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Opinioni e commenti
 

Lehner: «Il Pdl, un errore». Manifesto di un’Italia senza forza
Pubblicato il 18-09-2013


Berlusconi - Forza Italia

Giornalista, scrittore e storico socialista. Fondatore nel 2009 di un’associazione politico-culturale ribattezzata “Nuova Forza Italia”. Una sorta di premonizione o, forse, di presagio visto che durante l’intervista, risuona in sottofondo il videomessaggio con cui Berlusconi ha lanciato il suo nuovo, e allo stesso tempo logoro, grido di battaglia. «L’idea di fondare un’associazione che divenisse punto di riferimento dell’area dei liberali nacque quando fu chiaro che il Pdl era stato un grande errore» dice parlando della sua associazione. Di sicuro Giancarlo Lenher sembra avere le idee chiare:  «Forza Italia senza Berlusconi non ha futuro».

Al di là delle vicende note il tramonto di Berlusconi è ormai segnato. Se la sua creatura politica non ha futuro senza di lui, cosa accadrà allora?

Ci sarà Forza Italia, ma solo finché Berlusconi ne è il leader perché non c’è nessuna possibilità di un ricambio al vertice visto che parliamo di una struttura priva di una reale direzione. In futuro prenderà corpo senza dubbio una separazione tra le varie anime. Di cui le uniche capaci di rimanere in piedi, quelle che hanno una visione politica, sono l’anima liberal-socialista e quella democristiana. Voglio sperare, e questa è più una speranza che una previsione, che la dissoluzione del centrodestra e anche le inevitabili spaccature che stanno minando il Pd, possano finalmente portare a creare le condizioni per la rinascita di un grande partito liberal-socialista. Perché FI, originariamente, nasce con al suo interno una fortissima componente socialista.

Quale è stata, dunque, la promessa mancata di Forza Italia?

Nel ‘94 gran parte degli elettori e dei dirigenti politici in Italia guardano a Forza Italia con grande speranza. Molti ci entrarono per questo e alcuni ci sono rimasti. Berlusconi ebbe il merito di rioffrire una speranza ad un elettorato smarrito e senza i partiti storici. In quegli anni c’era un popolo privo di referenze culturali e politiche perché Mani Pulite, al di là di ogni giudizio, ha dato un colpo molto serio e molto grave alla politica in quanto tale aprendo la strada alla politica spettacolo.

È bastato “vendere” una speranza?

Il fallimento è stato appunto nell’aver tradito l’attesa di un’Italia liberale, liberalizzata, liberata, affrancata da una serie di pastoie, di apparati burocratici che costano troppo, che creano un mix di spesa e inefficienza. Questa era speranza, si parlava di una rivoluzione liberale.

Perché allora Berlusconi, pur avendo i numeri, non ha compiuto la “rivoluzione” tanto promessa? Ad esempio in fatto di giustizia.

Perché siamo entrati in una fase in cui non esiste la politica, ma l’immagine, il sogno in quanto sogno, lo slogan e lo spettacolo.

Cioè mi dice che Berlusconi è vittima del circo che lui stesso ha creato?

Beh in qualche modo. Ma anche perché non si è circondato della gente giusta: intorno a lui c’era gente interessata ad altro.

Lui non è “interessato ad altro”?

Probabilmente anche lui, ma se avesse avuto una spinta seria da parte di gente che credeva alla rivoluzione liberale, la storia sarebbe andata diversamente.

Lei ha detto che una forte componente socialista confluì in FI. Come mai non sono stati capaci loro di influenzarlo in questo senso?

Nel 2001 io ero semplicemente uno scrittore, uno storico e non avevo ruolo politico. Dopo la grande vittoria elettorale di Silvio Berlusconi io andai a parlare con lui, che aveva una maggioranza schiacciante, proponendogli come prima cosa da fare, quella di ristabilire un equilibrio tra i poteri. Visto che l’allora Pds aveva votato in Europa una legge sull’immunità parlamentare, proposi per iniziare, che fosse riportata quella stessa proposta di legge in Italia:  nessuno si sarebbe potuto rifiutare di votarla. Lui disse che era un’ottima idea, ma dopo 15 giorni mi chiamò e mi disse di aver parlato con alcuni consulenti e amici che avevano espresso parere negativo perché consideravano la misura antipopolare. Un aneddoto che descrive quanto le persone di cui si è circondato Berlusconi invece di spingerlo a realizzare qualcosa abbiano inseguito mire personali. Una situazione che ha favorito il fenomeno delle leggi “ad personam” che non sono servite ad altro che a far perdere voti. Il problema in Italia non è solo la magistratura, visto che questa situazione anomala fa molto comodo anche agli avvocati che abbondano nelle fila del Pdl. Per questo, sia FI che il Pdl hanno mostrato una carenza gravissima di pensiero. Berlusconi è un manager brianzolo e credo abbia seguito la regola aurea che il manager deve scegliere di circondarsi sempre di qualcuno meno intelligente di lui.

Ma, insomma, possibile che Berlusconi non abbia responsabilità dirette?  

Ci sono anche altri elementi. Non dobbiamo dimenticare che in questo Paese la magistratura è una corporazione molto forte che difende se stessa.

Da quali attacchi?

La magistratura ha avuto un vantaggio incredibile sul Parlamento e sull’Esecutivo oltre ad aver provato ad assaltare il Quirinale. Hanno un controllo molto forte e vogliono mantenerlo.

Parla della magistratura come se si trattasse di un monolite, possibile?

Si e no. Sicuramente è una struttura monolitica quando parliamo di tutti coloro che sono iscritti a un “partitino” interno. Il giudice Cordova che non faceva parte del “circolo” e che si era tirato fuori dall’ANM e dalle correnti è stato fatto a pezzi. C’è una regola straordinariamente dura nella magistratura, ovvero o fai parte della partitocrazia interna e quindi puoi fare in generale quello che vuoi, oppure sei marginalizzato. Se tu fai parte della corporazione in modo organico e appartieni a una corrente non hai problemi; in quest’ottica è sbagliato dire che i giudici sono rossi. Ci sono anche i neri, i gialli, i bianchi, ma tutti accomunati dall’appartenenza ad una corporazione forte.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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