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Opinioni e commenti
 

Bollette energetiche, l’Italia ha i costi più alti dell’Ue. Colais (Psi): «Una rapina»
Pubblicato il 18-09-2013


Energia caraNonostante il prolungato e difficile momento di recessione, con il conseguente calo dei consumi, la bolletta energetica italiana è sempre fonte di sorprese. Secondo un dossier pubblicato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile i costi per l’energia in Italia sono i più alti dell’Unione europea: i prezzi del gas sono superiori del 24-35% rispetto alla media europea, mentre la bolletta dell’energia elettrica, per famiglie e imprese, contiene costi più elevati del 18% rispetto alla media Ue. Avanti! ne ha parlato con Giovanni Colais, responsabile energia del Psi che spiega cosa c’è dietro il caro-bolletta.

Colais, hai definito le bollette «una quasi rapina». Perché?

Innanzitutto in Italia il prezzo dell’energia elettrica – sulla borsa – è maggiore di circa il 30-40% rispetto ad altri Paesi europei, come per esempio Francia e Germania. Questo gap, oltre a incidere sulle tasche dei consumatori, rende meno competitive le nostre aziende.

Da cosa dipendono queste tariffe così alte?

Certamente dipendono dalle problematiche relative alla composizione strutturale del nostro settore energetico, ma anche dalla formazione del prezzo sui mercati elettrici e del gas, nonché dai privilegi e le rendite di cui godono i produttori.

Per esempio?

È esplicativo quanto successo sul mercato elettrico nel 2012. Il robusto incremento della produzione fotovoltaica nel corso dell’anno, ha fatto sì che nelle ore di punta (quelle a maggior solarizzazione 10-13) il prezzo dell’energia elettrica scendesse, ma i produttori da fonte tradizionale (termoelettrica) per recuperare i mancati guadagni di quelle ore, hanno spinto verso l’alto i prezzi nelle ore serali. Questo è stato possibile, evidentemente, perché il prezzo dell’elettricità sul mercato si può facilmente manipolare.

Cosa pensi in merito alle liberalizzazioni e privatizzazioni sviluppatesi negli ultimi anni?

L’andamento delle tariffe nei settori pubblici liberalizzati è indicativo di come questi processi non hanno dato luogo agli effetti sperati. Negli ultimi dieci anni (2002-2012 ) il gas è aumentato del 60%, l’energia elettrica del 42%, i pedaggi autostradali del 48%, i trasporti ferroviari del 48%, l’acqua del 78% e così via, a fronte di un’inflazione cresciuta del solo 24%.

Secondo te, dove e come si può agire per modificare lo status quo?

In primo luogo manca una campagna di informazione a livello generale. La stampa e i media tendono a parlare dell’argomento solo quando qualcuno è interessato a far sì che la notizia venga divulgata. E poi il problema va affrontato da un punto di vista politico, ma è davvero molto difficile. Troppi gli interessi implicati.

Silvia Sequi

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