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Opinioni e commenti
 

I vecchi giovani e i giovani vecchi: discorso tenuto da Salvador Allende nel dicembre del 1972
Pubblicato il 16-09-2013


Cile-Salvador AllendeTraduzione di un estratto del discorso di Salvador Allende, tenuto all’Università di Guadalajara (Messico) nel dicembre del 1972, poco meno di un anno prima del colpo di stato dei generali cileni, guidati da Alfonso Pinochet.

“Viva il Messico, viva il Cile e viva l’America Latina unita! […] Molti anni fa, non chiedetemi quanti, anch’io ero un giovane universitario, ma un giovane che non cercava soltanto un titolo di studio. Come dirigente degli studenti, fui espulso dalla mia università. Vorrei che però voi sappiate, che non esiste nessuna querelle generazionale. Ci sono giovani vecchi e vecchi giovani, di questi ultimi io faccio parte. Ci sono giovani vecchi che non comprendono per esempio, che essere universitario è un privilegio straordinario rispetto all’immensa maggioranza della gente del nostro continente.

Questi giovani vecchi, credono che l’università esista solo per soddisfare la necessità di preparare tecnici e che questi debbano ritenersi soddisfatti della mera acquisizione di un titolo professionale. Questo gli consente di avere un rango e di accedere ad una scala sociale, carramba! Che strumento dramaticamente pericoloso, quello che da la possibilità di guadagnarsi la vita partendo da condizioni di superiorità rispetto alla maggioranza dei propri concittadini! E questi giovani vecchi però, se sono architetti non si domandano di quante case mancano nei nostri Paesi e spesso nel loro proprio Paese.

Ci sono studenti che con un criterio estrinsecamente liberale, fanno della propria professione il mezzo onesto per guadagnarsi la vita, però in un ottica di soli propri interessi. Ci sono molti medici (ed io sono un medico) che non comprendono che la salute si compra, e ci sono migliaia e migliaia e migliaia di uomini e donne, in America latina che non possono comprare la salute […] Dello stesso modo che ci sono maestri, che non si inquietano se ci sono centinaia di migliaia di bambini e di ragazzi, che non possono frequentare la loro scuola. […]

L’America latina ha circa 220 milioni di abitanti di cui 100 milioni analfabeti o semi-analfabeti. In America latina ci sono più di trenta milioni di disoccupati, che giungono a sessanta, se consideriamo anche i lavoratori occasionali. Nel nostro continente i dati dicono che una percentuale tra il 53 e il 57% della popolazione si alimenta in maniera insufficente. Così come attualmente mancano circa 26 milioni di abitazioni.[…] E perchè succede questo? perchè siamo Paesi in maggioranza monoproduttori, di cacao, di banane, di stagno, di rame, di petrolio. Siamo Paesi produttori di materie prime ed importatori di articoli manufatti; vendiamo a poco e compriamo a tanto! […] C’è poi un altro grande paradosso, secondo il CEPAL (organismo delle Nazioni Unite) l’America Latina, negli ultimi 10 anni, ha esportato più capitali di quanto ne siano arrivati.

Quindi in qualità di Paesi ricchi, costretti a vivere da poveri, sopravviviamo accedendo al credito, mentre allo stesso tempo, siamo esportatori di grandi capitali, contraddizione tipica dei regimi nei sistemi capitalisti. […] In Cile questo enorme debito pregresso, si è tradotto quest’anno in 420 milioni di dollari di interessi pari al 30% della finanza pubblica, chiunque può capire che è impossibile che questa realtà possa essere mantenuta a lungo.[…] Questo stato di cose inoltre non permette di poter mettere in atto una corretta politica degli assegni familiari, che consentirebbe una maggiore tutela e garanzia per i figli delle famiglie meno abbienti, che consentirebbe ai giovani, ad es. di poter essere sostenuti dallo stato per tutto il ciclo degli studi.

[…] Così come per i fondi da destinare all’assistenza sanitaria così carente in ogni settore.[…] Per questo quando parliamo dell’università, affinché essa intenda come questa realtà brutale che da oltre un secolo e mezzo pesa sopra di noi possa cambiare in termini economici e strutturali, è perché essa stessa inciti il mondo delle professioni di darsi da fare per il cambiamento sociale. […] C’è bisogno di professionisti cioè che non si preoccupino solamente di ingrossare la schiera della pubblica amministrazione, come accade nelle capitali delle nostre Patrie, ma che vadano anche nelle province dove c’è più necessità di sviluppo!

Per questo parlo così in questa vostra università di Guadalajara, che è una università all’avanguardia […] affinché non si dimentichi che questa come le altre, è una università dello Stato che è pagata dai contribuenti e che la stragrande maggioranza di questi è rappresentata dai lavoratori e che deplorevolmente in questa università come in quelle della mia Patria, i figli degli operai e dei contadini, mancano tuttavia di un tasso adeguato di presenza!

[…] Senza dubbio, data la realtà cilena, l’unico cammino che abbiamo potuto e voluto mettere in atto è stato quello istituzionale, attraverso la lotta elettorale, anche se in questo continente, specialmente dopo la rivoluzione cubana, sembrerebbe più di moda seguire tattiche guerrigliere o da eserciti popolari di liberazione. Lo dico da amico di Cuba. da oltre 10 anni sono amico personale di Castro, così come fui amico del comandante Ernesto Che Guevara. Egli mi regalò il secondo esemplare del suo libro “Guerra di guerriglia” il primo lo aveva regalato a Fidel. Ero a Cuba quando partì e sulla dedica che appose al suo libro scrisse: “A Salvador Allende che con altri mezzi tenta di ottenere la stessa cosa.”

