lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Al teatro Sala Uno di Roma si replica con “Nozze di Sangue” di Garcia Lorca
Pubblicato il 27-09-2013


Garcia Lorca-teatro

Era nato 115 anni fa. A soli 38 anni fu fucilato dalla barbara mano della dittatura franchista. Un tragico epilogo, di cui forse, uno dei suoi capolavori, Nozze di Sangue fu presagio. Garcia Lorca torna a rivivere sul palcoscenico del teatro Sala Uno di Roma, dove il regista Antonio Nobili mette in scena il cuore della produzione di Lorca, la Trilogia “Nozze di sangue”, “Yerma’ e “Casa di Bernarda Alba”. Il debutto della kermesse dedicata al poeta spagnolo che occupa un posto nell’Olimpo della letteratura iberica è stato lo scorso 16 settembre. In Nozze di sangue della regia di Nobili si può leggere tra le righe il dramma di una sensibilità repressa, una sensibilità diversa, che la società bigotta e maschilista della Spagna franchista voleva soffocare. Archetipi. Dramma, passione, amore rifiutato, vendetta, morte. I drammi della vita di Lorca che si rispecchiano nell’opera messa in scena dagli attori con una partecipazione vissuta sulla pelle.

Lo spettatore viene, infatti, trascinato nel vortice delle emozioni e nella vertigine del succedersi serrato degli avvenimenti attraverso la tragicità di una storia semplice. La drammatica parabola prende avvio con una madre (Cristina Frioni) ancora sconvolta per la morte violenta di un figlio e del marito, avvenuta alcuni anni prima. L’isteria della donna, che emerge a tratti come un fiume carsico, si tramuta in una porta che insinua la paura, paura per il figlio (Lorenzo Guerrieri), il figlio che le è rimasto. Paura che diventa presagio. Il giovane uomo si appresta, infatti, a sposare una donna avvenente (Margherita Caravello). C’è il sospetto che lei possa essere stata “disonorata” da un precedente fidanzato, Leonardo (Alessio Chiodini), un parente degli uomini che hanno ucciso il padre e il fratello dello sposo. Proprio tra Leonardo e la sposa si riaccende la passione mai sopita, fino a trasformarsi in desiderio che acceca e che, il giorno delle nozze, porta alla fuga dei due. Sullo sfondo le figure della Luna (Alessia Sala), della Notte (Riccardo Merlini) e della Morte (Sara Signoretti) che aleggiano sul destino ormai segnato dei protagonisti: i tre attori bene interpretano le incarnazioni del dolore e del lutto, aggiungendo un alone di surrealismo alla vicenda. Un dramma che si sviluppa sullo sfondo di una società maschilista che vuole schiacciare la donna, e con lei la femminilità, annullandola nel ruolo di moglie e madre. Una sensibilità passionale che vuole venire fuori, come l’omosessualità di Lorca, che vuole vivere, avere corpo ed esprimersi.

Lo spettacolo “115 anni di Federico Garcia Lorca” diventa dunque un’occasione per parlare di omosessualità, in un momento in cui il tema torna alla ribalta della cronaca e della politica. Sono passati 115 anni dalla nascita del poeta, ma c’è ancora chi, nel Parlamento italiano definisce l’omosessualità come una malattia. Una storia che parla ancora, dunque, la lingua del presente. Una rassegna, prodotta da Teatro Senza Tempo Produzione Spettacoli Teatrali e patrocinata dal Governo Spagnolo e il Ministerio de Asuntos Exteriores y de Cooperation, dalla Fundacion Garcia Lorca, da Biblioteche di Roma, con il supporto di Libreria Spagnola di Roma, Arcigay Italia, Circolo Mario Mieli e Media Partner Teatro.org. Si replica lunedì 30, presso il Teatro Sala Uno. Tutto il ricavato verrà devoluto al Reparto di Diabetologia infantile di Tor Vergata.

Morvarid Vaziri

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