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Opinioni e commenti
 

Toscana 2013. Nencini: «Organizzazione formidabile e bella partecipazione»
Pubblicato il 30-09-2013


Mondiali ciclismo FirenzeA salire sul podio, non è solo il vincitore portoghese Rui Costa, ma anche la manifestazione stessa: il campionato mondiale di ciclismo, conclusosi ieri in Toscana, ha infatti rappresentato uno tra i principali eventi, secondo solo alle Olimpiadi e ai mondiali di calcio. A testimoniarlo sono i numeri che, con chiarezza e precisione, raccontano una manifestazione da record: quasi ottomila gli accreditati a diverso titolo da 113 Paesi differenti. Alle premiazioni ha partecipato anche Riccardo Nencini, leader socialista, già presidente del Comitato istituzionale, quello promotore che, in seguito all’elezione al Senato ha ricevuto la nomina di presidente d’Onore del mondiale di ciclismo. Avanti! ne ha parlato con lo stesso segretario del Psi, nonché presidente onorario della Federazione ciclistica toscana.

Segretario, da sempre sei appassionato di ciclismo. Quanto ha influito l’aver avuto come zio, Gastone Nencini, grande campione del pedale, noto come “Il Leone del Mugello”?

Diciamo che è stato l’incipit. Mi ha sempre affascinato il binomio fatica-coraggio/successo che si può trasferire alla parabola della vita: se fatichi, se hai coraggio, allora puoi raggiungere i risultati che ti sei prefissato.

Soddisfatto per l’esito di Toscana 2013, il più grande evento sportivo che si è svolto in Italia e nel mondo quest’anno?

Molto, e fino al 2020 sarà l’evento più grosso. Sono soddisfatto perché la Regione Toscana ha reagito bene, e poi perché è stato un evento globale sia per comunicazione che per la presenza delle squadre, meno per i risultati. Una partecipazione bella e un’organizzazione formidabile.

La Toscana è la regione che diede i natali a campioni del calibro di Gino Bartali che lo scorso lunedì è stato nominato “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme.

Gino Bartali fu un uomo coraggioso, un numero uno, un “uomo giusto”. Sulle due ruote e nella vita. Dieci anni fa, il figlio del campione, Andrea ci contattò. E ci fece visitare il convento di San Quirico ad Assisi che Bartali utilizzava come base per falsificare i documenti per consentire agli ebrei di avere uno status differente.

Silvia Sequi

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