lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Storie di nepotismo e di altro all’Accademia di belle arti di Bologna
Pubblicato il 09-09-2013


Accademia Belle ArtiLa vicenda nasce nel 2009, quando il consiglio di amministrazione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, tra le più antiche e prestigiose istituzioni culturali italiane, decide di restaurare e recuperare l’annessa chiesa settecentesca di Sant’Ignazio, l’aula magna dell’istituto. Alla gara d’appalto vengono invitate a partecipare 5 ditte specializzate fra le quali risulterà vincitrice il “Laboratorio degli angeli” con un preventivo di 394.000 euro. Il lungo restauro restituisce così all’antico splendore l’edificio, dotando l’accademia di un rinnovato e prestigioso spazio degno delle proprie iniziative di rappresentanza.

E fin qui nulla di anomalo. Anzi. Vi è solo un piccolo particolare che non sfugge a molti, ma che nessuno ha il coraggio di denunciare per paura d’incappare nelle ire di Fabio Roversi Monaco, ex magnifico rettore dell’Alma Mater e, al tempo dei fatti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e dell’Accademia di Belle Arti stessa. Ma a cosa riguarda quel “qualcosa” che tutti sanno e che nessuno osa dire? Ebbene, il “Laboratorio degli angeli”, vincitore del ricco appalto, è di proprietà di Barbara Lavorini e Camilla Roversi Monaco, quest’ultima insegnante di restauro presso l’accademia stessa e, soprattutto, figlia proprio di quel Fabio che le ha sottoscritto l’invito ed il contratto d’appalto poi vinto.

La vicenda rimane sussurrata tra le mura accademiche e in tutta la città felsinea fino a quando, nell’ottobre 2010, si insedia in via Belle Arti 54 il nuovo Consiglio di amministrazione, stavolta presieduto dall’architetto imolese Alessandro Fiumi, subentrato a Roversi Monaco dopo due mandati. Durante una delle prime riunioni del nuovo Cda Adriano Baccillieri, storico dell’arte e neo direttore dell’Accademia, denuncia con veemenza la vicenda, squarciando un velo di silenzio fino a quel momento rimasto intoccabile. Il presidente Fiumi ed il suo vice, il critico d’arte reggiano Alberto Agazzani, nominato fiduciariamente dal ministro Gelmini a rappresentare il suo ministero, rimangono ammutoliti: ma com’é stato possibile permettere che un appalto, per di più di quell’entità, possa essere affidato alla propria figlia? E com’é stato possibile che i revisori dei conti ministeriali non abbiano mosso opposizione a tale atto, anche considerando che la legge impone che non si possano affidare incarichi retribuiti a parenti fino al quarto grado e che per appalti d’importo superiore ai 150.000 euro è obbligatoria una gara pubblica aperta a tutti e da pubblicarsi nell’apposita pagina web dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici (AVP) e non a semplice invito?

Il Cda allora decide all’unanimità di segnalare la vicenda all’AVP, che immediatamente apre un fascicolo chiedendo copia di tutta la documentazione. Ma quello dell’aula magna non è la sola anomalia amministrativa scoperta dal nuovo presidente. Baccillieri squarcia il velo anche su un’altra vicenda sospetta, stavolta riguardante l’allora moglie di Roversi Monaco, Gabriella Castelli, titolare di quel “Laboratorio delle idee” al quale l’Accademia ha affidato un appalto da 110.000 euro per l’ufficio stampa di un progetto interno all’Accademia, con modalità che non sono mai state ben comprese. Per non parlare di una formale ingiunzione di pagamento per ben 18.751,46 euro (più le spese legali) da parte di un ristorante e pervenuta in Accademia; fattura che si riferisce ad una convenzione firmata dall’allora direttore di ragioneria Rocco Schettini su probabile indicazione del direttore Mazzali, non essendovi traccia alcuna tra le delibere del precedente Cda e nemmeno fra gli ordini ufficiali e deliberati. Anche in questi casi il Cda decide di far intervenire la Corte dei Conti che, naturalmente, apre un’inchiesta.

Oltre a ciò la vicenda non esce dalle mura dell’ex convento di Sant’Ignazio e, compiute le doverose segnalazioni del caso alle autorità competenti, nessuno ne parla più. La notizia, però, rispunta con clamore stavolta pubblico lo scorso agosto, allorché, scaduto il mandato triennale di Fiumi, Fabio Roversi Monaco viene nuovamente nominato presidente dall’Accademia dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza.

Come dire. Tutto e bene quel che finisce bene, in barba alla verità e alla giustizia. La vicenda è stata immediato oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata al ministro Carrozza dal deputato socialista Marco De Lello ed ora Agazzani si appresta a presentare un esposto ufficiale presso la Procura di Bologna.

C’é da scommettere che questa vicenda sia solo al suo inizio.
 
Ugo Guffanti

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