mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

No Tav, la mafia fa scuola
Nencini: chi usa la violenza
ha sempre torto
Pubblicato il 12-09-2013


No Tav-scontriFare il mestiere di imprenditore può essere pericoloso. Lo sa bene adesso anche Ferdinando Lazzaro, contitolare di una delle tante aziende, la Italcoge, che lavorano alla costruzione della TAV in Val di Susa e che già in passato aveva subito altre aggressioni. Non c’entra però la mafia (si spera che non c’entri), ma la frazione più violenta dei No-Tav, il movimento che pretende di difendere “gli interessi della popolazione” della “valle che resiste”, come fossimo nel ’44, contro le “tante piccole lobby che dal potere e dal denaro pubblico traggono il loro nutrimento da sanguisughe” come spiega il giornale comunista on line ‘contropiano’. Fatto sta che l’imprenditore è andato mercoledì sera in tv, a ‘Virus’ sui Rai 2, a spiegare le ragioni del suo lavoro e qualche ora dopo c’è stato l’attentato incendiario al suo cantiere.
Casualità? Chissà, di certo l’atmosfera in Val di Susa continua ad essere rovente e ha ben dire l’imprenditore che questa escalation di violenza fa male non solo alle aziende impegnate nella TAV, ma a tutta la valle e in fondo anche allo stesso movimento che si oppone alle ferrovie ad alta velocità.
“Andare avanti in queste condizioni è sempre più difficile. Di più non riesco a dire”.

Già, chissà cosa dicono ancora il filosofo Gianni Vattimo e lo scrittore Erri De Luca che invece di condannare gli atti di violenza, si preoccupano di dimostrare comprensione per il fenomeno se non addirittura di giustificarlo. De Luca, anzi ha spiegato qualche giorno fa all’Huffington Post che la TAV va sabotata e poi intervistato da questo giornale ha un po’ fatto marcia indietro, ma poco poco, dopo l’annuncio di querela della LTF, la capofila delle imprese TAV, e sempre strizzando l’occhiolino perché per lui “la Valle (sic!) pratica la resistenza da molti anni”!

Ci dispiace insomma per l’appello inascoltato del magistrato Gian Carlo Caselli che aveva invitato tutti, e in modo in particolare politici e mass media, a non mostrare nessuna comprensione e tantomeno indulgenza per chi pratica la violenza camuffata da protesta, perché dal ’68 in poi, nel nostro Paese si sa con la violenza come si comincia e, purtroppo, si sa anche dove si fa a finire.

Ma per tornare alla vicenda di Ferdinando Lazzaro, vittima delle intimidazioni, dobbiamo anche ricordare che a rischiare assieme alle forze dell’ordine, agli imprenditori, agli amministratori locali Sì-Tav, ci sono anche i giornalisti.
Emblematico quanto accaduto il 10 agosto scorso a Chiomonte a una collega di Repubblica, Erica Di Blasi. All’opera una banda di una ventina di attivisti, di cui tre poi identificati, che armati di bastoni, gli avevano rubato il cellulare con cui aveva scattato foto e filmati di un corteo, l’avevano obbligata a mostrare i documenti e accompagnata all’auto di cui avevano ostentatamente fotografato la targa. Infine l’avevano ‘cacciata’ dalla Valle, di cui si sentono ovviamente i guardiani, perché a loro dire ‘non gradita’. In fin dei conti dei vigliacchetti, decisi a imitare i metodi di mafiosi camorristi, per impedire che un giornale possa fare il suo lavoro come si usa in democrazia.

I tre identificati sono stati arrestati questa mattina e messi ai domiciliari, ma sarebbero in cella se l’arresto fosse avvenuto prima del 20 agosto, giorno in cui è entrata in vigore la legge Severino, detta ‘svuotacarceri’, che prevede il carcere preventivo solo per ipotesi di reati punibili con pene superiori ai cinque anni, mentre la violenza privata prevede una pena di quattro anni.

Un clima di violenza e di intimidazione che nulla ha a che fare con la legittima protesta di chi non è d’accordo con la costruzione della linea ad alta velocità in Val di Susa anche se si tratta con ogni evidenza di una minoranza assoluta nel Paese e anche tra le popolazioni interessate. Di fatto sono proprio queste frange, assistite dai Vattimo e dai De Luca, con il sostegno più o meno convinto da settori anarco-comunisti che sposano qualunque movimento purché sia contro lo Stato, l’America o Israele, a radicalizzare la situazione, rendendo sempre più difficile, se non impossibile, ascoltare le comunità locali e sciogliere i nodi che si possono sciogliere.

Chiosa Nencini: “Chi usa la violenza ha sempre torto. I dissidenti o si dissociano o sono complici”

Carlo Correr

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