sabato, 21 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Intervento Di Lello finanziamento pubblico partiti Camera 25092013
Pubblicato il 25-09-2013


Presidente, Onorevoli colleghi,
come certamente ricorderete l’Art. 49 della Cost. prevede che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, : TUTTI I CITTADINI, non solo alcuni, i più ricchi, o coloro che ne hanno la possibilità, ma tutti!
E’ questo, e solo questo, il presupposto affinché l’Italia sia veramente una Repubblica democratica, un paese in cui a nessun plutocrate sia consentito a comprarsela, né ad alcun gruppo finanziario o imprenditoriale o magari editoriale.
Non mi stupisce che parte di questo Parlamento voglia abolire il finanziamento pubblico ai partiti, né che ci siano autorevoli mass media che spingano in  tale direzione: c’è chi ne ha fatto la sua bandiera in campagna elettorale dipingendolo come il peggiore dei mali, e chi invece ha tutto l’interesse di favorire l’acquisto di “quote” democratiche nel Paese. Ma noi qui siamo chiamati a difendere la democrazia , e per farlo occorre un sistema di finanziamento ai partiti che sia di natura pubblica come nei maggiori paesi europei e, più in generale, occidentali.
In Europa, è così che funziona e nessuno se ne scandalizza.
La Francia, ad esempio, prevede un sistema di finanziamento pubblico in base ai voti ottenuti e in forma di rimborso, in proporzione ai rappresentanti eletti per un totale di circa 70 milioni. In Spagna ove si erogano rimborsi elettorali per circa 130 milioni di euro all’anno. Nella tanto invidiata Germania, le elezioni dei giorni scorsi comporteranno un finanziamento pubblico in base ai voti ottenuti di circa 150 milioni di euro, la spesa più alta nella storia di quella repubblica.
In totale i Paesi che prevedono il finanziamento pubblico annuale o il rimborso elettorale sono oltre 150 , tutti i più sviluppati.
Qualcuno però dice: facciamo come in America, dove il finanziamento pubblico non esiste! Ma siete sicuri che questa sia la scelta migliore?
Le sole elezioni presidenziali negli Usa costano diverse centinaia di milioni di dollari: il sistema americano assicura una trasparenza molto alta ad un finanziamento che è tutto privato, che ha però comportato la ‘privatizzazione’ della politica, lo strapotere delle lobby, l’uso massiccio delle leggi ‘ad aziendam’ , basti pensare alla vicenda relativa alla legge per regolamentare l’uso privato delle armi.
Ma quali sono gli altri Paesi in cui non vi è il finanziamento pubblico?: l’Afghanistan, il Botswana, la Cambogia, il Ghana, l’ Iran, l’ Iraq, il Pakistan, il Sudan, lo Zambia, per fare alcuni esempi, ma anche la Bielorussia, l’Ucraina, oppure il Kazakistan che abbiamo imparato a conoscere meglio negli ultimi tempi.
In totale sono una sessantina i Paesi nel mondo in cui i partiti non godono di finanziamenti pubblici, nessuno di questi brilla per la sua democrazia. Si tratta in moltissimi casi di dittature vere e proprie dove chi finanzia è scelto dal regime e decide le sorti politiche, economiche e sociali di quella realtà, dove la corruzione imperversa e la giustizia sociale latita.
E’ a questo che volete arrivare? Si vuole un Paese in cui la corruzione dilaghi per mano di pochi erodendo quella democrazia che, nonostante malata in alcune sue parti, è la prima garanzia di tutti i cittadini verso lo Stato? Nel 1974 il finanziamento pubblico in Italia venne introdotto proprio come antidoto alla corruzione con una legge che imponeva il divieto di finanziamento privato. Oggi, dopo quasi quarant’anni, è a questo che si vuol tornare?
Il meccanismo va emendato, migliorato, non eliminato.
Presidente, è dunque urgente definire un sistema di controlli e di pene severe a chi viola la legge.
Maggiori controlli in sede istituzionale, maggiore rigidità per l’accesso al finanziamento pubblico e ai rimborsi elettorali, di cui sino ad oggi si è fatto uso, ma spesso, occorre ammetterlo, abuso. Ma Imporre regole, non può però significare eliminare il problema cancellando il finanziamento e ammettendo palesemente di essere un Paese incapace di autoregolamentarsi.
Se aboliamo il finanziamento pubblico, infatti, resterà solo quello dei privati : personalmente non ho mai conosciuto mecenati della politica. I privati si aspetteranno sempre, più o meno legittimamente, di ricevere qualcosa in cambio, senza considerare che in un periodo di crisi economica, come quello in cui ci troviamo ormai da cinque anni, sono proprio i più deboli quelli che necessitano di un più forte sostegno politico e certamente sono anche quelli che meno hanno da ‘donare’ a chicchessia, figuriamoci ai partiti. Anche questo sarà un modo per falsare le regole del gioco, della libera competizione democratica.
Quella corruzione che in Italia ha sempre trovato campo fertile, tornerebbe più presente e radicata che mai.
Se qualcuno ha scelto di farsi comprare, non lo combatteremo.
La posizione dei deputati e della deputata socialista è, e rimane, quella rivolta ad un responsabile finanziamento pubblico alle forze politiche, garantendo controlli serrati e regolari registri affinché ogni centesimo dato e poi speso dai vari partiti sia trasparente.
Occorre avere il coraggio di affrontare il problema in maniera seria e responsabile, senza nascondere la testa sotto la sabbia perché il rischio che si paventa è che tra qualche anno, sommersi di “azionisti della democrazia” rimpiangeremo quel brutto, ma sano, sistema di finanziamento pubblico.
E noi, inascoltati, a ricordare : “ve lo avevamo detto”!
Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia è costato nel 2013 91 milioni, un euro e mezzo a testa, poco più del prezzo di un caffè.
Onorevoli colleghi sono certo che anche per voi la democrazia vale più di un caffè!

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento