sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Bologna: continuano le polemiche all’accademia delle Belle Arti
Pubblicato il 14-09-2013


Roversi-museo-BolognaNon c’é pace sotto le due torri. Dopo la denuncia di presunti appalti irregolari per oltre 500.000 € affidati dall’ex presidente Fabio Roversi Monaco, ora rinominato in tale incarico dalla ministra Maria Chiara Carrozza dopo una pausa di un mandato, sono le procedure che hanno portato alla nomina dello stesso a scatenare ulteriori polemiche. E’ ancora una volta il rappresentante uscente dello stesso ministro nel consiglio di amministrazione Alberto Agazzani che racconta di gravissime irregolarità messe in atto per riportare Roversi Monaco in Accademia; irregolarità immediatamente segnalate al ministro, insieme ad una relazione che evidenziava alle ben note vicende degli appalti “famigliari” di Roversi Monaco durante i suoi precedenti mandati.

Occorre sapere che il presidente viene nominato direttamente dal ministro dell’Istruzione e scelto fra una terna di nomi forniti al ministero dal Consiglio Accademico e dalla Consulta degli studenti. In corsa per quella poltrona vi erano Fabio Roversi Monaco, lo storico dell’arte 82enne Andrea Emiliani, il dirigente comunale Mauro Felicori ed il presidente uscente Alessandro Fiumi.

Il regolamento prevede che i candidati debbano presentare la propria candidatura attraverso un regolare curriculum vitae firmato in originale e, nel caso il candidato sia dipendente di un altro ente pubblico, di una liberatoria da parte dell’ente di provenienza (questo per evitare che una volta nominato il presidente si trovi in condizioni di incompatibilità); tali curricula dovranno poi essere presentati dal direttore, in questo caso Mauro Mazzali (già in tale posizione ai tempi della presidenza Roversi Monaco) e analizzati dal Consiglio Accademico e dalla Consulta degli studenti, onde individuare i tre nominativi da presentare al ministro.

Da un’indagine condotta da Agazzani, infatti, risulta che il curriculum di Felicori risultasse sprovvisto del via libera del Comune di Bologna, dove lo stesso è dirigente e che Andrea Emiliani ha presentato un’insolita e ampollosa “Proposta di autobiografia” di ben 10 pagine invece di un regolare curriculum. Ma non solo. In seguito a l’audizione di Rosetta Della Polla, rappresentante degli studenti presente alla riunione che ha licenziato la terna da presentare al ministro, il vicepresidente ha appreso che nessuno dei curricula risultava firmato, benché regolarmente protocollato, e che quello di Alessandro Fiumi, regolarmente firmato, le era stato inviato graffettato in mezzo ad una comunicazione amministrativa che ne ha resa invisibile la presenza. Della Polla, infatti, ha dichiarato a Fiumi ed Agazzani di non essere mai stata a conoscenza della candidatura di Fiumi, il cui curriculum non é mai stato presentato dal direttore Mazzali né tantomeno discusso, e che quindi si è naturalmente adeguata alla terna di nomi inevitabilmente presentata agli organi deliberanti. Alla richiesta del legale rappresentante Fiumi di copia della registrazione audio della seduta del Consiglio Accademico il direttore amministrativo Alessandro Blancato prima ne nega sorprendentemente l’accesso, adducendo per iscritto a motivazioni prive di fondamento giuridico, poi, a polemica esplosa, improvvisamente ne invia copia, dall’ascolto della quale si trova conferma di quanto denunciato da Della Polla.

Agazzani scopre poi che in maniera del tutto insolita i 3 curricula prima protocollati sprovvisti di firma risultano improvvisamente firmati, lasciando sospettare che siano stati irregolarmente sottoscritti, quindi modificati, dopo essere stati protocollati. Il tutto senza che il direttore amministrativo dell’Accademia Blancato, ossia colui delegato a vigilare sulla regolarità degli atti, muovesse osservazioni di sorta. Di tutto ciò il rappresentante ministeriale mette a conoscenza il ministro, che nonostante tutto e senza alcun approfondimento sui fatti segnalati, procede imperterrita alla nomina dell’ex collega rettore Roversi Monaco.

Agazzani racconta che, prima di scrivere al ministro, aveva cercato ripetutamente ma invano di contattare il sottosegretario di Stato competente, il bolognese Gian Luca Galletti (Udc), anche in seguito ad una visita che Galletti stesso avrebbe effettuato in Accademia accompagnato dal direttore Mazzali la sera dopo una  cena, mai smentita, tra il sottosegretario, Mazzali ed il candidato Roversi Monaco. Agazzani, che dichiara di non essere mai stato interpellato né dal sottosegretario né tantomeno dal ministro Carrozza, scopre poi che la moglie del Galletti, Cristina Franchi, è da anni strettissima collaboratrice di Roversi Monaco, prima alla Fondazione Caribo ed ora presso il Museo della Città a Palazzo Fava, gestito dalla fondazione bancaria e presieduto nuovamente dall’ex Magnifico Rettore.

