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Opinioni e commenti
 

Scorie nucleari in Campania, Musmeci (Iss): “L’allarmismo manca di basi scientifiche. Occorrono studi seri”
Pubblicato il 05-09-2013


EVIDENZA-Scorie nucleariProprio ieri, il quotidiano Avanti! ha ospitato un’intervista all’esponente del Pd, Pina Picerno, in merito a quella che è  stata definita «Una bomba ecologica che causa la morte di un numero altissimo di persone». Le dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, che ha parlato di smaltimento illegale di “fanghi termonucleari” nel territorio della regione Campania, lasciano sgomenti e generano profonda preoccupazione. Una preoccupazione di fronte alla quale è necessario cercare di capire senza lasciarsi travolgere dall’emotività, separando come sempre, il più possibile, le opinioni dai fatti. Proprio per questo Avanti! continua ad occuparsi di un tema così grave, a parlare di rifiuti tossici e rischio per la salute pubblica, interpellando un’autorità in materia. Loredana Musmeci, direttore del Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Istituto superiore di sanità (ISS) vanta un curriculum di fama internazionale che le permette di dare un contributo lucido, forse scomodo per alcuni, ma che, sicuramente contribuisce ad arricchire il dibattito, fornendo un punto di vista esperto sulla tematica. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, e che lo Stato intervenga per chiarire e proteggere i cittadini, come suo dovere, parlare di rischio per la salute pubblica significa anche chiarire quali sono i confini che delimitano l’attendibilità delle opinioni, perché la scienza è, prima di tutto, metodo.

Dottoressa Musmeci, cosa sono i “fanghi termonucleari”?

Innanzitutto ci tengo a precisare che la dicitura “fanghi termonucleari” non dice nulla. Non è una categoria che fa riferimento a qualcosa di chiaro o scientifico, dunque non gli si può’ attribuire una provenienza certa.

 In che senso?

Nel senso che non possiamo dire se si tratti di rifiuti radioattivi provenienti da ospedali piuttosto che da attività di sperimentazione di centri di ricerca. L’averli denominati “fanghi” potrebbe lasciare intendere ceh si tratti di materiale disperso in un liquido e che, pertanto, va a formare una fanghiglia, ma detto così è davvero difficle inquadrare di cosa si stia parlando e, duqne, delle possibili ricadure sulla salute pubblica.

Mi sta dicendo quindi che che a seconda del tipo radioattivo le consegueze dul territorio possono essere molto diverse?

Certo. Per iniziare a fare un’analisi seria sugli impatti e ipotizzare un’azione incisiva di bonifica si deve innanzitutto capire, se di materiale radioattivo si tratta, quale tipo di radionuclidi sono contenuti nelle scorie. A seconda della tipologia che queste possono contenere si riesce a stabilire, per prima cosa, quale sia il periodo di emivita prima che i radionuclidi decadano fino a diventare innocui. Ad esempio il cesio impiega migliaia di anni prima di arrivare a perdere la sua radioattività, altre particelle, come lo iodio, solo qualche giorno. Ma, ripeto, se non conosciamo la provenienza e la natura delle scorie non possiamo fare una stima sensata.

Al di là della natura dei rifiuti, Campania sembra sia terreno di frontiera per quello che riguarda attività illegali di smaltimento. Che provenienza potrebbero avere questo tipo di scorie?

Le posso dire, da cittadina informata che legge le notizie stampa, che è sempre circolata la voce che in Campagna siano stati esportati e smaltiti rifiuti abusivi. Fino ad ora però, nel corso delle indagini, non si sono trovati rifiuti provenienti da ospedali, che, di solito, sono la prima fonte di questo tipo di rifiuti.

Diciamo che, in qualche modo, la definizione di “termonucleari” lascerebbe pensare a scorie provenienti da centrali. Non le sembra?

Che io sappia, i rifiuti provenienti dallo smantellamento delle centrali nucleari in Italia sono controllati e gestiti soprattutto dall’Enea.

