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Opinioni e commenti
 

Omofobia, un passo avanti. Ma piccolo. Via libera della Camera con sì di Pd, Scelta civica e Psi
Pubblicato il 20-09-2013


OmofobiaAlla fine anche la Camera ce l’ha fatta: con 228 voti a favore, 57 contrari e 108 astenuti è stata approvata una legge contro l’omofobia e la transfobia. Ci sono voluti tre giorni di discussione, oltre 72 ore di dibattito, rinvii, tentativi di mediazione, spaccature tra la maggioranza, alleanze trasversali immediatamente capovolte, con testi che cambiavano, si annacquavano, peggioravano, ma alla fine l’asse laica, complice anche il voto segreto, ha avuto la meglio. Certo non è una bella legge, certo si poteva fare di più e fare meglio, ma tutti quelli che criticano e gridano allo schifo, e sono tanti soprattutto a sinistra, dovrebbero ricordare che sono vent’anni che ci si provava senza riuscirci, che c’erano già stati altri tentativi, nel 2009 e nel 2011, entrambi finiti con una bocciatura.

“Votiamo questa legge, che pure potrebbe essere ulteriormente migliorata, consapevoli del fatto che il meglio è nemico del bene. O del quasi bene. Stiamo facendo un passo avanti, ne vorremmo due o più certamente, ma è un passo avanti nella giusta direzione”. Ha affermato Pia Locatelli nella dichiarazione di voto finale. “Quella sull’omofobia – ha aggiunto – è una legge di civiltà. Non è una legge delle persone omosessuali o transessuali, né una legge di una parte politica, è una legge che appartiene a tutta la collettività. Una legge per contrastare i crimini di odio basati su orientamento sessuale e identità di genere, ed a favore della libertà delle persone omosessuali e trans di vivere senza essere offesi. Una legge che ci avvicina al resto dell’Europa”

Il provvedimento in teoria avrebbe dovuto essere votato da tutti, ma non oggi, bensì nel 1993, all`interno della cosiddetta legge Mancino che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. Allora, così come è accaduto in più recenti legislature, non si ebbe abbastanza coraggio e l’orientamento sessuale, dopo un lungo dibattito, fu deliberatamente lasciato fuori dalla formulazione. Bisognava semplicemente colmare questa lacuna. Non stiamo parlando di aprire ai matrimoni gay o alle coppie di fatto, ma semplicemente di riconoscere protezione agli omosessuali quando vengono derisi, oltraggiati, malmenati, discriminati.

Tutto qui. Qualcosa di cui non si dovrebbe neanche a stare a discutere se non fossimo in Italia. E, infatti, in un primo momento anche quell’area cattolica più oltranzista si era dichiarata a favore della legge. A patto che…a patto che gli omosessuali fossero esclusi da quelle aggravanti previste dalla legge Mancino per tutti gli altri casi. Come dire: fare una legge e svuotarla dei contenuti, anzi, fare una legge antiomofobia che di fatto discrimina gli omosessuali rispetto agli altri discriminati.

Una cosa inaccettabile e sia Pia Locatelli per i socialisti che Walter Verini del Pd hanno presentato un emendamento per ripristinare le aggravanti. Da qui la spaccatura con il Pdl che immediatamente si è detto contrario, portando a una lunga trattativa nel tentativo fallito di raggiungere un’intesa più larga possibile.

La cosa più logica, e più facile, a questo punto sarebbe stata una grande alleanza trasversale con Sel e i pentastellati, ma questi ultimi, a parole favorevoli alla legge ma di fatto favorevoli solo alla ‘loro’ legge, hanno avvelenato continuamente il dibattito in Aula con le solite ingiurie che non hanno risparmiato, come di consueto, neanche la presidente della Camera.

Il semplice accordo con Sel e il ripristino momentaneo della coalizione che si era presentata alle elezioni (vi ricordate “Italia bene comune”?), sarebbe comunque stato sufficiente, i numeri c’erano, ma non si è voluto dare un altro scossone alla già traballante maggioranza mettendo in ulteriore pericolo il governo.

Da qui altra mediazione, altro fallimento e tra una discussione e l’altra, per ottenere il sì di Scelta civica sull’aggravante si è accettata una norma, già ribattezzata salva partiti e associazioni o “salva-vescovi”, che mette al riparo da tutte le sanzioni della Legge Mancino le “libere espressioni” e le manifestazioni di convincimenti o opinioni” purché “non istighino all’odio o alla violenza”, gli appartenenti ad organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, religiosa, sanitaria, di istruzione, e che ha provocato l’astensione di Sel e dure critiche da parte del mondo LGTB.

Insomma un mezzo pasticcetto, al quale si spera porrà rimedio il Senato. Forse. È già perché a Palazzo Madama in questa legislatura hanno purtroppo dato prova fino ad oggi di non poche cantonate, dovute alla fretta o a una certa superficialità nell’esaminare alcune leggi, che hanno prodotto aberrazioni come il caso Stamina, o il restringimento della direttiva europea sugli animali. Speriamo ci facciano ricredere.

Cecilia Sanmarco

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