martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dopo Telecom e Alitalia: stanno svendendo l’ltalia per un pugno di dollari
Pubblicato il 24-09-2013


Svendesi Alitalia-Telecom, Finmeccanica

C’era una volta l’Italia, quinta potenza industriale del mondo. Un’Italia fatta di industrie “pesanti” di cui, il tanto sbandierato “tessuto di piccole e medie aziende”, era corollario, benzina ma non motore. Di quella foto non rimane oggi che un’immagine sbiadita dal sapore di nostalgia: tutti i giornali nazionali aprono con le “scalate” Telecom e Alitalia: gli spagnoli di Telefonica puntano la prima, la cordata franco-olandese AirFrance-KLM la seconda. Insomma, la cartolina dell’Italia di oggi ritrae uno “Stivale” malandato sul quale campeggia uno spietato cartello con la scritta “AAA (s)vendesi”. E per un pugno di dollari.

“Diamo l’idea di vendere il Paese ai saldi. Segno che la politica di questi anni non ha dato i risultati che doveva dare” afferma all’Avanti! Felice Borgoglio, responsabile economico del Psi. Per comprendere meglio la situazione attuale, Borgoglio fornisce dati che aiutano a guardare in prospettiva quanto si consuma sotto i nostri occhi: «bisogna guardare lo sviluppo della nostra politica industriale e del nostro debito pubblico in rapporto alla Prima e alla Seconda Repubblica», afferma Borgoglio. «Quando ci hanno raccontato il mito dell’inefficienza dello Stato, avevamo una Repubblica con un patrimonio incredibile e 900miliardi di debito. Oggi svendiamo ai saldi i “gioielli di famiglia”, i motori produttivi del Paese, e abbiamo un debito pubblico che supera il 2000 miliardi di euro. Enel, Autostrade, Eni non sono più in mano nostra. Per il resto, assistiamo all’apertura della stagione dei saldi finali».

Una visione condivisa anche da Gennaro Migliore, coordinatore nazionale e Capogruppo di Sel, che ricorda come «lo Stato italiano sia diventato forte proprio grazie all’intervento pubblico. La svendita è stata un equivoco e io non mi rassegno che oggi il Paese si trasformi, diventando sempre più povero, con una produzione a basso contenuto tecnologico e con i giovani qualificati che vanno all’estero perché il mercato interno non riesce ad assorbire le loro competenze».

Difficile a questo punto immaginare delle alternative, nonostante proprio Migliore ribadisca che il gruppo di Sel ha chiesto al governo di riferire sulla possibile cessione di controllate di Finmeccanica ai coreani. Di sicuro restano aperti i grandi temi relativi all’acquisizione dei colossi nazionali: primo fra tutti il lavoro. Troppo spesso è accaduto che i passaggi di cordata rappresentassero solo l’anticamera del licenziamento per migliaia di lavoratori visto che l’interesse degli acquirenti risiede molte volte nella sola acquisizione di quote di mercato che vengono, poi, gestite  con minor personale e lavoro “delocalizzato”. Ma, anche, il controllo delle infrastrutture critiche. Su tutto pesa però un tema squisitamente politico, quello della visione in merito a quale sia il futuro del Paese. Se uno fatto di sudditi, come ci si chiedeva ieri, o di persone capaci di interpretare e guidare il mondo globalizzato.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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