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Opinioni e commenti
 

Erri De Luca ritratta: “Sulla Tav non incitavo al sabotaggio, solo una constatazione”
Pubblicato il 06-09-2013


Erri-de-lucaTav, no Tav. Un dilemma che si è trasformato in uno scontro ideologico. Quasi un’appartenenza per il popolo “NoTav”, addirittura un’identità, uno specchio di un modo di essere con tanto di gadget, dalle felpe alle tazze da thè. Il movimento che si oppone alla costruzione delle linee ad alta velocità risale addirittura agli anni ’90. Da allora, con eccezione dei Val Susini e dei gruppi che animano la protesta, per i cittadini italiani è diventato difficile seguire la problematica nel dettagli, se non attraverso le fiammate mediatiche derivanti dai problemi di ordine pubblico. Del resto i dati disponibili a supporto della posizione non aiutano: troppo contrastanti con quelli ufficiali, e spesso supportati da una “visione” dietro la quale è difficile riscontrare una metodologia di indagine. L’ultima tappa di questa storia comincia domenica, sulle pagine dell’Huffington Post a cui lo scrittore Erri De Luca rilascia una intervista in cui afferma che “il sabotaggio è l’unica alternativa”. Parole che non hanno mancato di destare preoccupazione in molti e che hanno ricevuto critiche anche sul nostro giornale. Per questo si è deciso di dare diritto di replica allo stesso De Luca che, all’Avanti! fornisce un’altra interpretazione delle sue parole.

Del Luca, LTF, la società che si occupa della realizzazione del Tav Torino-Lione, ha annunciato una denuncia nei suoi confronti dopo le sue dichiarazioni in favore del sabotaggio. Se lo aspettava?

In realtà credo si tratti di un fatto buffo. Annunciare una denuncia. Mi fa sorridere che, invece dell’ufficio legale, abbiano deciso di attivare l’ufficio stampa. Forse si sono sbagliati.

Ma, insomma, non è proprio da tutti i giorni appoggiare pubblicamente azioni di sabotaggio…

Il mio non era un appoggio ai sabotatori. Era una constatazione. Semplicemente una constatazione.

In che senso?

È molto semplice. La Valle pratica la resistenza da molti anni. E lo Stato risponde con la militarizzazione, incapace di una mediazione politica. Io sostengo che questo tipo di atteggiamento da parte delle istituzioni provoca, inevitabilmente, delle reazioni da parte di chi si sente schiacciato, tra le quali il sabotaggio ad oltranza. Mi sembra una constatazione logica.

Eppure, di fronte a decisioni definitive, e passate per molti processi di verifica durati anni, che ne condivida i contenuti o meno, la Valle dovrà pure accettare la sovranità dello Stato. No?

Io credo che la resistenza è valsa per il passato e varrà per il futuro. E, alla fine, vincerà. La Tav non si farà, vinceranno gli abitanti della Valle.

Ma perché si oppongono così strenuamente a quest’opera che rientra, oltretutto, in una riorganizzazione a livello europeo?

Bé, io sono un testimone di parte e sto dalla parte delle reazioni e delle azioni intraprese da quella comunità. Sono sceso in piazza, sono presente nelle lotte in Val di Susa e mi batto con loro. Anzi, mi considero una parte lesa di un’opera micidiale dal punto di vista della salute. Nociva e sostanzialmente inutile, scaduta nella sua validità ancora prima della sua messa in opera. Prevedeva, ad esempio, un incremento del traffico su quella rotta che non c’è stato. Previsioni sbagliate e fasulle.

C’è chi dice che il traffico non sia aumentato proprio perché c’è un’interruzione nel “corridoio strategico” commerciale.

Guardi, il supporto popolare sfiora l’unanimità e non avrebbe ragione di essere se non fosse un’opera sbagliata. Non sarebbe andata avanti tutti questi anni. Stiamo parlando di un esempio di democrazia popolare: la resistenza di quella Valle è figlia di un’azione civile di fronte ad un’occupazione militare, perché non dimentichiamoci che a presidiare l’area c’è l’esercito e non solo la polizia. È l’esercito a fare i posti di blocco e a costringere i contadini a mostrare i documenti per andare a lavoro.

Ma perché lo Stato dovrebbe commettere un tale errore. E come è possibile che tra ministeri, istituzioni locali, regioni, e organismi di controllo siano tutti d’accordo?

Perché manca l’intelligenza da parte dei poteri costituiti. È un’opera che non si può fare, ma serve a molti per rastrellare fondi europei e far lucrare i prestiti delle banche, come il ponte sullo Stretto. Chi la definisce un’opera strategica non sono i governi, ma i portavoce degli uffici stampa delle banche.

Le banche?

Certo. È pratica comune che, quando si tratta di grandi opere, prestino soldi ad interessi superiori al tasso corrente.

Ha delle prove di quello che dice?

Personalmente non ho prove, ma riferisco gli argomenti dei comitati della Val di Susa.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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