Ma le sorprese non finiscono qui. Il vicepresidente scopre altro, che stavolta riguarda il direttore Mazzali, ossia colui che avrebbe dovuto illustrare e discutere i curricula dei candidati, che lo lega a doppio filo a Roversi Monaco. Il Mazzali, infatti, risulta da anni membro del “Consiglio d’indirizzo” della Fondazione Caribo, e come tale evidentemente retribuito; quella stessa fondazione, allora presieduta dall’onnipresente Roversi Monaco, che gli aveva ospitato e finanziato l’unica mostra e l’unico catalogo (contenente foto del figlio Stefano Mazzali) di rilievo dedicati alla sua attività di scultore.

Agazzani rivela, poi, profonde divergenze fra la direzione Mazzali e la rigorosa e virtuosa linea amministrativa imposta dal presidente Fiumi e che “gli ha permesso di ripianare la voragine di bilancio ereditata dalla precedente amministrazione Roversi Monaco-Mazzali, senza compromettere minimamente le attività didattiche dell’istituto.” “Il Cda – prosegue il rappresentante del ministero – si è unanimemente opposto più volte a dispendiosi progetti proposti da Mazzali, non ultimo quello, caldamente sostenuto dal direttore, che riguarda una serie di velleitarie iniziative in Brasile, ritenute da tutti i consiglieri di secondaria importanza rispetto alle urgenti emergenze strutturali e di sicurezza per gli studenti dell’istituto. Senza parlare del tentativo, sempre del Mazzali, di innalzare ulteriormente il già elevato numero di cattedre esterne, spesso affidate spesso senza concorso alcuno, contravvenendo le chiare indicazioni di riduzione già pervenute dal Ministero e da noi recepite già dall’inizio del nostro mandato nel 2010”.

In tutta questa complessa vicenda emergono poi più o meno velate “intimidazioni”, così le ha definite l’interessata, denunciate da Elisa Tebaldi, rappresentante degli studenti nel Cda, ai colleghi consiglieri ed al presidente Fiumi; intimidazioni che, conferma Agazzani, la studentessa dichiara di aver subito in varie occasioni da parte di suoi docenti dopo essersi opposta al “progetto Brasile” tanto amato dal Mazzali. Anche questo, ricorda Agazzani, rientrerà nel fitto dossier che si appesta ad esporre alla Procura della Repubblica bolognese, che ci si augura faccia chiarezza su questa vicenda.

Ugo Guffanti

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Commenti all'articolo
  1. Leggo con tristezza dell’ennesimo caso di italici maneggi.
    Maneggi che hanno luogo nelle sedi dove andrebbero tutelate la qualità della formazione, il senso dei programmi, gli obbiettivi formativi per gli studenti.
    Leggo ma rido anche della battaglia del povero Agazzani, che denuncia tardivamente cose note, con una tempistica che è già di per sé eloquente. la questione delle firme dei curricula, cui si attacca a corredo delle sue denunce sugli appalti poco chiari fanno davvero ridere e denotano da parte sua e di Fiumi la misconoscenza completa delle dinamiche accademiche contro cui si scagliano. Roversi Monaco ed Emiliani non mancano certo di titoli scientifici per concorrere al ruolo di presidente, anzi, entrambi ne posseggono assai di più della coppia Fiumi Agazzani, che sventaglia la propria moralità ma i cui titoli a garanzia dell’idoneità a coprire i due posti cui la Gelmini li destinò a suo tempo è tutta da verificare. Ed è questo ciò che rende triste la vicenda e che azzoppa questa denuncia fatta sui giornali solo al momento della scadenza delle loro nomine. Fa anche specie pensare che se il Ministro Carrozza ed il governo cui appartiene intendeva rinominare Roversi, poca differenza avrebbe importato l’inclusione di Fiumi nella terna, tanto la scelta non sarebbe cambiata perchè la corsa a titoli pendeva in modo schiacciante a favore di Roversi, nel cui percorso professionale questa accademia pare del tutto marginale dati i suoi incarichi pregressi. Finirà tutto nel solito polverone nel quale i due, Fiumi ed Agazzani, si troveranno pure loro a doversi giustificare di un qualcosa di mica troppo fondato, dei loro titoli reali e mancati per sedere dove sono stati. tutti gli attori di questa vicenda sono solo figure di varia statura che fanno leva sulla politica per muoversi ed agire professionalmente, e che ricoprono od hanno ricoperto cariche che dovrebbero essere attribuite per meriti scientifici e non per poteri o legami politici. purtroppo anche stavolta i moralizzatori non han no le carte in regola per fare la morale ai peccatori, come sempre in Italia.

