giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La democrazia è un optional. Voto palese? Grillo sta con Berlusconi.
Pubblicato il 20-09-2013


Grillo BerlusconiCome al solito il ‘la’ lo hanno dato i grillini e come al solito PD e SEL si sono subito accodati. Ieri c’era il ‘popolo dei fax’ e la ‘piazza di Santoro’, oggi c’è facebook, tweetter e il blog di Grillo. Ormai la ‘linea’ politica sempre più spesso viene dettata dalla premiata ditta pentastellata Grillo & Casaleggio e la ‘sinistra’, da due decenni all’inseguimento della piazza, subito si accoda, non si sa mai dovesse perdere qualche voto della ‘geeente’. Su un tema sensibile come quella della condanna di Berlusconi e della decadenza dal Parlamento, il copione si è ripetuto senza sbavature.

Basta pronunciare il suo nome e subito si fa la fila delle tricoteuse che manco a un concerto di Madonna. Colpevole senza alcun dubbio e senza bisogno neppure di discuterne nella Giunta delle autorizzazioni, come aveva anticipato l’ex giudice Casson. E come si vota? A scrutinio segreto? Macché, non si sa mai qualche parlamentare avesse voglia di dar retta ai suoi dubbi anziché all’ex comico di Genova e ai suoi numerosi imitatori. E fa niente se si violenta un po’ lo spirito della Costituzione, l’importante è condannare il Cavaliere. Conta il fine, non i mezzi.
I socialisti, che hanno un po’ sempre il vizio di ragionare con la loro testa, hanno cominciato a sollevare dubbi e obiezioni e il senatore Enrico Buemi (ma prima di lui Luciano Violante) è stato bacchettato e respinto con perdite.

Ora tornano a sollevare dubbi sul voto palese. Lo fa il segretario del PSI, Riccardo Nencini, senatore, ricordando che “due giorni fa il Senato ha votato a scrutinio segreto i giudici tributari. Nessuno ha chiesto il voto palese. È una regola aurea dei parlamenti democratici consentire la segretezza del voto quando si tratta di persone”. Nencini lo ha ribadito all’Avanti!, commentando l’intervista apparsa oggi (venerdì 20 ndr) su ‘Repubblica’ al presidente della Giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefàno, che sostiene che “da sempre il voto riguardante i parlamentari avviene a scrutinio segreto, ma è pur vero che l’attuale contesto storico chiede la massima trasparenza delle decisioni e sarei soddisfatto se (…) vi fosse un accordo per consentire in deroga il voto palese”.

Ma osserva, Nencini, “che poi l’Aula decida diversamente, è nelle sue prerogative. Altra cosa è provvedere per un singolo caso alla modifica dei regolamenti parlamentari. Si tratterebbe di un grave errore. Non vorremmo scrivere un’altra regola ‘ad personam’ – o meglio ‘contra personam’ – a chi ne ha usufruito per un ventennio”.

Sul tema è intervenuto oggi un altro esponente politico, parlamentare del PD, Luigi Manconi, sul sito Huffington post. Ecco cosa ha scritto Manconi:

“Va da sé: una sentenza di convalida della Cassazione deve considerarsi definitiva. Anche se, come ogni sentenza, può essere legittimamente criticata e reputata ingiusta da chi consideri altrimenti i fatti e le norme chiamati in causa. E la sentenza sul caso Mediaset è definitiva, e prescrive al suo principale imputato una pena a quattro anni di reclusione e, in arrivo, tre anni di interdizione dai pubblici uffici. Inoltre, le Camere nella scorsa legislatura hanno delegato il governo a prevedere la decadenza da qualunque incarico pubblico dei condannati in via definitiva a più di due anni di reclusione. E così è oggi, a norma di “legge Severino”. Dunque il mio voto sulla decadenza del senatore Silvio Berlusconi non è in discussione: ed è, immancabilmente, quello deciso dal mio partito, il Pd. E, tuttavia, sono incondizionatamente contrario all’adozione del voto palese nell’aula del Senato. Tanto per incominciare, i tonitruanti sostenitori del voto palese, che tutti i santi giorni chiedono di “accelerare i tempi”, trascurano il fatto che quella modifica del regolamento richiederebbe comunque un differimento di una ventina di giorni della decisione finale.

Ma il vero punto è un altro: rinunciare al voto palese significa abbandonare uno dei principi fondamentali del costituzionalismo moderno e del parlamentarismo democratico: la libertà e la riservatezza del voto quando si decide della sorte giudiziaria e politica di una singola persona. Non c’è nulla da nascondere, sia chiaro: quella che è in ballo è la difesa della autonoma valutazione di ciascun parlamentare in una scelta così delicata, da richiedere, appunto, la riservatezza: proprio perché non sia condizionabile anche solo da uno sguardo o dalla relazione personale che chi vota ha o potrebbe avere col destinatario di quello stesso voto.

L’alternativa è il voto “di scuderia” o “di ubbidienza” e la mortificazione della intelligenza e del senso di responsabilità di chi è chiamato dalla Costituzione a compiere quella scelta. Capisco che chi si è pronunciato più volte contro la libertà dei singoli parlamentari e del loro mandato voglia sapere e controllare cosa fanno i “propri” senatori e deputati. Ricordate? È stato Silvio Berlusconi da

Palazzo Chigi, quando aveva il vento in poppa, a lasciarsi scappare l’auspicio che in Parlamento votassero i soli capigruppo, con deleghe proporzionali ai “propri” parlamentari, come in una società per azioni. E oggi è il suo supposto arcinemico (Beppe Grillo) a chiedere il voto palese, per controllare e far controllare ai capi-partito cosa fanno i loro nominati. Ma chi ha a cuore il sistema democratico-rappresentativo, fondato sulle libere elezioni e sulla responsabilità dei parlamentari nei confronti degli elettori, non può accettare argomentazioni di questo genere.

Ricorrere al voto palese perché è in gioco il destino di Berlusconi, significa avvilire ulteriormente la dignità del Parlamento e di ciascun parlamentare (entrambe assai periclitanti, com’è noto). E significa limitare l’autonomia e la libertà delle assemblee elettive, fondamento essenziale dello stato di diritto. E costituirebbe tanto per cambiare un’ulteriore vittoria di Berlusconi, pur nel pieno di una acutissima crisi del berlusconismo. Dunque, ancora un delitto in suo nome: ad personam o contra personam”.

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