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Opinioni e commenti
 

“Il coyote liberò le stelle”, l’ultima opera di Daniela Brancati: un intreccio tra giornalismo e politica
Pubblicato il 16-09-2013


Brancati-il coyote liberò le stelleC’è una leggenda indiana dove un coyote riesce a raggiungere il cielo, e a disporre le stelle nelle diverse costellazioni. C’è una vecchia canzone di Lucio Dalla che riprende quella leggenda per raccontare la gara tra il coyote e la stella. E c’è un libro che si rifà a entrambi per raccontare le vicende e le ambizioni di una giovane donna che vuole entrare in politica e lotta nel tentativo di rimanere autentica, e non farsi fagocitare dai meccanismi di un partito di sinistra che ricorda molto il Pd, ma che, se non fosse di sinistra, potrebbe essere qualsiasi partito del nostro panorama politico. Daniela Brancati, già direttrice del Tg3, giornalista e scrittrice, con questo ultimo romanzo (“Il coyote liberò le stelle”, Laudana editore) ci conduce nei meandri della politica e del giornalismo, due mondi che ben conosce, in un avvincente intreccio molto più vicino alla realtà che alla finzione letteraria.

Si può fare politica rimanendo stelle o è necessario diventare per forza coyote?

Non si può e non si deve, nel senso che la politica è affrontare i problemi dall’interno e per farlo bisogna sporcarsi le mani. Attenzione però questo non significa essere disonesti, e non parlo del malaffare politico al quale oggi si dà parecchia enfasi, complici le squallide vicende di cronaca, ma della disonestà intellettuale che da tempo è la prassi adottata e portata avanti da ogni schieramento. I rancori, i tradimenti, i regolamenti di conti, l’impossibilità di capire chi ti è amico e chi non lo è, l’incapacità di portare avanti il benessere collettivo e non quello personale, di cui parlo nel libro sono quanto accade quotidianamente. Insomma non vedo stelle, ma non vedo neanche nessuno che sa essere coyote.

Il coyote è dunque necessario?

Il coyote è della leggenda indiana, non è un opportunista che pensa solo a se stesso, ma quello che sa fare cose di cui nessuno è capace, come allineare le stelle.  La protagonista, Luisa Alunni trova non pochi ostacoli nel tentativo di affermarsi: usata come paravento per risolvere lotte intestine, lei stessa dovrà ricorrere a piccoli tradimenti, a schierarsi e rischiare di perdere tutto per ottenere la nomina a portavoce del partito.

Se fosse stato un uomo sarebbe stato diverso?

No, uomini e donne hanno le stesse difficoltà a uscire dalla palude magmatica delle sabbie mobili, di un sistema che una volta che ci hai messo un piede ti cattura e ti impedisce di andare avanti, di portartene fuori. E’ vero però che a una donna non vengono perdonati errori, una donna non può sbagliare. Il mio personaggio è una donna reale, molto femminile che tiene al suo aspetto fisico, che vorrebbe una vita personale soddisfacente, ma vive nell’impossibilità di conciliare il privato con il lavoro. Non vuole rinunciare alle sue ambizioni, ma allo stesso tempo vuole rimanere pulita, fare cose in cui crede. È il dilemma di tutte le donne impegnate: conciliare il lavoro e la carriera e allo stesso tempo restare donne, conservare la propria femminilità. Poche ci riescono, e spesso quelle che “arrivano” si comportano come i maschi.

In un’intervista precedente qualcuno ha paragonato la tua protagonista alla presidente della Camera Laura Boldrini…

Il libro è stato scritto dieci anni fa e tenuto nel cassetto. Nessun riferimento quindi con la presidente della Camera. Forse la mia Luisa le assomiglia perché è una bella donna, ha fascino, e, per la sua storia. Penso che la Boldrini sia una che crede in quello che fa, non la conosco abbastanza però e non so nulla delle sue ambizioni e del suo carattere.

Dieci anni fa il Partito democratico non era ancora nato eppure nel Coyote “Sinistra Unita” racchiude tutte le contraddizioni irrisolte dell’attuale Pd. Cosa è cambiato in questi anni?

C’è meno speranza. Dieci anni fa riponevamo speranze nel fatto che potesse nascere qualcosa di nuovo, che ci fossero donne e uomini in grado di cambiare le cose. Oggi sulla scena politica ci sono personaggi nuovi che nuovi non lo sono affatto per le cose che dicono e le cose che fanno.

Sei molto pessimista …

No. Io sono un’ottimista nella vita e il romanzo, infatti, ha un lieto fine. Però sono anche realista e al momento non vedo possibilità di cambiamento.

All’inizio del libro c’è la solita frase di pragmatica “Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. La storia e i personaggi sono inventati”. Però andando a scavare nella finzione letteraria e usando un po’ di memoria storica fatti e persone sono estremamente reali…

E’ normale che un romanzo si ispiri a persone e cose accadute e forse alcuni ci si possono riconoscere. Come ho scritto nel libro…è un problema loro. Però potremmo lanciare un giochino tra i lettori e vedere chi riconosce cosa e chi …

Cecilia Sanmarco

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