    • Non voglio e non posso entrare nelle dinamiche che hanno portato il ministro Gelmini alla nomina dell’architetto Fiumi a presidente dell’ABABO. Per quanto mi riguarda il ruolo di Rappresentante del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca la legge prevede che la nomina avvenga fiduciariamente da parte del ministro tra persone esperte del settore e “di chiara fama”, caratteristiche queste che, piaccia o no, lo scrivente può vantare (basta scorrere il mio curriculum, gli incarichi ricoperti – compresa la direzione di un importante museo -, le oltre 300 mostre curate e l’elenco delle più di 130 pubblicazioni). Tra l’altro avevo ricoperto lo stesso incarico all’Accademia di Belle Arti di macerata, quindi non si trattava nemmeno di una novità. Non capisco, quindi, le ridicole illazioni di tal Gabriele Ferretti, al quale consiglio d’informarsi meglio.
      Riguardo alle illazioni sulla tempistica, gli ricordo che non appena venuti a conoscenza della vicenda degli appalti “famigliari” il Cda dell’ABABO ha immediatamente provveduto a depositare un esposto presso l’autorità competente (Autority di Viglilanza sugli appalti Pubblici), che infatti ha immediatamente aperto un fascicolo con annessa inchiesta. Che dovevamo fare di più? Successivamente, visti i tempi dell’Autority e gli accadimenti recenti, ho provveduto ad inviare una relazione/esposto al ministro Carrozza e, ancora successivamente, alla Procura della Repubblica. Non capisco quindi cosa vi sia stato di manchevole o sospetto nel nostro e mio operato. Tra l’altro è notoria da tempi tutt’altro che sospetti la mia irrevocabile indisponibilità a ricoprire il mandato di vocepresidente per un altro triennio: già dato, grazie. Ho prestato il mio “servizio civile” per tre anni (con un emolumento di ben 450 € circa l’anno!!!), contribuendo a ripianare il quasi milione di euro di buco di bilancio ereditato da Roversi Monaco in un periodo di tagli eccezionali alle dotazioni dell’Istituto. Il tutto senza influire minimamente sulla formazione degli studenti e le loro attività, che addirittura sono state incrementate, così come abbiamo provveduto a rimettere in sicurezza aule e laboratori, ereditati in condizioni di inaccettabile (ed insicuro per gli studenti) degrado. Ma non solo: siamo anche riusciti, con un investimento straordinario, a portare a Bologna un prestigioso e ambitissimo Corso di Restauro, per conquistare il quale ci siamo impegnati in investimenti molto onerosi per adattare le aule e dotarle delle più alte tecnologie, così come richiesto dal Ministero. L’architetto Fiumi (e con lui tutto il Cda che lo ha seguito, ad eccezione ovviamente del direttore Mazzali, sempre all’unanimità) ha avuto l’unica “colpa” di amministrare l’ABABO con rigore, coraggio e trasparenza, scardinando sistemi d’interesse personali che, ovviamente, gli sono costati l’inimicizia e la conseguente vendetta di baroni e baronetti. A favore di chi li ha beneficiati e continuerà a farlo sulla pelle degli studenti e con buona pace della loro formazione. Per quanto riguarda il citato prof. Emiliani, 82enne, non è superfluo ricordare che lo stesso è stato condannato in via definitiva a risarcire lo Stato di decenni di canoni di locazione versati in maniera simbolica (poche decine di euro al mese per un grande appartamento annesso alla Pinacoteca Nazionale e di proprietà del Ministero dei Beni Culturali). Nessuno può verosimilmente mettere in discussione l’altissimo spessore culturale del prof. Emiliani. Ma su quello etico…

  2. Immagino che anche questa sentenza del TAR di Bologna sia frutto della mente malata di acclarati mitomani. I favori di Roversi Monaco verso l’amico Mazzali sono qui riconosciuti in maniera inequivocabile e ci sono costati ( a noi, ora) ben 2.000 €. Che si sarebbero molto meglio spesi per quella didattica che sta tanto a cuore a quel tale…

    N. 00608/2013 REG.PROV.COLL.

    N. 00644/2010 REG.RIC.

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

    (Sezione Prima)

    ha pronunciato la presente

    SENTENZA

    sul ricorso numero di registro generale 644 del 2010, proposto da:
    Adriano Baccilieri, rappresentato e difeso dall’avv. Claudio Cenacchi, con domicilio eletto presso Claudio Cenacchi in Bologna, via delle Tovaglie 5;

    contro

    Fabio Alberto Roversi Monaco Presidente Accademia Belle Arti Bologna;
    Accademia Belle Arti di Bologna, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Bologna, via Guido Reni 4;

    nei confronti di

    Cesare Pacitti, Luca Caccioni, Gianni Gosdan, Giuseppe Cavallini, Giuseppe Andreani, Salvatore Fenu;

    per l’annullamento

    – del decreto del presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna 24 maggio 2010 n. 4608, avente ad oggetto la riconvocazione delle elezioni per il direttore dell’Accademia per il triennio 2010-2013;

