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Opinioni e commenti
 

Finanziamento ai partiti, si litiga sul ‘tetto’.
“La democrazia vale più di un caffè”
Pubblicato il 25-09-2013


CameraLa discussione in Aula a Montecitorio sulla riforma del finanziamento pubblico (rimborso elettorale) dei partiti è cominciata, ma le previsioni volgono al brutto nel senso che tutti sono d’accordo sulla necessità di cambiare la legge e qualcuno la vuole solo abolire, ma il tutto a parole perché nei fatti non si è ancora trovato nessun accordo. Insomma si rischia di non farne nulla o peggio di andare a un voto di fiducia su una proposta che non accontenterà nessuno. La pietra d’inciampo è ora quella del tetto al finanziamento privato.
Difatti una volta arrivati a dire che lo Stato non deve versare neppure un centesimo ai partiti, oppure versarne col contagocce, automaticamente si passa ai privati l’onere di farlo. Ma come e soprattutto quanto? Un conto è stabilire un tetto di 5 mila euro, un altro, ça va sans dire, di un milione.
Qualcuno conosce operai, cassaintegrati e pensionati disposti a donare milioni di euro? Evidentemente no ed è per questo che una prima divisione ha tagliato trasversalmente il Parlamento lasciando solo il PDL ha sostenere la possibilità che ci siano privati cittadini, enti e società pronti a donare euro a vagonate.
Il rischio evidente è che ci si avvii verso la ‘privatizzazione’ della politica, dove lobby e potenti avviino massicce campagne acquisti trasformando i partiti in macchine del consenso al servizio di pochi interessi.

“Il Pd si batte per fissare un tetto al finanziamento ai partiti affinché non si trasformino  in semplici comitati elettorali, a disposizione del potente di turno”, ha spiegato il responsabile Giustizia, Danilo Leva, e che questo sia un destino certo, non un’eventualità, lo testimonia l’esperienza americana. Negli USA le campagne elettorali costano centinaia di milioni di dollari e l’ultima ha toccato la cifra record di 6 miliardi di dollari. Anche lì candidati e partiti raccolgono fondi con le donazioni e ci sono tetti da non superare: 2.500 dollari a un candidato, 10mila dollari a un partito locale o statale e 30.800 dollari a un partito nazionale. Poi però ci sono le organizzazioni collaterali che raccolgono fondi a sostegno di un candidato, gli pagano spot, uffici, manifesti e viaggi e il gioco è fatto.

Il sistema funziona male e lo dimostrano le ultime vicende legate alle difficoltà di Obama di superare le opposizioni delle fortissime lobby quando ha voluto riformare il sistema sanitario, rendendolo meno privato e più assistenziale, o limitare la vendita delle armi. Sui limiti di donazione ci sono tentativi di mediazione con il PD che dopo aver posto l’asticella a 100 mila euro avrebbe proposto di alzarlo fino a 300 mila.

All’estremo opposto i grillini che fisserebbero l’asticella a 5 mila euro. “Privilegiamo le microdonazioni – ha detto Roberta Lombardi – in modo tale da evitare quei fenomeni di finanziamento mascherato da parte delle lobby”. Fosse per loro eliminerebbero del tutto il finanziamento, ma la Camera ha bocciato la proposta nell’unica votazione del pomeriggio.
Chi non è d’accordo sull’abolizione e propone invece dei forti correttivi per ridurlo e rendere trasparente il sistema, sono i socialisti. Posizione ‘impopolare’ perché sembra che sul tema si sia smesso di ragionare e prevalga la demagogia o la paura di perdere voti. Certo posizioni comprensibili visti i guai degli ultimi tempi, ma irragionevoli perché il rimedio proposto rischia di essere assai peggiore del male.

Oggi, nel suo intervento in Aula il capogruppo Marco di Lello lo ha ricordato con lucidità e buoni argomenti. – “In un periodo di crisi economica, come quello in cui ci troviamo, sono proprio i più deboli quelli che necessitano di un più forte sostegno politico. Ma certamente sono questi stessi che meno hanno da ‘donare’ a chicchessia, figuriamoci ai partiti”. “Si può sostituire il finanziamento pubblico con quello dei privati?” No ha detto Di Lello ricordando che nel mondo sono oltre 150 i Paesi in cui c’è, così come in tutta Europa e che “nella tanto invidiata Germania, le elezioni dei giorni scorsi comporteranno un finanziamento pubblico in base ai voti ottenuti di 150 milioni di euro”. Il finanziamento pubblico non c’è nelle dittature e nei Paesi meno sviluppati.

Il parlamentare socialista ha ricordato che quest’anno il finanziamento ai partiti è costato allo Stato “91 milioni, un euro e mezzo a testa” certo una bella cifra, ma a ben guardare “poco più del prezzo di un caffè”. “Onorevoli colleghi – ha concluso il suo discorso Di Lello – sono certo che anche per voi la democrazia vale più di un caffè”.

Carlo Correr

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