martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Capo sull’orlo di una crisi di nervi
Pubblicato il 26-09-2013


montecitorio_aula_cameraÈ stato ribattezzato “l’Aventino del Pdl”. I parlamentari del Popolo delle libertà hanno avviato la raccolta di firme per presentare le dimissioni in massa come forma di protesta nei confronti del possibile voto di decadenza dell’onorevole Silvio Berlusconi dalla carica di senatore. Dal Pdl arrivano a definirlo “un gesto d’affetto”, una “mossa simbolica” o addirittura la giusta reazione ad un “colpo di Stato”. Ma questo è solo colore. Uscite da show televisivo a parte, l’obiettivo politico è chiaro: il Pdl fa quadrato intorno al leader, anzi intorno al capo, imponendo il carattere politico delle conseguenze del fatto giudiziario che riguarda la vicenda del Cavaliere.

Operazione legittima? Non per il Capo dello Stato che si affretta a definire la mossa dei berlusconiani come un fatto “istituzionalmente inquietante”, rincarando la dose con una nota in cui, sottolinea, non accetta che le dimissioni possano tramutarsi in uno strumento di pressione sul Colle. Tradotto: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha alcuna intenzione di sciogliere le Camere in anticipo, soffocando la creatura da lui stesso creata. Di fronte, dunque, al rischio paventato di una “compromissione della funzionalità delle Camere” che il gesto dei parlamentari del Pdl potrebbe comportare, l’inquilino del Quirinale potrebbe opporre il passo estremo delle sue dimissioni. Anche perché, ribadisce lo stesso Napolitano, né il Colle né il premier possono interferire sulle sentenze di condanna definitive stabilite da ben tre gradi di processo. Comunque se ne dica, la magistratura resta uno dei tre poteri su cui si basa la democrazia e, distorsioni a parte, è difficile ipotizzare una congiura così pervasiva da essere capace di superare tutti e tre i gradi di giudizio.

«Ad occhio e croce si potrebbe pensare che andiamo verso le elezioni, ma appare chiaro che Napolitano non le concederà» afferma l’ex senatore Paolo Guzzanti all’Avanti! che sottolinea «se si continua con l’instabilità è probabile che Napolitano si dimetta e lo scenario più probabile, vista la composizione del Parlamento, è che venga eletto un nuovo presidente fortemente ostile a Berlusconi».

Difficile capire se nel Pdl, cioè in casa Berlusconi, ci si stia giocando il tutto per tutto: la strategia è chiara, gli obiettivi meno, anche perché il gioco è complesso ed è difficile prevedere tutte le mosse. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una campagna elettorale già avviata o si tratta solo del tentativo di alzare la posta in gioco? Il nodo vero risiede nel fatto che, come spiega chiaramente all’Avanti! Lucio Barani, senatore del Pdl, «Berlusconi rappresenta un sistema». Gli fa eco Guzzanti che ribadisce: «un futuro senza Berlusconi il Pdl, semplicemente, non ce l’ha. È inutile cercare di non fare i conti con questo dato politico come fa il Pd: loro sperano di poter trattare con il partito mettendo da parte l’uomo, ma non capiscono che l’uomo è il partito. Non si può toccare politicamente l’agibilità politica di Berlusconi senza determinare l’uscita in blocco del Pdl».

«Di fronte a questa realtà», continua Guzzanti, «la minaccia che si cerca di esercitare è quella di andare alle elezioni prima che il Pd possa eleggere Renzi». Ma, del resto, anche questa è una strategia che può non portare da nessuna parte. La verità è che Berlusconi, giunto alla fine della sua parabola politica, sembra non voler rassegnarsi al fatto di essere un comune mortale e di dover uscire di scena. Comunque. Forse per questo reagisce in maniera scomposta, alternando fasi di rassicurazione politica a campagne di conquista degne di un novello Napoleone. Su tutto pesa una parola richiamata da un’editoriale di Massimo Franco apparso sul Corriere della Sera: irresponsabilità.

 Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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