Appunto. Si è parlato proprio di collusioni con funzionari dell’Enea.

Bisognerebbe capire quanto siano fondate queste accuse. Potrebbe accadere, naturalmente. Nulla si può escludere a priori, ma se non si forniscono fatti e circostanze sono parole.

Ma, insomma, il processo di smaltimento di questi rifiuti è da considerarsi “sicuro”?

Quello che sposso dire chiaramente è che in Italia esiste un ritardo molto forte per quello che riguarda il processo di smaltimento. In Europa occidentale siamo l’unico paese a non aver sviluppato un sistema di processamento a tecnologia complessa per lavorare le scorie delle ex centrali nucleari. Qualcosa si fa, ma davvero parliamo di poca cosa se consideriamo che il mondo della ricerca e gli ospedali generano rifiuti contaminati da isotopi. C’è, ad esempio, un sistema di riduzione volumetrica dei rifiuti, ma manca un ciclo di smaltimento definitivo che implicherebbe la creazione e l’individuazione di siti di deposito definitivi e inglobamento in matrici cementizie che minizzino la dispersione.

Alcuni esponenti politici hanno citato studi dell’università Federico II di Napoli che evidenzierebbero un incremento del 400% nei casi di tumore in Campania specialmente tra il napoletano e il casertano. Che ne pensa?

Davvero vorrei dire una cosa. Io credo che si sia innescata una dinamica che sta davvero facendo del male a questo Paese. Mi spiego: per finalità che non conosco e sulle quali non mi esprimo, avviene che vengono diffuse stime, quasi sempre di natura allarmistica, che non hanno nessuna base scientifica. Davvero non riesco a credere alla facilità con la quale chiunque si addentra in campi di competenza così delicati, utilizzandoli in termini di comunicazione spicciola e facendosi passare per persone scientificamente e tecnicamente esperte.

Hanno citato dati che riguardano il tipo di ricette mediche relative a specifiche patologie tumorali.

Guardi il famoso codice di esenzione 048 rappresenta un criterio che nessun ricercatore ha adottato perché è scientificamente sbagliato. L’unico studio serio può essere portato avanti con l’istituzione di un registro tumori. Purtroppo siccome questo è un tema che fa notizia, chiunque si alza e tira fuori dal cappello la sua stima, dando letteralmente “numeri”. Se lei utilizza il codice esenzione come metodo vedrà che in qualunque parte di Italia siamo intorno a quei livelli. Personalmente preferisco non commentare nemmeno affermazioni di questo tipo. Ci dobbiamo confrontare con numeri prodotti a seguito di uno studio che ha una validità scientifica degna di questo nome.

Ma esiste, secondo lei, “un’anomalia campana”?

L’Italia è un paese con un’aspettativa di vita elevata rispetto agli altri. In effetti in Campania c’è un dato che salta agli occhi poiché l’aspettativa di vita è inferiore alla media di due anni. Sicuramente anche l’ambiente rappresenta un fattore che contribuisce a creare questo dato, ma calcolare il peso del danno ambientale e quanto questo possa influire è scientificamente molto complesso. Sono tanti gli elementi che concorrono tra i quali le abitudini alimentari, il fumo, gli stili di vita. Inoltre, un aspetto che influisce molto è il livello delle strutture sanitarie che in Campania ahimè sappiamo essere carenti. Chi si ammala non trova strutture sanitarie sempre all’altezza della situazione.

Non crede che, se si dimostrassero vere le affermazioni dei pentiti, ci sarebbe da considerare la situazione come a rischio per la salute dei cittadini.

Sicuramente il rischio diventa elevatissimo. Se realmente sono state smaltite illegalmente scorie radioattive è ovvio che le radiazioni hanno un ampio impatto sulla salute umana. Andrebbe, in ogni modo, indagata la loro tipologia e portata effettiva.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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