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Opinioni e commenti
 

Pd, il presidente della Toscana a Renzi: «Decidiamo subito sull’ingresso nel Pse»
Pubblicato il 07-09-2013


Matteo Renzi«Dario Nardella, deputato renziano, dice che con Renzi il Pd entrerà nel Partito socialista europeo (Pse). Se è vero, molto bene. Anche noi della sinistra vogliamo entrare da tempo nel socialismo europeo». L’auspicio, pubblicato sul social network Facebook è del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha esortato a prendere la decisione in tempi brevi: «Facciamolo subito: mettiamo insieme l’argomento all’ordine del giorno della prossima assemblea nazionale e votiamo». All’Avanti! il governatore ha sottolineato che procedere in tale direzione significherebbe ottenere «un successo per tutti e un chiarimento sull’identità del Pd»

Presidente Rossi, in cosa si tradurrebbe la proposta che ha lanciato al Pd?

La mia proposta, che ribadisco con convinzione, rappresenterebbe l’occasione per tradurre le intenzioni in fatti concreti, e quindi, per verificare le reali intenzioni di ciascuno. Noi della sinistra siamo convinti, vedremo se anche i post Dc sono altrettanto disponibili. Segnalo intanto che il primo leader europeo che Renzi ha incontrato è stata la Merkel.

Secondo lei, qual è stato il principale errore commesso dai Ds?

L’errore lo commisero a monte, ossia quello di non porre subito come elemento costitutivo e identitario l’adesione al Pse, usando la stessa formula che ci ha consentito di aderire al gruppo europeo del Pse.

Quali conseguenze ha provocato questa mancanza?

In primo luogo ci condanna a svolgere un ruolo inferiore alla nostra consistenza, e questo finisce per penalizzare non solo noi, ma anche il nostro Paese. Il Pd non partecipa alle riunioni del Pse, ma solo a quelle del gruppo dei socialisti, con l’eccezione di D’Alema che fa parte dell’ufficio di presidenza del Pse. L’obiettivo della riunificazione della sinistra italiana è per noi della sinistra del Pd da perseguire con determinazione.

Cosa potrebbe offrire al Paese una sinistra italiana veramente riunificata?

In primo luogo sarebbe in grado di esprimere una grande forza e capacità di attrazione. C’è da domandarsi perché ancora non ci si riesca e cos’è che ancora la impedisce. La svolta di Occhetto nell’89 e il dibattito che si sviluppò ebbe un limite che riassumerei così: fu un errore non aver fatto una scelta netta di adesione al Pse come sbocco naturale e conseguente della storia del tutto particolare del comunismo riformista italiano.

La poco profonda e convinta adesione al Pse quali effetti ha comportato all’interno del partito?

A mio avviso questo ha dato origine a un partito privo di identità, di riferimenti sociali, molto soggetto alle incursioni esterne, perché appunto privo di presidi culturali adeguati. Un partito che ha finito per avere un profilo indeterminato, in cui concetti come innovazione e modernità hanno finito per sopravanzare sui valori fondamentali della sinistra socialista ed europea, a cominciare dal riferimento all’uguaglianza e all’emancipazione delle classi più deboli. Ricordo al riguardo una frase di Norberto Bobbio: «Mi sono sempre considerato un uomo di sinistra. La ragione fondamentale è sempre stata il disagio di fronte allo spettacolo delle enormi disuguaglianze, tanto sproporzionate quanto ingiustificate, tra ricchi e poveri, tra chi sta in alto e chi sta in basso nella scala sociale, tra chi possiede potere, vale a dire la capacità di determinare il comportamento altrui, sia nella sfera economica sia in quella politica e ideologica, e chi non lo ha».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Interessante il riferimento a Bobbio per individuare una definizione dell’essere di sinistra. Quanti guai per la sinistra e per il paese ha comportato l’impossibilità, per il peso dell’eredità berlingueriana, di fare, dopo la bolognina, una scelta chiara di sinistra nell’ambito del socialismo europeo e di aprire un confronto con la storia del socialismo italiano.

  2. L’ingresso nel PSE è atteso da parte di noi Socialisti sin dal 1963. I militanti del PSI hanno sempre dovuto azzuffarsi con i (pseudo)comunisti e spesso ne sono usciti sconfitti. Il partito, oggi, dovrebbe aprire un dibattito sulla questione e porla nei giusti termini. Non vorrei che succedesse come negli anni novanta quando una volta entrati hanno fatto di tutto per buttarci fuori senza riuscirci.

  3. E’ un’ipotesi accarezzata da molto tempo da pochi.
    La perdita d’identità per cui si sono battuti i comunisti ha bisogno di decantare nel tempo con nuove generazioni, Forse dopo un secolo dal 921 ed un quarto di secolo dall’89 il tempo di decantazione sarà finito come l’intobidamento della sorgente alla base dell’idea Socialista.

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