martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Catalogna per l’indipendenza. “Ma la Lega xenofoba stia lontana da noi”
Pubblicato il 12-09-2013


Catalogna-indipendenzaCi sono tanti ‘11 settembre’, quello di New York, e quello del ricordo del quarantesimo anniversario della morte del Presidente del Cile Salvador Allende, ma l’11 settembre in Spagna, per la precisione in Catalogna ha un altro significato. La Catalogna festeggia la Diada Nacional ossia la festa del popolo catalano per ricordare l’11 settembre del 1714, quando Barcellona capitolò dopo un lungo assedio delle truppe borboniche e per la città iniziò un periodo di oltre un secolo e mezzo di occupazione militare, con la Catalogna che perse le sue istituzioni indipendenti.

È stata una Diada destinata a segnare una nuova accelerazione sulla ‘Via Catalana’ all’indipendenza della regione più ricca di Spagna, attraverso una catena umana lunga quasi 400 chilometri, colorata da un’immensa Senyera la bandiera catalana a strisce gialle e rosse. Se l’11 settembre dello scorso anno, con un milione e mezzo di persone in piazza aveva animato il dibattito politico spagnolo per mesi, garantendo alle imminenti elezioni regionali un successo per quei partiti che avevano fatto dell’indipendenza un programma di governo, questo 11 settembre segnerà la vita dei prossimi mesi del governo regionale di Arthur Mas, Presidente della Generalitat (Governo catalano) e leader del partito il democristian-liberale CiU (Convergencia i Uniò).

A qualche ora dalla catena umana organizzata dagli indipendentisti catalani a sostegno di un referendum secessionista, già annunciato nel programma di governo il presidente della regione è tornato ad affermare che “ogni soluzione passa per le urne”, confermando quello che per molti cronisti spagnoli relegavano nell’ambito della fantapolitica; lo svolgimento lo scorso 29 agosto di una riunione con il premier spagnolo Mariano Rajoy.
Il Presidente Mas ha dichiarato di “non vedere la volontà politica” da parte del governo nazionale di rispondere ai bisogni della Catalogna, ribadendo di voler proseguire il percorso legale per organizzare un referendum sull’autodeterminazione nel 2014.

Se Madrid continuerà ad opporsi alla volontà catalana, ha aggiunto Mas, “le prossime elezioni regionali del 2016 saranno un “plebiscito” con un programma che vedrà l’indipendenza e l’autodeterminazione del popolo catalano”. Una dichiarazione di intenti che supera quella di ERC, il partito-sorpresa della scorsa tornata elettorale, che ha spostato a sinistra il baricentro del parlamento catalano, sorpassando un disorientato PSC, il partito socialista catalano, spaccato tra i sostenitori della via catalana per l’indipendenza e i più moderati favorevoli a una soluzione federalista.

La catena umana ha scavalcato i confini della Comunità autonoma della Catalogna, in Italia la “via Catalana” è passata da Alghero, dove ha sede un distaccamento del governo catalano e nelle istituzioni nazionali con i parlamentari leghisti che, ignorando il significato della bandiera che indossavano sulla maglietta, hanno fagocitato in salsa padana la festa catalana, come confermano i catalani residenti in Italia. “Non ci piace, non ci piace per niente. La Lega – ci hanno spiegato – non si può appropriare di un sentimento che in Italia non esiste. Noi Catalani siamo un popolo, una nazione, con una storia, con una lingua, una cultura nazionale, in grado di rivendicare l’indipendenza”.

Una dichiarazione che segue quella del segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, “La Lega Nord sta dalla parte dei Catalani e vede il referendum per l’indipendenza dalla Spagna come un esempio. “Oggi siamo tutti Catalani”.
“Il nostro – risponde Elualia giovane imprenditrice catalana da anni in Italia – non è mai stato e non sarà un movimento xenofobo assimilabile alla Lega”.
’Indipendenza’ hanno gridato in Catalogna, ma indipendentemente dai nostri soliti leghisti.

Sara Pasquot

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