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Opinioni e commenti
 

Università, test di ammissione: un referendum per abolirli
Pubblicato il 26-09-2013


Università-testIn questi giorni, come ogni anno, si parla dei test di ammissione per alcune facoltà a numero chiuso. Nel frattempo in paesi a noi confinanti (ad esempio la Svizzera) si stanno avviando percorsi accademici in facoltà di medicina senza test di ingresso. Innanzi tutto dobbiamo precisare che sono attivi in Italia corsi di laurea a numero chiuso ad accesso programmato a livello nazionale come quelli di Medicina e di Architettura e altri percorsi di laurea a numero chiuso definiti da ogni singolo ateneo. Altra riflessione che vorrei proporre tratta il concetto spesso sbandierato nei suddetti testi di “cultura generale. Chi ha detto che per dimostrare lo stadio della cultura generale, uno studente debba conoscere la data della presa di porta Pia”? E perché non il nome della birra italiana più diffusa? Per poi passare alle domande disciplinari, forse le risposte a questi quesiti specifici le posso conoscere solo dopo un percorso di studi appropriato, non prima.

Queste modalità di screening sono state ideate per aggiungere una migliore qualità delle risorse umane in accesso ad un istituzione accademica, per garantire una migliore qualità della didattica, per ottimizzare i processi educativi in relazione al numero delle aule disponibili e al numero di docenti strutturati. Dopo più di dieci anni possiamo affermare che tutto ciò non si è affatto realizzato e che queste prassi non si basano su un effettivo “merito”. Non sarebbe più logico fare iscrivere tutti i ragazzi italiani che lo desiderano all’Università dal momento che in Italia questa istituzione è pubblica? E dal momento che tutti i ragazzi italiani hanno diritto allo studio? Forse solo dopo un periodo di studio, dopo un periodo di permanenza nella struttura accademica si può effettuare un test in cui si possa valutare cosa lo studente ha appreso in rapporto al tempo impiegato e al voto.

Altro argomento ricorrente è la scarsità degli spazi universitari. Si realizza poi che, grazie al Progetto Marco Polo, nelle università italiane vi sono posti esclusivamente riservati ai ragazzi cinesi, che pagano le stesse tasse dei ragazzi italiani e attingono a tutti i servizi, compresi gli alloggi presso case dello studente. Ma la questione ragazzi stranieri è molto complessa e forse necessità di un’altra trattazione.

Ritornando al test, questa modalità che prevede un periodo di ambientamento della matricolaeviterebbe di fare test assurdi, di sottoporre le famiglie a un ulteriore spesa, ovvero quella di partecipare a corsi a pagamento per la preparazione del test e a spese di trasferta per provare esami di ammissione in varie città d’Italia. Quindi un test sulle conoscenze e delle competenze acquisite, in considerazione del tempo impiegato e dei voti. Solo così si può ottenere una valutazione dei migliori, o meglio degli idonei,in un sistema che prima viene reso omogeneo e poi valutato. Dquesta prassi può scaturire anche la valutazione della qualità della didattica, poiché se molti studenti riporteranno scarse conoscenze su uno specifico argomento, ciò non sarà solo a causa del poco studio o della scarsa “cultura generale”. Propongo che Psi promuova un referendum per l’abrogazione di questi test di ammissione, con l’augurio che un governo (attuale o del prossimo futuro) possa elaborare una nuova legge che segua il modello da noi suggerito.

Elisabetta Cianfanelli

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Commenti all'articolo
  1. Forse la situazione dell’Università Italiana si può spiegare: si conosce la statistica sulla birra – ottima bevanda ludica – ma si può non conoscere la data della breccia di Porta Pia, già dimenticavo la scuola e la cultura sono in mano ai preti e tutto si spiega.
    Nessuno dice, però, che l’università italiana non esiste più! E’ diventata un super liceo e i nostri giovani migliori vanno all’estero a perfezionarsi e a studiare seriamente.
    I test di ammissione sarebbero inutili se si tornasse ad avere una scuola superiore seria e selettiva invece oggi è poco più della scuola media ante modifica.

  2. Non so se ci sono vincoli europei sul numero programmato all’accesso ad alcune facoltà. In ogni caso nulla di insormontabile. E’ un problema sociale di grande interesse ed attualità. Condivido in pieno l’idea di un referendum per abolire il numero chiuso ed i test di ammissione.

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