martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Abu Mazen all’Onu: “L’ora della pace è suonata”
Pubblicato il 27-09-2013


abu mazenNew York – 26 Settembre
Accade a volte, seppur di rado, che si abbia, chiara, la sensazione di trovarsi di fronte ad un momento storico. Uno di quei momenti che resteranno scritti in migliaia di libri. Questo è stato il giorno in cui, di fronte all’Assemblea Generale, ormai quasi un anno fa, il 29 novembre del 2012, con una votazione a larghissima maggioranza (a parte le ovvie eccezioni degli Stati Uniti, di Israele e di un’altra trascurabile manciata di stati) la Palestina è stata riconosciuta indirettamente come Stato dalle Nazioni Unite.

Oggi, a quasi un anno di distanza, Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, siede finalmente sulla sedia bianca del podio dell’ONU, privilegio accordato solo ai capi di Stato. È il primo presidente palestinese non costretto ad aspettare in piedi per parlare, come faceva Arafat. Per la Palestina è arrivato, dunque, il momento di sedere su quella sedia, ma non il giorno della pace. La finestra della pace, anzi, come ricorda lo stesso Abu Mazen nel suo discorso, va assottigliandosi, e l’impressione è che se non si coglie quest’ultimo momento per concludere una seppur fragile bozza di trattativa, la strada verso un soluzione del conflitto possa sfumare ancora una volta.

Da una parte Israele, che nell’ultimo anno ha intensificato una politica aggressiva nei confronti della popolazione palestinese soprattutto attraverso la costruzione di nuove colonie, forse proprio per reagire al riconoscimento considerato inaccettabile. Dall’altra, il rinforzarsi di Hamas che, visto lo stallo dei negoziati, appare come l’unica forza concreta in grado di opporsi ad Israele, a fronte della strada dei due stati perseguita dall’OLP di Abu Mazen almeno fin dal 1988.Un lunghissimo applauso accoglie Mahmud Abbas, vero nome di Abu Mazen, che inizia il suo discorso ringraziando l’Assemblea, per aver perseguito, con la sua decisione di un anno fa, “giustizia, pace e diritto” ribadendo, l’ennesima volta, il rifiuto nei confronti dell’occupazione israeliana.

Una decisione che, ricorda il presidente palestinese, fa ancora sperare che “la giustizia sia possibile e ci sia ancora spazio per la speranza”. Non è certo il riconoscimento come Stato, da solo, a poter risolvere la difficile situazione che caratterizza l’area, con lo Stato ebraico sempre più sul piede di guerra, a lato di un conflitto siriano sempre più sanguinoso. Proprio per questo, Abu Mazen sembra affrettarsi ad assicurare che, in alcun modo, la posizione della Palestina è quella di delegittimare lo Stato di Israele ma, al contrario, quella di “consacrare” la legittimità di una realtà esistente, lo Stato di Palestina, con capitale Gerusalemme Est e per confini quelli precedenti alla guerra del ’67. Due richieste che difficilmente verranno soddisfatte.

Abbas propone la pace entro 9 mesi, ricordando come la Palestina abbia già compiuto il suo passo più coraggioso accettando la soluzione dei “due popoli, due stati”, che limita lo Stato palestinese al 22% del territorio originario e che ha significato, in seno all’OLP, una perdita di consenso mai completamente recuperato, con una conseguente progressiva crescita di Hamas. Intanto, nonostante il nuovo status della Palestina, le violenze dell’occupazione sono continuate, anzi in alcune fasi anche peggiorate. I profughi aumentano a causa dei nuovi piani di colonizzazione e dell’espropriazione dei territori. “Esiste al mondo – si e ci chiede Abu Mazen – un popolo che meriti più di quello palestinese la fine di questa occupazione e la realizzazione di una pace immediata […] di ottenere giustizia, come tutti i popoli del mondo […] e che abbia più bisogno di sicurezza?”.

Un applauso ancora più lungo e commosso saluta il presidente palestinese all’uscita dall’aula, mentre risuonano ancora le sue ultime parole: “l’ora della libertà per il popolo palestinese è suonata. L’ora dell’indipendenza della Palestina è suonata. L’ora della pace è suonata”.

Costanza Sciubba Caniglia

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Commenti all'articolo
  1. Speriamo che lui l’abbia sentita, di solito la dirigenza palestinese e sorda e come diceva Aba Eban non perde mai l’occasione per perdere una buona occasione
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari fed. di Torino

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