[…] A volte è facilissimo incontrare giovani che hanno letto il “Manifesto Comunista” o che soltanto amano portarlo sotto braccio, a volte credono con questo di poter dettar cattedra, esigono attitudini, o semplicemente criticano uomini (che pur non pensandola come loro) sono stati almeno coerenti durante la loro vita. Così come è comprensibile che esser giovani senza esser rivoluzionari può essere una contraddizione anche biologica, lo si capisce meno quando da adulti si ritiene di proseguire sulla stessa strada in una società borghese.

Un esempio personale: quando ero uno dei leaders del gruppo universitario “Avance” (il gruppo più vigoroso della sinistra) un giorno del 1931, fu proposto di firmare un manifesto per la realizzazione dei soviet in Cile, composti da operai, contadini, soldati e studenti. Io dissi che era una scemenza e che mai avrei firmato qualcosa da studente che poi da professionista, non avrei potuto accettare. Ebbene, 395 dei miei compagni di allora, votarono per la mia espulsione. Dei 400 che eravamo, attualmente solo in 2 continuiamo nella lotta sociale. Gli altri fino al giorno della formazione del mio governo, che ha nazionalizzato banche e monopoli, avevano depositi bancari (spesso all’estero) erano proprietari di latifondi, o azionisti di banche o monopoli.

Colui che cacciarono come reazionario, oggi i lavoratori del paese, acclamano come compagno presidente! Per questo il settarismo e il dogmatismo devono essere combattuti. La lotta ideologica deve elevarsi a livelli superiori. Però per chiarire e non per imporre determinate posizioni. E ancor più lo studente universitario che ha una formazione dottrinaria e politica, deve fondamentalmente non dimenticare che precisamente le rivoluzioni necessitano di tecnici e di professionisti. Per questo la gioventù contemporanea e soprattutto la gioventù latino-americana ha contratto una obbligo con la storia, con il suo popolo, con il passato della sua Patria. La gioventù non deve essere settaria, deve semmai sforzarsi di comprendere ancor più e noialtri in Cile, abbiamo compiuto un passo fondamentale.

La maggioranza politica che sostiene il mio Governo, è formata da marxisti, da laici e da cristiani. E rispettiamo il pensiero cristiano, quando questo pensiero cristiano si fa interprete del verbo di Cristo che cacciò i mercanti dal tempio! […] Così come la Chiesa sta tentando onestamente di riavvicinarsi agli umili, come non era avvenuto nei secoli precedenti e in parte anche in questo secolo, così come insegnato dal maestro di galilea, altrettanto noi marxisti, dobbiamo e lo stiamo facendo in Cile, condividere con altrettanta onestà la stessa attitudine e lo stesso linguaggio, di fronte ai problemi essenziali del popolo. Poichè un operaio senza lavoro, non importa se sia o meno marxista, non importa se sia o meno cristiano, non importa se non abbia nessuna ideologia politica, quello che importa è che è un uomo che ha diritto al lavoro e noialtri abbiamo il dovere di darglielo!”

[…] Però la ingiustizia non può continuare ad avanzare, non può sbarrare la possibilità del futuro al nostro popolo e a quello di altri continenti. Per noi le frontiere devono essere abolite, e la solidarietà deve esplicitarsi con il rispetto all’autodeterminazione e al non interventismo. Pur avendo concezioni ideali e forme di governo distinte, abbiamo il dovere di unirci e di essere inclusivi non guardando solo a noi ma anche all’Africa dove vivono milioni di esseri umani in condizioni inferiori e più drammatiche delle nostre. Dobbiamo intendere che la lotta può essere solidale solo su scala mondiale. Di fronte all’insolenza imperialista, come sola risposta aggressiva dei Paesi sfruttati.

E’ venuto il momento di intendere che quelli che cadono in altri Paesi lottando per la libertà e l’indipendenza, come accade in Vietnam, cadono anche per noi con il loro gesto eroico. […] Per questo la gioventù per essere davvero giovane e rivoluzionaria, deve intendere che bisogna essere studenti e lavoratori, deve misurarsi con l’impresa, l’industria e la terra. Perché voialtri dovete provare il lavoro volontario, poiché è bene sapere per uno studente di medicina, quanto pesa il fardello che un contadino deve portare sulle sue spalle, molte volte per lunghe distanze.

Perché è bene per un ingegnere mettersi a contatto con il calore dei macchinari, dove un operaio spesso in un ambiente insalubre, è costretto a lavorare per lunga parte della sua oscura esistenza. La gioventù deve studiare e deve lavorare perché il lavoro volontario vincola, fa comprendere e avvicina, fa sì che la professionalità si incontri e compenetri con coloro che per sorte, hanno le mani callose per aver dovuto lavorare da generazioni, la terra. Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di rafforzare le mie convinzioni e la fede nella gioventù, innanzi a voi e alla vostra capacità e alle vostre attitudini.

[…] Quindi, oltre a tutti i grandi problemi sociali ed economici che abbiamo evidenziato, non dobbiamo mancare di espletare una funzione altrettanto importante, quella di saper mettere i popoli nelle condizioni di capire quali sono i propri amici e quali sono i propri nemici. Io so per quello che ho vissuto qui da voi, che il Messico è stato e sarà, anche per questo, amico della mia Patria.”

Salvador Allende, Università di Guadalajara (Mexico) 2 dicembre 1972.
Traduzione a cura di A. Silvestri, gennaio 2009.

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