domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

VIOLENZE IN VAL DI SUSA
Pubblicato il 03-09-2013


NoTav

Sui No Tav stiamo col giudice Caselli. C’è davvero un’assuefazione alla violenza, una tolleranza di radice ideologica, un lasciare correre e minimizzare che ricorda drammaticamente gli anni di piombo. Il risultato non sarà certo lo stesso, ma le premesse possono esserci. La denuncia del magistrato del ‘pericolo terrorismo’ e soprattutto l’avviso rivolto alla sinistra, che già in passato ha peccato di strabismo grave, ha ragioni precise. Esempi? Due freschissimi.

Il filosofo Gianni Vattimo, non contento di non aver condannato con sufficiente convinzione le azioni tutt’altro che ortodosse dei No Tav, un po’ di tempo fa si è avvalso delle sue prerogative di europarlamentare per andare a visitare un attivista ospite del carcere delle Vallette. Non bastasse, invece di condannare fermamente e pubblicamente gli assalti ai cantieri, scelse di farsi accompagnare da due militanti del movimento, indubbiamente ferratissimi sulla materia, spacciandoli però per ‘consulenti’. La ‘consulenza’ a tre col facinoroso incarcerato è stato è un comportamento davvero poco simpatico, oggetto di un’audizione dello stesso intellettuale da parte dei giudici torinesi a cui, evidentemente, non piace essere gabbati. Ma Vattimo non è un caso isolato.

Erri De Luca – almeno per noi – un ottimo scrittore, è sulla stessa linea. Evidentemente assistere agli scontri dei Non Tav con polizia e carabinieri, per uno che si è formato in Lotta Continua quando dare addosso al commissario Calabresi appena sospettato di aver avuto un ruolo nella strana morte dell’anarchico Pinelli, era considerata un’azione giusta e doverosa, lo ha fatto ringiovanire come d’incanto. Dunque il nostro è sceso in campo a dar manforte all’ala dura della contestazione e in un’intervista all’Huffington Post ha preso le difese dei due attivisti arrestati dalla polizia definendo con un’ironia incomprensibile, l’arsenale trovato nella loro auto a base di molotov, maschere antigas, fionde, cesoie, chiodi a quattro punte, ‘pericoloso materiale da ferramenta’. Insomma secondo il nostro è buono e giusto non limitarsi a strillare slogan e fare ‘sit in’ per sostenere le proprie ragioni come si usa nei Paesi civili e democratici, ma anche tagliare le reti di protezione per entrare nei cantieri, per sabotare e naturalmente fare anche un po’ di guerriglia.

Ma quello che davvero sconcerta nella posizione di De Luca – non diversa da quella di Vattimo – è l’assoluta indifferenza alle regole della democrazia liberale parlamentare, che è quella che governa il nostro Stato. Alla domanda se non trovasse strano combattere anche violentemente delle decisioni prese democraticamente, risponde:

“(La Tav) non è una decisione politica, bensì una decisione presa dalle banche e da coloro che devono lucrare a danno della vita e della salute di una intera valle. La politica ha semplicemente e servilmente dato il via libera”. In base a questo assunto (ma dove sono le prove di quanto dice?) che non ammette repliche gli viene chiesto ancora qual è la soluzione. E lui di nuovo pronto alla rivoluzione in nome del popolo, sentenzia: “Non so cosa potrà succedere. Mi arrogo però una profezia: la Tav non verrà mai costruita. Ora l’intera valle è militarizzata, l’esercito presidia i cantieri mentre i residenti devono esibire i documenti se vogliono andare a lavorare la vigna. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa”. Chiaro no? Ecco perché stiamo col giudice Caselli. Come afferma Riccardo Nencini, leader del Psi: “Noi siamo sempre stati favorevoli alla Tav, e non abbiamo paura a denunciare le violenze”.

Carlo Correr

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