mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La riforma inutile
Pubblicato il 16-09-2013


Col taglio di una trentina di Tribunali e più di 200 sezioni distaccate parte la riforma delle circoscrizioni giudiziarie. Alla festa non partecipano, per ora, i Tribunali Abruzzesi, rimandati al 2015, ma le sezioni distaccate sì.

Per ora quindi addio degli Abruzzesi a Giulianova e Atri, (tutti a Teramo) a San Valentino e Penne (tutti Pescara), a Ortona (tutti a Chieti) a Atessa (tutti a Lanciano). Una riforma EPOCALE, l’hanno definita la Severino prima e la Cancellieri dopo. Le due ministre che si sono vantate di aver resisitito alle pressioni delle lobby e dei localismi per dare alla giustizia una dimensione moderna.

La riforma da fonti ministeriali porterà un risparmio di spesa stimato in circa 80 milioni di euro. A fronte di questa cifra ridicola, per un bilancio di stato che quando fa una manovrina semestrale, si parla minimo di una decina di miliardi (100.000 milioni), le ricadute sono invece devastanti.

L’Abruzzo è emblematico dell’assurdità della riforma. I 4 tribunali abruzzesi sono veri e propri avanposti territoriali in aree gegografiche, vaste, montuose, e mal collegate con i futuri Tribunali accorpanti. Da Quadri a Chieti, da Ateleta a L’Aquila, sarà da ridere, in inverno, quando i processi non potranno essere celebrati per oggettiva difficoltà di parti o testimoni a presenziare.

Sarà da ridere quando i piccoli tribunali abruzzesi, a dimensione d’uomo, senza file per parlare con i magistrati o per accedere ai servizi delle cancellerie o degli uffici (apprezzati da tutti i professionisti di sedi metropolitane capitati da quelle parti), dovranno cedere il passo a uffici che già scoppiano di loro e che si accosteranno sempre piu a megalopoli giudiziarie metropolitane, dove per chiedere un certificato devi fare la fila dall’alba.

Ma questo, la Severino e la Cancellieri, non lo hanno voluto ascoltare, per seguire le volontà di altre lobby capitatanate da qualche boiardo di Stato e solo con l’intento di creare uffici giudiziari con molti magistrati e dove ogni giudice può facilmente ritagliarsi una nicchia di lavoro e fare per tutta la vita solo quello. Quella che loro chiamano specializzazione. A queste lobby hanno dato ascolto le Ministre mentre sono state sorde alle forti voci dei territori e degli avvocati, bollati come portatori di interessi di bottega o di campanile. E in Abruzzo come in Italia la politica è stata distratta, svegliandosi tardi per ribellarsi a questo scempio quando la frittata era fatta. Ma per l’Abruzzo forse non è tardi a patto di voler davvero fare qualcosa.

Massimo Carugno – L’Aquila

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Commenti all'articolo
  1. Sono d’accordo con la tesi di fondo. Si tratta di una riforma inutile o di una riformetta che non tocca i nodi strutturali della giustizia. Pochi magistrati e pochi posti in carcere. Abbiamo 66 mila persone in carcere così ripartite: 1/3 stranieri per lo più extracomunitari; 1/3 in attesa di giudizio; 1/3 che sta scontando la pena. Per una paese che ospita tre organizzazioni criminali di livello mondiale e dove dilaga la corruzione e l’illegalità, 60.000 posti in galera mi sembrano pochi. Serve un piano di edilizia carceraria per rendere certa la giustizia e rendere le prigioni degne di un paese civile. Servono anche più giudici. Certo dei Tribunali più grossi consentono maggiore specializzazione e scambio di esperienze ma non è questo il problema più grave.

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