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Opinioni e commenti
 

La Norvegia vira a destra. L’impresentabile coalizione di Erna Solberg
Pubblicato il 11-09-2013


Svezia-Erna SolberDopo l’Australia al voto domenica, la destra conservatrice torna al governo anche in Norvegia, dopo la vittoria alla legislative di lunedì e martedì. La prossima premier, Erna Solberg, ha rivendicato una “vittoria elettorale storica” per la destra che lascia i banchi dell’opposizione nei quali sedeva dalle elezioni del 1990 e si impegnerà “a dare un nuovo governo al Paese”. In realtà è arrivata seconda con il 26,8 per cento dei voti, dietro al partito laburista del primo ministro uscente Jens Stoltenberg (30,8 per cento), ma nell’insieme sono i partiti di destra che hanno la maggioranza ed è con questi che la Solberg è costretta ad allearsi se vuole avere una confortevole maggioranza. È cosi che il Partito Conservatore della Solberg, il partito liberale e quello cristian-democratico, formeranno la maggioranza assieme al Partito del Progresso, una formazione xenofoba, pur di mandare all’opposizione i partiti di centro sinistra.

Il capo della coalizione uscente, il laburista Jens Stoltenberg, leader la cui popolarità tra i norvegesi è rimasta intatta, ha riconosciuto la sconfitta dopo otto anni al governo: “Presenterò le dimissione del mio governo dopo la presentazione del bilancio il 14 ottobre quando sarà chiaro che vi è una base parlamentare per dare vita a un nuovo governo per la Norvegia”. Elezioni quelle norvegesi che due anni dopo le stragi di Utoya e Oslo, disegnano uno scenario nuovo. Il governo torna in mano a una donna, Erna Solberg – la prima fu Gro Harlem Brundtland, laburista, eletta primo ministro nel 1981 – ma la grande novità è che Solberg dovrà riuscire a tenere unita una coalizione di governo di cui fa parte il Partito del progresso.

Così, per la prima volta nella storia del Paese scandinavo, entrerà a far parte del Parlamento (Stortinget) questo partito che, a dispetto del nome, è una formazione della destra populista e anti-immigrazione, in cui militava anche Anders Behring Breivik, autore delle stragi del 2011, ed è guidato da un’altra donna Siv Jensen. Dalle urne è uscita dunque una nuova Norvegia, che ha scelto di cambiare rotta, pensionando le politiche socialdemocratiche. A Erna Solberg toccherà tenere il timone di una nazione priva di debito pubblico, anche grazie ai giacimenti di petrolio del Mare del Nord, a confermare il dinamismo di una economia in espansione, conservando il ritmo dei consumi di un Paese ‘diversamente’ europeo, in costante crescita e con un tasso di disoccupazione assestato a un fisiologico minimo del 3% (per avere un paragone facile, l’Italia, è al 12!).

Una situazione politico economica così esemplare, avrebbe dovuto spingere gli elettori a riconfermare il premier uscente, ma qualsiasi ragionamento logico salta e bisogna pur trovare una spiegazione al cambio deciso dai norvegesi. Decenni di laburismo hanno prodotto una noia elettorale, probabilmente una certa assuefazione a un’ottima amministrazione dello Stato e forse pure il desiderio di un ricambio a prescindere dai contenuti. A Stoltenberg, in concreto, forse hanno rimproverato solo di aver reso ancora più grande il già pervasivo ruolo delle Stato senza che questo però abbia potuto migliorare i già eccellenti servizi di cui godono i cittadini. Migliorare l’eccellenza non sarà una cosa da nulla, ma la vera sfida che attende ora Erna Solber, sarà quella di governare con una destra impresentabile senza infangare l’immagine di uno dei Paesi più civili ed evoluti dell’Europa e del mondo.

Sara Pasquot

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Commenti all'articolo
  1. mi sembra davvero un articolo pretenzioso e senza alcun senso.Se la popolazione ha deciso così significa che decenni di laburismo hanno distrutto il paese con abnormi intervanti statali che impediscono la libertà dei singoli cittadini.Finchè la crisi mondiale non è scoppiata è andato tutto bene poi anche in Norvegia si sono accorti delle colpe dei socialdemocratici

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