venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Francia. A scuola la “Carta
della laicità”. Squarcione:
«La laicità è equidistanza»
Pubblicato il 12-09-2013


Scuola-crocefissoRientrati dalle vacanze estive, gli studenti francesi delle scuole pubbliche, dalle elementari al liceo, al posto di simboli religiosi si sono ritrovati ben altro: una carta. Non una qualsiasi, bensì quella che è stata definita la “Carta della laicità”, fatta di 15 articoli appesi al muro non solo dell’aula, ma anche dell’ingresso, e in nei punti piuttosto visibili. Il documento, fortemente voluto dal ministro dell’Educazione francese Vincent Peillon, sarà accompagnato dall’affissione della bandiera francese ed europea, assieme alla dichiarazione e dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e al motto “Liberté-Egalité-Fraternité” (http://www.education.gouv.fr/cid73666/charte-de-la-laicite-a-l-ecole.html). Avanti! ne ha parlato con Maria Squarcione, responsabile nazionale scuola del partito socialista italiano che però frena, sottolineando che «il concetto di laicità non è contro la religione, bensì sulla libertà di coscienza e conoscenza, di credenza e critica».

Cosa pensi di questa iniziativa del ministro dell’Educazione nazionale francese, Vincent Peillon di introdurre nelle classi la cosiddetta “Carta della laicità”, il cui messaggio è un chiaro approccio neutrale all’insegnamento?

È la solita storia della Francia, addirittura messa sul piano di “una religione repubblicana”. Si tratta di un gesto che rientra nella tradizione della laicità “alla francese” che, a mio avviso, è integralista. Laicità non è un concetto contro la religione, bensì sulla libertà di coscienza e conoscenza, di credenza e critica. È l’esatto contrario dell’anti-religione, dell’anti-clericalismo, ovvero mettere tutte le credenze sullo stesso piano. La finalità della laicità è di impedire il dogmatismo e il fondamentalismo, in qualsiasi ambito, che sia esso religioso o scientifico, per esempio.

Non condividi dunque le affermazioni del ministro francese?

Le affermazioni del ministro fanno riferimento a una sorta di conclusione della rivoluzione francese. Trasportano nel 2013 certe forme di integralismo parecchio anacronistiche. Si pensa a un ruolo dello Stato come educatore e, una carta pensata così, è radicalmente inopportuna. È la democrazia di natura integralista, ma coerente con la tradizione francese. Il loro approccio è antireligioso a prescindere. In questo modo non si tende a convivere, ma a tollerare. E la tolleranza presuppone una presa di posizione dall’alto.

La decisione del governo socialista francese ha già suscitato polemiche, ma sembra che questo intenda procedere dritto per la sua strada: il prossimo passo è infatti quello di introdurre il divieto di indossare il velo anche all’università.

Se procedono su questa linea ci arrivano, ma si tratta di fondamentalismo puro. Uno stato laico permette la massima libertà, regolata, di espressione. È necessaria dunque la congruenza con i fondamentali principi dello stato di diritto della nazione accogliente. Quello di neutralità dello Stato è, a mio avviso, di fondamentale importanza: lo Stato deve regolare, sì, ma restare neutrale.

In Italia, quale strada andrebbe perseguita?

Vi sono due differenti politiche: quella della tolleranza e quella  dell’integrazione. Secondo me bisogna scegliere la seconda. In una società multiculturale non abbiamo più la necessità di sottolineare che la religione cattolica è quella di Stato. Dobbiamo garantire una politica di integrazione.

Ossia?

Permettere la convivenza pacifica delle varie etnie, rispettandone le tradizioni, nella piena osservanza delle leggi del nostro Stato di diritto.

Silvia Sequi

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