sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’attacco alla Siria
Pubblicato il 04-09-2013


Ha ragione Bernard Henry Lèvy sul Corriere di oggi. Esiste un’ipocrisia diffusa attorno alla risposta da dare al massacro siriano. E si deve dare atto al socialista Hollande di essersi per primo distinto dal coro dell’indifferenza e dell’impotenza. È giusto dunque che a fronte di una così palese violazione del diritto internazionale debba esserci una reazione. Ma, sta qui il punto. Una risposta per essere legittima dovrebbe darla l’Onu, come avvenuto in Afghanistan e prima in Kuwait. L’Onu è però bloccata dai veti russi e cinesi e non può far nulla. È giusto allora che si muova l’America coi suoi eventuali alleati? In questo caso mancherebbe la fedelissima Gran Bretagna dopo la bocciatura parlamentare del povero Cameron, il quale, se avesse un minimo di dignità, dovrebbe dimettersi dopo la figuraccia.

Io penso che, pur essendo teoricamente illegittimo, sarebbe opportuno se un’azione militare fosse motivata da prove certe delle responsabilità del regime siriano sull’uso di armi chimiche e da conseguenze ben calcolate sul piano militare e politico. Sulla responsabilità di Assad esistono tuttora dubbi, forse immotivati, ma certo corroborati dalla vicenda irachena e dalla supposta esistenza di armi di distruzione di massa, mai esistite.

Sulle conseguenze dobbiamo essere molto chiari. Un attacco, neppure risolutivo, alla Siria, non eliminerebbe Assad, ma certo rafforzerebbe i suoi oppositori. E chi sono costoro? Sono oggi in massima parte estremisti islamici, con Al Qaeda attivissima. A questo si vuole arrivare? Non hanno insegnato nulla le conseguenze del dopoguerra in Afghanistan dopo che gli americani avevano appoggiato decisamente i talebani e armato lo stesso Osama? Adesso, armando l’islamismo, scendendo in guerra al suo fianco, l’America sta difendendo se stessa, l’Occidente, l’Europa? Sono queste le domande e le perplessità che mancano nel lucido articolo di Henri Lèvy. Ma si sa, gli intellettuali, raramente sono sfiorati da dubbi.

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Commenti all'articolo
  1. 1) L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione di controversie internazionali; 2) Sarebbe un’ingerenza nelle vicende interne siriane; 3) Inefficace, perché non risolverebbe nulla non essendo accompagnata da alcuna strategia politica, tantomeno tesa a difendere i nostri interessi; 4)Controproduttiva, perché avremmo più profughi che chiederebbero asilo in Italia; 5) Costosa (e non abbiamo più soldi da buttare!).

  2. E se proponessimo la regola secondo cui il denaro speso per gli attacchi militari venga controbilanciato almeno con un’uguale somma destinata ad interventi umanitari? Immaginiamo allora un insediamento in Giordania che accolga i profughi. Un insediamento dove far crescere città, con industrie e fattorie. Immaginiamo tutta la nostra scienza utilizzata per trasformare il deserto in giardino. E’ tecnicamente possibile: è già stato fatto in Israele. Immaginiamo che una nuova generazione di ragazzi, i figli dei profughi, diventi il nucleo di una comunità che metta al bando le discordie e i fondamentalismi e riesca a prosperare. E’ possibile perché è più efficace diffondere cose buone piuttosto che fare baruffa sulle cattive. E’ un metodo che ci costringe a premiare le reciproche opportunità e a mettere in secondo piano i conflitti.
    Così l’inadeguatezza culturale dei vari dottor Stranamore, che viene immortalata nella copertina di Time con un Barack Obama “guerriero infelice”, sarebbe superata da un fatto eclatante. E l’accenno al baciamano di Papa Francesco (capo della religione più numerosa al mondo) alla Regina Rania di Giordania si riempirebbe di significato. La Siria è al centro dell’area dell’alba della nostra civiltà, delle fedi, delle filosofie e delle scienze delle arti, compresa l’arte della guerra. Ma anche dell’agricoltura e delle città. Sulla Siria si concentra ora l’attenzione dei potenti del pianeta per turbolenze politiche e sociali che causano, come sempre è avvenuto, parecchie vittime fra gli schieramenti in lotta e fra la popolazione. Centomila morti, di cui gli ultimi mille con il gas nervino. Ora, per una bizzarria del comportamento umano, proprio questi ultimi mille morti hanno scatenato la rabbia di mezzo mondo contro gli assassini che, fra l’altro, non si sa bene chi siano. Addirittura un gruppo di ribelli oppositori di Assad ha confessato di aver sparato quelle bombe senza sapere che cosa fossero, rischiando di rimanere, a loro volta, uccisi. E mezzo mondo ha concentrato, nel mare davanti a casa nostra, un arsenale di potenza inaudita pronto a fare fuoco per castigare gli assassini. Per fortuna, prima gli inglesi poi gli americani hanno ripiegato sulla prudenza seguiti a ruota dai francesi. E’ iniziato il G20 a San Pietroburgo e gli occhi dell’umanità, collegata in rete, guardano Vladimir Putin. Però il dilemma rimane perché la regola che proibisce le armi chimiche è stata violata e i responsabili devono essere sanzionati. Castighiamoli creando una via di fuga per i loro giovani e lasciamo che le vecchie cariatidi fondamentaliste si elidano a vicenda. Coinvolgiamo nel progetto Israele che ha dimostrato eccezionali capacità di ingegneria per lo sfruttamento di risorse idriche sotterranee di cui la Giordania è ricca. Dimostriamo, costruendo una nuova Petra, quanto sia efficiente la risorsa più abbondante nel mondo: la materia grigia dei nostri ragazzi.

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