimiche in un attacco che ha portato alla morte di 1.400 innocenti, tra cui più di 400 bambini, un attacco che costituisce un crimine contro l’umanità e non può essere ignorato né dalla comunità internazionale nel suo insieme né dai singoli Paesi;

la Siria risulta essere il Paese con il più consistente stoccaggio di armi chimiche, in netto contrasto con la Convenzione del 1993 delle Nazioni Unite che mette al completo bando l’utilizzo di tali armi;

la Siria è uno dei cinque Paesi membri delle Nazioni Unite, insieme ad Angola, Corea del Nord, Egitto e Sud Sudan, che non hanno né firmato né ratificato la Convenzione di Parigi del ’93 sulla proibizione delle armi chimiche;

le Nazioni Unite, attraverso i loro ispettori, stanno agendo per accertare le responsabilità di questo atroce crimine;

l’Unione Europea, nell’incontro  informale dei Ministri degli Esteri di Vilnius,  è riuscita a superare le sue divergenze con una dichiarazione affidata all’Alto Rappresentante per la politica estera della UE che condanna l’uso delle armi chimiche, prevede il ricorso alla Corte penale internazionale contro i responsabili, ribadisce la necessità di attendere il rapporto degli ispettori Onu e le deliberazioni del Consiglio di Sicurezza, come l’Italia ha sostenuto sin dall’inizio della crisi siriana;

condividendo la posizione espressa dalla ministra degli esteri Emma Bonino secondo la quale non dovremmo mai perdere di vista due riferimenti irrinunciabili: il diritto internazionale, e quindi l’imprescindibilità di una decisione a livello di Nazioni Unite, e gli interessi nazionali, fra cui quello di garantire pace e stabilità e diritti umani allo stesso tempo, promuovendo le azioni opportune ad evitare un’escalation, e ad ottenere la fine dei crimini e delle violenze privilegiando i mezzi diplomatici;

ritenendo che la guerra sia sempre l’ultima istanza, e che la condizione giuridica necessaria di un’autorizzazione delle Nazioni non garantirebbe da sola la condizione sufficiente dell’efficacia dell’intervento, non potendo essere sottovalutati i rischi che un’azione militare comporterebbe per la stabilità della regione mediorientale, con la prospettiva di ancor più drammatici sviluppi e con perdite gravissime di vite umane;

riconoscendo, in particolare, l’opportunità di tutelare le minoranze religiose, tra cui, ma non soltanto, quella cristiana in Siria, che pagherebbero particolarmente un’escalation militare;

evidenziando la posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo che porta inevitabilmente il nostro Paese a giocare un ruolo importante qualora l’ONU decida di intervenire in Siria e ad essere particolarmente esposto anche geograficamente nel Mediterraneo, crocevia delle flotte militari in azione;

avendo come obiettivo imprescindibile e finale l’affermazione in Siria di democrazia, libertà e diritto;

impegna il Governo

a farsi promotore  di un’azione affinché il Consiglio di sicurezza dell’ONU  imponga a tutti i contendenti, privilegiando le vie politico-diplomatiche, avendo cura dell’incolumità della popolazione civile e dei rischi oggettivi di escalation nell’area, sulla base dell’Art. 39 della Carta, un cessate il fuoco che a sua volta dovrebbe permettere la ricerca di una soluzione politica;

ad operare affinché l’Unione Europea continui a parlare con una voce sola e a ricercare una soluzione, che può essere resa possibile esortando i Paesi vicini alle parti antagoniste della drammatica guerra civile, tra i quali anche Iran e Russia da un lato, Turchia, Arabia Saudita e Qatar dall’altro,  ad esercitare un’azione di convincimento perché rinuncino al loro obiettivo massimo di eliminazione totale dell’avversario e accettino un compromesso che garantisca tutte le diverse presenze, comprese le minoranze;

a individuare, nell’ambito dell’opposizione siriana, i soggetti politici e i movimenti ispirati a valori democratici, distinguendo tra essi e formazioni fondamentaliste e potenzialmente ispiratrici di regimi autoritari e di ulteriori violazioni dei diritti umani;

a partecipare alla definizione di una cornice politica e diplomatica che abbia il fine di avviare un processo democratico volto al riconoscimento dei diritti umani e all’eliminazione definitiva dell’arsenale chimico siriano, affinché non si abbiano a ripetere mai più in futuro simili atrocità;

a fare pressioni perché la Siria e gli altri quattro Paesi che ancora non lo hanno fatto firmino e  ratifichino la Convenzione di Parigi del 1993 che mette al completo bando l’utilizzo di tali armi;

a continuare a sostenere, come obiettivo dell’azione della Unione Europea in seno alle Nazioni Unite, il conseguimento del seggio europeo nel Consiglio di Sicurezza.

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