domenica, 17 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Parma, Grillo e la maledizione dell’inceneritore
Pubblicato il 05-09-2013


Grillo-InceneritoreLa sortita di Beppe Grillo nel giorno in cui è entrato in funzione il famigerato inceneritore di Parma era prevedibile. La sconfitta brucia e Grillo è un brigante politico al quale importa poco, anzi punto, del danno all’immagine della Food Valley parmigiana, produttrice di alimenti d’eccellenza. Del tutto comprensibile e doverosa, di fronte a questo sfregio brutale, l’indignata reazione difensiva della Camera di Commercio, dei Consorzi di tutela della qualità, della Ministra dell’Agricoltura, delle Organizzazioni del mondo agro-alimentare e anche dei dirigenti regionali di PD e PDL. Tutti condannano l’atto terroristico del capo del M5S, che sbandiera in campo internazionale lo slogan dei prosciutti e del parmigiano-reggiano alla diossina. Detto questo, è doverosa una riflessione, capace di oltrepassare la polemica. La Gazzetta di Parma ha pubblicato un’intervista dell’oncologo prof. Andrea Ardizzoni che reca come titolo: “Preoccupazioni lecite, ma non supportate da dati scientifici”. Nel testo dell’intervista si legge: “Il dibattito sugli inceneritori è ancora aperto, e al momento nessuno può esprimersi né a favore, né contro basandosi esclusivamente su dati epidemiologici disponibili, cioè dati relativi all’incidenza di mortalità per tumore in determinati distretti geografici in cui sono presenti o meno inceneritori.”.

L’intervista si conclude con questa constatazione: solo tra un ventennio, consultando il registro dei tumori della provincia di Parma, conosceremo gli effetti delle emissioni dell’inceneritore. Se così stanno le cose, non mi pare il caso di gioire della sconfitta politica di Pizzarotti e di Grillo e neppure di ostentare tranquillità a fronte del monitoraggio non allarmante delle prime fumate. Le preoccupazioni sono e restano incombenti: il dubbio di effetti devastanti è concreto. Uomini, coltivazioni ed animali del distretto del prosciutto e del formaggio sono verosimilmente a rischio e fanno da cavie: tra vent’anni sapremo come è andata consultando il registro dei tumori.

Se sarà andata male, sarà tardi per maledire i dirigenti del PD, del PDL e dell’IREN che hanno lottato con le unghie e con i denti perché l’inceneritore alle soglie di Parma cominciasse a ridurre in cenere i rifiuti.

Poiché c’è anche un po’ di giustizia a questo mondo, si può già constatare che i maggiori patrocinatori politici dell’inceneritore sono già sul viale del tramonto. Ma anche i capitani d’industria della Food Valley debbono compiere un esame autocritico.
Perché una sostanziale acquiescenza a questa intrapresa? Perché accettare un rischio di immagine, anche minimo, che comunque sarebbe derivato dalla installazione di questo ecomostro a un tiro di schioppo dallo stabilimento della Barilla, nel cuore del più prestigioso distretto alimentare italiano? Il valore del marchio Parma in campo alimentare è incommensurabile. Spero che si trovi quanto prima un motivo, e finanche un rampino, per eliminare questa dissennata fonte di rischio.

Fabio Fabbri

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento