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Opinioni e commenti
 

Una repubblica fondata sugli immobili
Pubblicato il 02-09-2013


architect“La parola Imu scomparirà dal vocabolario del futuro” ha cinguettato su Twitter Angelino Alfano a Cdm concluso. E ha detto bene. “Scomparirà”, perché per il momento l’odiata tassa sulla casa resta più palpabile che mai. E lo sanno bene i ministri che tra pochi mesi dovranno trovare le coperture per il congelamento del saldo di dicembre. Legittime e fondate quanto possono essere delle rassicurazioni che giungono dal partito che dell’abolizione dell’Imu ha fatto il suo vessillo, le parole del vicepresidente del Consiglio a sole ventiquattrore cozzano con quelle del viceministro dell’Economia. Se Alfano infatti ha promesso che: “Per finanziare la cancellazione dell’Imu non aumentano altre tasse: tagli alla spesa pubblica e altre scelte virtuose!”, Stefano Fassina ha confessato che l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% è “ormai inevitabile”. “In una fase così difficile”, spiega l’esponente dem, “per eliminare meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare il rinvio dell’aumento dell’Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla ‘vittoria’ del Pdl sull’imu, per il 1 ottobre”.

I POMPIERI DEL GOVERNO – A gettare acqua sul fuoco ci pensa  il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta: “L’orientamento del governo è chiaro, la tassazione complessiva si ridurrà. Già oggi si paga la tassa sui rifiuti – spiega – la nuova imposta sostituisce la Tares e aggiunge alla base imponibile una componente patrimoniale. In pratica paga l’inquilino come prima ma in più paga anche il proprietario, perché i servizi aumentano il valore patrimoniale dell’immobile”. Anche il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, si dice sulla stessa linea, almeno nei buoni propositi: “La nuova imposta locale sui servizi dovrà essere meno pesante della somma di Imu e Tares”.

QUESTIONE DI VOCAVOLARIO – Nella tipica baraonda di polemiche, dichiarazioni e smentite va dato atto ad Alfano che è tutta questione di “vocabolario”: se prima lo spettro che agita i sonni dei politici italiani e soprattutto dei cittadini si chiamava l’Imu, a brevissimo si chiamerà Iva. Senza considerare l’allarme sollevato dall’Unione inquilini contro la Service Tax. Gli affittuari sono gravemente preoccupati dal fatto che il nuovo balzello sarà anche a loro carico, e non solo dei proprietari. La stima prudenziale è che dal prossimo anno “rischia di abbattersi una stangata media da circa 1000 euro sugli inquilini”. I difensori dei diritti degli inquilini lamentano anche che spostare il peso della tassa sugli immobili anche sugli inquilini consentirà uno sgravio fiscale importante per tutti i proprietari di immobili invenduti. Insomma sembrerebbe una mano tesa ai grandi costruttori italiani e non certo nel segno dell’equità sociale.

CGIA, AUMENTO IVA PESERA’ SU RETRIBUZIONI PIU’ BASSE – Dopo le polemiche arrivano gli studi settore a metterci il carico. Ricerche che indicano chi soffrirà maggiormente questo rincaro dell’imposta sui consumi. Secondo la Cgia di Mestre, in termini assoluti, se ci sarà l’aumento dell’Iva, saranno i percettori di redditi elevati a subire l’aggravio di imposta più pesante. Ma se si confronta l’incidenza percentuale sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia, la situazione si “trasforma completamente” e l’aumento Iva peserà “maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate”. L’Ufficio Studi dell’Associazione veneta degli artigiani sottolinea poi che “a parità di reddito i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori”. “Bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo aumento – esordisce Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione – non si possono penalizzare le famiglie ed in particolar modo quelle più in difficoltà. Nel 2012 la propensione al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l’aliquota ordinaria del 21% salirà di un punto, subiremo un ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. E’ vero che l’incremento dell’Iva costa 4,2 miliardi di euro all’anno, ma questi soldi vanno assolutamente trovati per non fiaccare la disponibilità economica delle famiglie e per non penalizzare ulteriormente la domanda interna”.

Lucio Filipponio

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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