    – nonché di ogni altro atto ad esso antecedente o conseguente;

    Visti il ricorso e i relativi allegati;

    Visto l’atto di costituzione in giudizio di Accademia Belle Arti Di Bologna;

    Viste le memorie difensive;

    Visti tutti gli atti della causa;

    Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 luglio 2013 il dott. Alberto Pasi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

    FATTO e DIRITTO

    Il ricorrente prof. Baccilieri rappresenta di avere presentato la propria candidatura per la nomina a Direttore della Accademia di Belle Arti di Bologna, in concorrenza con il prof. Pacitti e con il prof. Mazzali, direttore uscente, ineleggibile a norma dell’art. 24, comma 2, dello Statuto, per avere già svolto due mandati.

    Con ricorso R.G. 1011/09 il prof. Baccilieri impugnava l’ammissione del prof. Mazzali (impugnata anche dal prof. Pacitti) e la propria esclusione per difetto di espressa accettazione del sistema e del procedimento elettorale ex art. 3 lett. c) del Regolamento elettorale, disposta dalla competente Commissione elettorale nelle sedute del 13 e 16 luglio 2009.

    In accoglimento di altro ricorso proposto dal prof. Pacitti veniva annullata la ammissione del prof. Mazzali, con sentenza 3188/09 di questo T.A.R. confermata in appello (sentenza 2235/10 del Consiglio di Stato).

    In esecuzione del giudicato il Presidente della Accademia riconvocava le elezioni senza ammettervi il prof. Mazzali e confermando l’esclusione del ricorrente, con l’impugnato decreto 24.5.2010, n. 4068, a carico del quale si lamenta violazione della competenza esclusiva della Commissione elettorale “a decidere … sulla regolarità delle candidature” (art. 5, comma 4, lett. a), del Regolamento elettorale), nonché la natura formale e quindi emendabile della omessa dichiarazione di accettazione della procedura, da parte del medesimo prof. Baccilieri.

    Resiste l’Accademia.

    Rileva il Collegio che l’impugnato decreto 24.5.10, n. 4068, del Presidente dell’Accademia dispone la riconvocazione delle elezioni del direttore per il triennio 2010-2013 in conformità alle statuizioni del giudicato di annullamento (sentenza T.A.R. n. 3188/09 e Consiglio di Stato n. 2235/10) della elezione del prof. Mazzali.

    In tale situazione, il Presidente, per ottemperare correttamente al giudicato, aveva il dovere di rinnovare il procedimento elettorale emendandolo del solo vizio accertato dal giudicante, e cioè l’illegittima ammissione del candidato ineleggibile.

    Viceversa, sulla esclusione del prof. Baccilieri non si era formato alcun giudicato, eppertanto il medesimo non è stato ammesso alla nuova elezione, essendo ancora del tutto efficace l’esclusione decisa dalla Commissione elettorale, rispetto alla quale il decreto presidenziale contestato è atto meramente esecutivo e necessitato, non avendo il Presidente alcuna competenza a rimetterlo in discussione.

    Pertanto non si ravvisa in esso alcuna violazione, ma anzi la pedissequa attuazione, delle prerogative esercitate dalla Commissione elettorale.

    Tuttavia, proprio in ragione del nesso di strettissima consequenzialità esistente tra la primigenia esclusione del prof. Baccilieri da parte della Commissione elettorale e la convocazione delle elezioni senza la partecipazione del medesimo, l’annullamento della prima con sentenza 567/13, passata in decisione alla odierna pubblica udienza, determina il travolgimento automatico della seconda (comunque illegittima, sia in via derivata che in via diretta per le condivisibili ragioni di cui alla citata sentenza).

    Il ricorso deve quindi essere accolto.

    Le spese seguono la soccombenza.

    P.Q.M.

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna (Sezione Prima)

    definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla l’atto impugnato, salvi gli ulteriori provvedimenti.

    Condanna l’Accademia alla rifusione delle spese di lite che liquida in € 2.000 (euro duemila) oltre I.V.A. e C.P.A. in favore del ricorrente.

    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

    Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 4 luglio 2013 con l’intervento dei magistrati:

    Alberto Pasi, Presidente FF, Estensore

    Italo Caso, Consigliere

    Giovanni Sabbato, Consigliere

    IL PRESIDENTE, ESTENSORE

    DEPOSITATA IN SEGRETERIA

    Il 20/09/2013

    IL SEGRETARIO

    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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