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Opinioni e commenti
 

Caso Berlusconi, Buemi (Psi): «In caso di dubbi interpretativi della legge Severino sarebbe utile sottoporla al vaglio della Corte costituzionale» 
Pubblicato il 02-09-2013


Berlusconi-BuemiLa recente apertura di Luciano Violante nel prefigurare un eventuale ricorso alla Consulta per risolvere i dubbi sulla legittimità della legge Severino – quella che disciplina l’incandidabilità e la decadenza dei politici eletti con sentenza, anche non passata in giudicato – ha condotto alcuni senatori piemontesi del Pd a chiedere un «confronto, anche aspro, tra posizioni diverse» con l’ex presidente della Camera. L’incontro pubblico si è tenuto ieri pomeriggio, in una sede del Pd a Torino, e ha visto anche la partecipazione di Enrico Buemi, senatore socialista – nonché membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari – tra i dieci senatori firmatari della lettera inviata a Violante. «La questione della decadenza è politica, ma anche giuridica, in quanto non dobbiamo avere la frenesia del risultato. Quello che importa è il risultato, e quest’ultimo è definito dalla legge. Ora bisogna definire l’ultima parte: l’interdizione dai pubblici uffici di Silvio Berlusconi» ha dichiarato l’esponente socialista durante il suo intervento al meeting.

Senatore Buemi, un incontro positivo quello di ieri con Luciano Violante?

Sì, è stato un dibattito utile perché ha fatto emergere, all’interno del Partito democratico, una discussione di merito sul garantismo che fino a oggi non c’è stata.  A mio avviso, un tempo la sinistra era garantista, ora questo spirito si è perso. E va recuperato.

Quale la posizione dell’ex presidente della Camera in merito alla spinosa situazione della decadenza di Silvio Berlusconi? 

Violante non ha dubbio alcuno sulla decadenza del senatore Berlusconi. La discussione non è sul merito, ma sul metodo. L’esponente democratico sostiene inoltre che se vi sono degli spazi di verifica, chi intende percorrerli è libero di farlo. Secondo me il Pd deve avere la capacità di discutere su posizioni diverse.

Quale, invece, il suo giudizio sulla vicenda?

Non posso esprimere un giudizio di merito prima che la Giunta inizi i suoi lavori (il prossimo 9 settembre, ndr) e li concluda. La Giunta non ha il compito di verificare il merito della sentenza di condanna, ma è chiamata ad applicarla. Inoltre, secondo la Costituzione italiana il pronunciamento di decadenza viene espresso dalla Camera di appartenenza, in questo caso il Senato, attraverso un’azione preliminare della Giunta. Se la Giunta dovesse rilevare che vi sono dei dubbi interpretativi della norma – ad oggi applicata solo in casi di pubblici amministratori e mai nei confronti di parlamentari – secondo me sarebbe utile che questa venga sottoposta al vaglio della Corte costituzionale.

Se nel frattempo la Corte d’Appello di Milano provvedesse a emanare la parte della sentenza relativa all’interdizione dai pubblici uffici nei confronti di Berlusconi? 

Sarebbe la cosa più utile ed efficace. E soprattutto inequivocabile.

C’è poi la questione della retroattività della legge Severino che si pone in termini di interpretazione, e che ha sollevato una serie di dubbi tecnico-giuridici sui quali è in corso un confronto che vede coinvolti giuristi e costituzionalisti di una certa autorevolezza.

Sì, il problema di interpretazione non è solo sul caso specifico di Silvio Berlusconi, ma anche per quelli futuri. Ecco perché secondo me è necessario sottoporre la norma al parere della Consulta perchè la questione, ripeto, non riguarda solo l’ex presidente del Consiglio. Ma anche la futura applicazione di una norma, dunque di una legge dello Stato.

Silvia Sequi

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