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Opinioni e commenti
 

Stamina. Le cure sì, le pozioni magiche no. Gli scienziati bocciano senza appello il metodo di Vannoni
Pubblicato il 12-09-2013


EVIDENZA-StaminaliLa sentenza del Comitato scientifico istituito dal Ministero della Salute, così come previsto dalle modifiche al decreto Balduzzi approvate dal Parlamento, conferma quanto molti già sospettavano: il metodo Stamina è privo di qualsiasi fondamento, in pratica non esiste e quindi non potrà esserci nessuna sperimentazione da avviare con i fondi pubblici. Un parere in parte scontato dopo tutte le ambiguità e la mancanza di trasparenza di una “terapia”, presentata come panacea di tutti i mali, che aveva suscitato false speranze nei malati incurabili e nei loro familiari.

La vicenda è nota: nel corso dell’approvazione del decreto Balduzzi era stato fatto passare come “cure compassionevoli” il trapianto di staminali mesenchimali usate come cellule e non come farmaci e quindi al di fuori  del controllo dell’Aifa e delle regole Ue. Le cellule “modificate” con un metodo non reso pubblico dal presidente di Stamina Vannoni, che medico non è, avrebbero prodotto una serie di miracolose guarigioni, testimoniate con video drammatici di piccoli pazienti e con le dichiarazioni dei loro famigliari. Da qui la decisione di molti giudici del tribunale del lavoro (che non si capisce bene quale competenza abbiano in materia) ad autorizzarne l’uso.

Una vicenda che aveva suscitato l’immediato sollevamento della comunità scientifica della quale si era fatta portavoce alla Camera Pia Locatelli, ottenendo, dopo un lungo lavoro in Commissione Affari sociali, un risultato che da un lato permette alle famiglie dei pazienti di proseguire le cure, dall’altro avviava una sperimentazione sotto il controllo del Ministero della Salute e dei suoi organismi, così come avviene in tutta Europa e in gran parte del mondo per qualsiasi terapia innovativa. Nel contempo Vannoni avrebbe dovuto consegnare il suo “metodo” al Comitato scientifico che ne avrebbe valutato la validità.

Il signor Stamina aveva subito dichiarato di non volersi sottoporre ad alcun controllo, e solo dopo un lungo tira e molla si era deciso a consegnare un metodo che pare, secondo l’autorevole rivista Nature, sia stato copiato da scienziati russi e che non sia quello che attualmente viene utilizzato per i pazienti che già hanno avviato “la terapia”.

Oggi il responso del Comitato scientifico le cui conclusioni, assunte all’unanimità, sono negative: una decisione che ha raccolto il plauso della senatrice a vita Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio Cellule Staminali dell’università di Milano, del professor Paolo Bianco, uno dei massimi esperti internazionali di cellule staminali, e dell’Associazione Luca Coscioni. Una doccia fredda sui pazienti che da mesi stazionano davanti a Montecitorio vittime di quella che sembra essere a tutti gli effetti una colossale presa per il naso per non dire di peggio.

“Mi dispiace. Purtroppo – ha dichiarato Pia Locatelli – i nostri dubbi su Stamina erano fondati. Sarebbe stata una cosa bellissima constatare che ci eravamo sbagliati e che esiste veramente una cura in grado di guarire i pazienti afflitti da malattie degenerative gravissime di origine genetica e neurologica. Non è così e ce ne dispiace. Continuare adesso la sperimentazione con dei fondi pubblici, dopo il parere negativo della scienza, equivarrebbe a finanziare i viaggi a Lourdes per dare speranze ai malati. La speranza aiuta molto, moltissimo – ha concluso la deputata socialista – ma la speranza deve avere fondamento perché senza verità scientifica si illudono le persone, e noi legislatori e legislatrici in coscienza non possiamo farlo. È una questione di etica”.

Ma i signori di Stamina non si arrendono e hanno annunciato che ricorreranno al Tar e che vogliono avviare la sperimentazione all’estero.
Intanto i pazienti e i loro parenti proseguono nella loro disperata protesta e invocano il diritto alle cure. Alle cure appunto, non alle pozioni magiche.

Cecilia Sanmarco

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