martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La nuova sinistra riformista e la regola del tre
Pubblicato il 16-09-2013


Grosseto-Festa PsiE allora ci siamo: il momento tanto atteso è arrivato. Alla famiglia socialista italiana, peraltro già da tempo preavvertita, l’evento è stato ufficialmente comunicato in una mite giornata di settembre a Grosseto, la più meridionale delle Province toscane: la sinistra italiana è pronta per fare i conti con l’Europa ed il suo secolare socialismo. Forse avrà ragione chi dice che abbiamo perso venti anni o, al contrario, prevarrà l’avversa opinione che questi venti anni non potevano essere evitati. La Storia , quella con la “s” , quella che trasforma la fallace memoria individuale in un più sicuro ricordo collettivo, parlerà a tempo debito ed emetterà la propria sentenza che, come tutti i verdetti, non sarà mai definitiva perchè sempre esposta ad una qualche revisione all’emergere di documenti e testimonianze recanti fatti nuovi.

Non nascondo la mia soddisfazione da socialista, che potrà dare finalmente risposta chiara ai tanti compagni che la pretendono (e giustamente!!!), ma anche e soprattutto come italiano che non dovrà più recarsi all’estero con la “carta geografica” per rispondere all’imbarazzante domanda fattami più volte in Francia, in Germania e in Repubblica Ceca: ma la sinistra riformista in Italia dov’è? Detto questo alcune riflessioni sono necessarie. Sono sempre stato convinto che i riformisti in Italia prima o poi si sarebbero ritrovati. E questo non tanto per una regola matematica, quanto piuttosto per una semplice riflessione su chi ha vinto alla distanza fra la versione rivoluzionaria e quella appunto riformista nell’elaborazione delle teorie per la presa della famosa “stanza dei bottoni”.

E chiunque voglia riflettere su quanto è accaduto nell’ultimo squarcio del XX secolo e questo inizio del XXI spogliandosi da magliette di appartenenza, non può che dare una risposta secca e precisa: la vittoria è andata alla sinistra riformista. Una vittoria ai punti netta ed inequivocabile che porta però con sè, rispetto al passato, anche una inevitabile conseguenza: la sinistra riiformista sarà espressione maggioritaria all’interno del mondo progressista italiano. Sì, maggioritaria, anche se, in una prima fase, soltanto federata, per riassumere ancora una volta la sua realtà italiana nelle classiche tre anime sintetizzate in una terna di sigle ieri rappresentate da Ds, Psi , Psdi e oggi in quelle di nuova declinazione e formazione quali Pd, Sel, Psi con quest’ultimo aperto anche alle istanze radicali e liberali con cui ha da sempre dialogato. Abbiamo perso venti anni? Abbiamo guadagnato venti anni di riflessione? Ripeto, lo dirà la Storia. Quello che è certo è che oggi finalmente gli eredi della “grande proletaria ” sono  tornati a muoversi, ma questa volta inforcando una locomotiva Riformista.

Fabrizio Manetti

Federazione Siena

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