domenica, 19 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dio Salvi Obama. Craxi: “In Siria manca una strategia”
Pubblicato il 02-09-2013


Obama-SiriaÈ combattuto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Combattuto come non mai nonostante cerchi di parlare con il tono del “Commander in chief” che, come lui stesso ha affermato, “prende decisioni”. I media statunitensi lo hanno definito il “guerriero riluttante”, una definizione che è piaciuta a molti ma che, forse, non coglie a pieno la natura del dilemma obamiano. La Siria è un terreno insidioso, minato. Su di essa si giocano sottilissimi equilibri e “convergenze parallele” difficili da comprendere attraverso schematiche categorie tanto care a certa stampa europea. Louay Safi portavoce della Coalizione Nazionale Siriana, gruppo di opposizione che cerca (malamente) di riunire la frastagliata galassia della ribellione, si è sbrigato a definire la decisione di Obama di rinviare tutto al Congresso come «un’assenza di leadership» da parte dell’Amministrazione americana. Forse. Eppure, sarebbe il caso di sfatare il mito del leader “superuomo”, dal sapore populista, che, impettito, decide in men che non si dica su temi così delicati. Se è vero che di fronte al massacro siriano il costo di vite umane dell’indecisione è altissimo, altrettanto vero è che i rischi che Obama deve valutare non sono cosa di poco conto, visto che le conseguenze di una mossa sbagliata potrebbero rivelarsi molto peggiori rispetto all’attuale situazione.

TAKE YOUR TIME – Forse proprio per questo ha preso tempo il presidente Obama. Il parlamento britannico, dal canto suo, si è mosso in una direzione comoda: ha rimandato tutto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dove, l’opposizione di Russia e Cina, rende, di fatto, impraticabile la via dell’intervento armato. Una sorta di “no grazie” diplomatico: un po’ come dire, “niente piazzate, siamo inglesi”. Ma, gli Usa sono in una situazione diversa. Fu proprio Washington ad ammonire alcuni mesi fa, di fronte ai massacri consumatisi quotidianamente in Siria, che “la pazienza era al limite” e che un eventuale uso di armi chimiche avrebbe rappresentato un Rubicone che avrebbe aperto la strada ad un intervento militare. Ma con quale prospettiva politica?

BOBO CRAXI: «MANCA DA PARTE USA IL TENTATIVO DI RIDISEGNARE UN ASSETTO PER LA SIRIA» – «La risposta di Obama agli avvenimenti siriani appare reticente se non addirittura insufficiente poiché manca una prospettiva sulle reali conseguenze di un eventuale attacco Usa» afferma Bobo Craxi all’Avanti! che continua la sua analisi affermando: «se è vero che con il presunto bombardamento chimico è stato oltrepassato il limite, la cosiddetta “linea rossa” tracciata dall’Amministrazione americana, è anche vero che non abbiamo visto da parte di Washington alcun tentativo di immaginare e ridisegnare un nuovo assetto per la Siria». Proprio qui risiede il punto critico. Il paradosso, dunque, è che l’eventuale azione militare non riflette un preciso disegno politico. E, come insegna Georges Clemenceau, «La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari». Del resto, sono in molti a sollevare dubbi all’interno dello stesso establishment militare statunitense circa un’effettiva efficacia dell’azione così come descritta da Obama. Non è detto, infatti, che un bombardamento con i missili tomahawk sia in grado davvero di distruggere la capacità chimica dell’esercito di Assad. Senza calcolare poi che un attacco missilistico lanciato da sottomarini e portaerei Usa che incrociano nelle acque della regione, se pur potrebbe concedere un po’ di respiro ai ribelli in affanno, implicherebbe il rischio che il regime possa in qualche modo uscire moralmente fortificato da un’eventuale inefficacia dell’azione militare.

I RIBELLI – Craxi continua la sua analisi affermando: «credo che ci sia bisogno di rilanciare quello che si chiama “soft power”, cioè la capacità di elaborare delle strategie politiche e non solo militari, guardando alle situazioni di crisi con realismo politico». Il responsabile Esteri del Psi afferma, rispetto a quanto accade oggi in Siria che come prerogativa per pianificare un intervento che sia politico prima che armato, «bisogna guardare le condizioni proprie che sono tipiche di quei territori». Craxi ricorda, infatti, che «il rapporto mantenuto negli anni con i regimi autoritari del mondo arabo è stato comodo sia per l’Occidente che per l’Europa: oggi, il loro rovesciamento ha determinato instabilità politica, aumento di guerre a bassa intensità che vanno inasprendosi oltre che l’affermazione di movimenti politici influenzati dai settori più estremisti e teocratici dell’Islam». Anche l’altalenante atteggiamento dimostrato dagli Stati Uniti verso i ribelli è indicativo in questo senso. Non è un caso, infatti, che Arabia Saudita e Qatar si siano spesi nel fornire armi e mezzi ai ribelli. Bastioni dell’Islam sunnita i due paesi del Golfo sono in prima fila nella lotta contro l’Islam sciita per affermare la loro egemonia sulla “Umma”, la comunità musulmana che si estende dal Marocco fino all’Indonesia. In passato, proprio i sauditi inviarono migliaia di estremisti nelle scuole coraniche pakistane mentre gli americani armavano i mujaheddin in Afghanistan per combattere contro i sovietici: sappiamo come è andata a finire e, per questo, Obama si guarda bene, oggi, dal ripetere gli stessi errori.

I GAS  – Tutta da chiarire rimane, infatti, anche l’intricata questione sulla reale paternità dell’atroce azione dello scorso 21 agosto che è costata la vita a migliaia di persone stroncate dai gas. Mentre Il segretario di Stato Kerry afferma che l’intelligence statunitense sarebbe in possesso di prove inconfutabili che dimostrano la responsabilità di Assad, gli ispettori delle Nazioni Unite hanno preso tempo prima di emettere il verdetto definitivo, senza il quale un’azione unilaterale Usa, nonostante tutte le differenze, potrebbe pericolosamente richiamare quanto avvenuto nel 2003 con l’invasione del’Iraq. Del resto solo gli ispettori Onu hanno avuto accesso alle zone colpite e, sicuramente, non si può fare affidamento sulle soltanto notizie diffuse dall’opposizione e dai ribelli attraverso il web, visto che la Siria è oggi un’area di conflitto off limits per reporter e giornalisti indipendenti. Il Commander in chief si trova dunque di fronte ad un complesso mosaico in cui ogni scelta nasconde un’insidia e la trappola è in ogni mossa, compresa l’inattività: God save Obama.

Roberto Capocelli

MAPPA – I siti dell’attacco chimico a Damasco (elaborazione Roberto Capocelli)

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento