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Opinioni e commenti
 

Tra Robin Hood e Pol Pot: la triste odissea di un giovane che vuole aprire un’impresa
Pubblicato il 02-09-2013


Tasse-giovaniNel mito celtico, Robin Hood impersonava la giustizia popolare contro i grassatori Giovanni ed il suo fido sceriffo di Sherwood, che esigevano iniqui tributi. Dopo così tanti secoli, l’immaginario collettivo dell’equità fiscale deve aver perso smalto e cavaliere perché, di fronte al Paese a più alta pressione fiscale del mondo, cioè l’Italia, nessuno più protesta contro tale follia e contro i suoi sbirri. In realtà la gente è più che stanca di una legislazione tributaria esasperante e soffocante per imprese e famiglie e di un sistema che invece di ripensare se stesso in termini di vera riforma, sguinzaglia cani latranti, così da far finire alla sbarra un commerciante del basso Lazio per un evasione di 22 euro di IVA. Argomento al continuo e tassativo ordine del giorno è la disoccupazione giovanile nonché l’incapacità dei giovani di proporsi al mondo del lavoro e di proporre idee di impresa. Nell’esigenza di analizzare le cose più piccole e pragmatiche che ci capitano intorno, lontane da cellulari futuristici e atleti milionari, mi soffermavo qualche giorno fa ad analizzare mia sorella ventiseienne. Appassionata di agricoltura presenta il suo progetto aziendale agricolo al piano sviluppo rurale della comunità europea; questa lo promuove tra i progetti meritevoli di finanziamento in quanto crede sia il più interessante e valido nella sua lista.

Facendo bagaglio di tutte le firme fideiussorie disponibili nel suo albero genealogico vivente, si rivolge ad un istituto di credito bancario che alla sua domanda di finanziamento risponde con un tasso di spread del 9% . Questa è secondo voi mancanza propositiva di lavoro aziendale o sterminio di idee soffocate da tassi di indebitamento insostenibili per un giovane, ripeto ventiseienne?

Uno potrebbe anche dire le banche non ti aiuteranno ma lo stato si. Un tempo il dentista era colui che, essendosi potuto permettere gli studi universitari, si era conquistato un titolo che gli permetteva una professione, mentre il contadino era quello con le mani consumate che si svegliava prima dell’alba per gestire la sua terra. Oggi un giovane contadino, deve seguire dei corsi regionali e dare un esame per meritarsi il titolo di giovane imprenditore agricolo, esame ovviamente scritto e orale, davanti ad una commissione di sei ‘’docenti’’.

Quelli che una volta erano poisindacati agricoli, oggi sono enti di servizi; sono corridoi pieni di ragionieri e funzionari che quotidianamente devono riempire carte e contro carte che un uomo di campagna solitamente neppure sa di esistere. Considerato poi il dover presentare un progetto che necessita di un architetto ed un paio di ingegneri, autorizzazioni sanitarie e richieste di consulenze per moduli richiesti appunto dalla pubblica sanità, bisogna poi dover pagare corsi a tutti i dipendenti per varie questioni igienicosanitarie e di sicurezza sul lavoro.

Si sa che in quell’America a noi storicamente cara, solitamente nessuno svolge lo stesso lavoro per tutta la vita, ma qui mi sembra improponibile per un giovane anche il voler iniziare a svolgere un solo lavoro di impresa. Nell’Italia di tanta demenza giustizialista, un po’ di normalità e buon senso non dispiacerebbe, così come ugualmente gradita sarebbe una riforma della giustizia che riporti il P.M. al suo ruolo di avvocato alla pari con quello della difesa e riduca i tempi dei processi a termini umani.

Giustamente il Presidente di Cassazione dice che il processo Berlusconi andava accelerato per evitare la prescrizione, ma, indipendentemente dall’idea personale per Silvio, la giustizia non dovrebbe essere uguale per tutti? Perché continuiamo a ridicolizzarci e ridicolizzare il nostro paese che pare morto e non essersene accorto? Altrettanto, un intervento sulle banche che si sentono padroni del danaro ed ancora al Parlamento che si sente invece padrone delle istituzioni. Anche Pol Pot voleva rendere la Cambogia il paradiso dell’uomo perfetto partendo dal suo anno zero. La moneta corrente fu bloccata e distribuita dal governo secondo suoi canoni.

Giustamente anche nella nostra perfetta Italia invece, se io riuscissi a guadagnare qualche milione di euro al mese oggi come oggi, mi sarebbe vietato prelevare più di mille euro e volendo qualche mio concittadino potrebbe andare a vedere come spendo i miei guadagni. Poi arrivano i luminari che sostengono che i problemi italiani siano figli dell’evasione dimenticando però che una morsa fiscale come quella attuale induce forzatamente all’evasione se si vuole riuscire a tenere in vita un’attività.

Credo sia giunto il momento di ritrovare un qualche minimo ideale, di ritrovare un modello in cui credere e per cui sacrificarsi, come quell’ideale che per sua forza spinse i partigiani a rischiare la vita per la libertà del paese, o costrinse Sandro Pertini a non parlare più alla madre fino alla sua morte. Qualcun’altro disse: “più caro della vita abbi l’onore” ma sembra che l’onore non sia più sul mercato a meno che qualcuno non abbia desiderio di rimettercelo e quel qualcuno non possiamo che essere noi italiani.

Pierfederico Tedeschini

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Commenti all'articolo
  1. Bell’articolo!
    In Italia manca una seria politica di sviluppo delle iniziative che partono dai giovani e quest’articolo illustra uno dei tanti casi di ragazzi che ci provano ma sono frenati dal sistema economico , politico e/o da fattori culturali.
    Siamo ancora indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti o la Germania dove l’iniziativa giovanile è considerata una risorsa e dove, già a partire dalle università, i progetti e le idee dei giovani sono seguiti in maniera seria e strutturata.
    Altro esempio interessante è il Brasile, dove le università sono aperte la sera, in modo da permettere ai giovani una seria alternanza studio lavoro.
    Nel nostro Paese non è tutto da buttare, sia chiaro…
    ma quello che vorrei sottolineare è che forse il problema italiano nasce nel non considerare i giovani come una risorsa ma come un problema….
    Invece, proprio i giovani, sono quella risorsa critica che potrebbe permettere a questa nazione ancor giovane, di fare quel salto culturare ed economico di cui si sente tanto il bisogno…

    “AVANTI ” le nuove generazioni!
    Enzo T.

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