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Opinioni e commenti
 

Elezioni, in Cechia “l’è tutto da rifare”
Pubblicato il 31-10-2013


Renzi, se fosse cittadino della Repubblica Ceca alla sera delle elezioni avrebbe dichiarato alla Bartali “Tutto sbagliato Tutto da rifare! Qui non si capisce subito chi ha vinto le elezioni: ci vuole il Sindaco d’Italia!” ovvero parafrasando il famoso epigramma di Brecht dopo la rivolta operaia  di Berlino 1953, che il governo avrebbe dovuto sciogliere il popolo e scegliersene un altro.  La sconfitta del Governo, già segnata politicamente dallo scioglimento anticipato della legislatura per decisione della stessa Camera con 140 voti a favore  e 7 contrari su 200 membri, è stata confermata massicciamente dalle urne. I due principali partiti , ODS e TOP 09, della coalizione uscente, che aveva perso pezzi nell’aprile 2012 (Úsvit) sono passati  da 90 seggi  e il 36,9% del 2010 agli attuali 42 seggi con il 19,71% complessivo.

Questi i risultati con le variazioni rispetto alle elezioni 2010 tra parentesi:

partiti

         %

 seggi

ČSSD

20,45 (-1,63)

    50 (- 4)

ANO

18,65 (+18,65)

      47 (+47)

KSČM

 14,91 (+3,64)

     33 (+7)

TOP 09

11,99 (-4,71)

       26 (-16)

ODS

  7,72 (-12,50)

       16 (-32)

Úsvit

6,88 (+6,88)

      14 (-3)

KDU

  6,78 (+2,39)

        14(+14)

SZ

  3,19 (+0,75)

       0 (=)

Altri

 9,30(-4,22)

         0 (-55)

Nella Repubblica Ceca c’è una soglia di accesso del  5%. Dei 7 partiti in Parlamento 2 sono entrati con queste elezioni, ma di essi sono uno il Movimento dei Cittadini del miliardario Andrej Babiš assolutamente nuovo, tipo M5S, mentre il KDU, L’Unione Democrati, sempre presente nel Parlamento, aveva mancato di poco la soglia nel 2010. Sulla carta, stante l’indisponibilità grillina del Movimento ANO, malgrado il suo acronimo, che in lingua ceca significa ‘SI’, la sola alleanza possibile è una coalizione di sinistra-centro dei socialdemocratici e dei comunisti,  83 seggi, con Úsvit − Úsvit přímé demokracie Tomia Okamury, Aurora della Democrazia Diretta, partito di Tomio Okamura e  la KDU, entrambi  con 14 seggi, per un totale di 111 seggi. L’accordo con il Partito Comunista di Boemia e Moravia è sostenuto dal Presidente della Repubblica il socialdemocratico Zeman, un attivo Giorgio Napoletano sulle rive della Moldava, in fondo alla quale vanno le pietre, ma più difficilmente si possono seppellire i ricordi della repressione della Primavera di Praga e dell’occupazione sovietica.

Anno         %      Seggi Anno   %        Seggi Anno   %      Seggi

KSČM

KDU

 ČSSD

1990      13,2 %   33 1990: 4,1 % –  0
1992      14,1 %   35 1992: 8,4 % –   19 1992: 6,5 % – 16
1996      10,3 %   22 1996: 6,3 % –    15 1996: 26,4 % – 61
1998      11,0 %   24 1998: 8,1 % –    18 1998: 32,3 % – 74
2002      18,5 %   41 2002: 14,3 % – 31 2002: 30,2 % – 70
2004 Eur. 20,4%   6 seggi

2009                  14,18% 4

7,61%        2              8,8 %      2

22,38%    7 2006     12,8 %   262006: 7,2 % –    132006: 32,3 % – 742010      11,3 %   262010: 4,4 % –       02010: 22,1 % –  56 (-2 usciti)2013      14,9 %   332013: 6,78% –      142013: 20,45%    50

 

Dalla tabella risulta stupefacente che il Corriere della Sera del 27 ottobre scorso abbia messo in un occhiello che i Comunisti entrano nel Parlamento per la prima volta dal 1989. Sicuramente un refuso volevano scrivere nel Governo, il che è possibile, ma non sicuro. Nel Parlamento sono presenti fin dal 1990 e lo sono stati per più tempo di socialdemocratici, che rimasero sotto soglia nel 1990, e dei democristiani, che saltarono il turno del 2010.

Una riflessione merita il fatto, che, a differenza di altri paesi ex comunisti come la Romania e la Bulgaria, il Partito Comunista, allora cecoslovacco, era forte anche elettoralmente tra le due guerre e nelle prime elezioni del secondo dopoguerra, anche se pose fine al simulacro di democrazia con il colpo di Stato del 1948. Come in altri paesi l’occupazione russo-sovietica favorì l’unificazione forzata di socialdemocratici e comunisti, ma c’era una forte componente socialdemocratica di sinistra, quella del presidente Fielbinger, politicamente convinta. La diversità dei comunisti cecoslovacchi è stata drammaticamente messa in luce dai processi di Praga, dove accanto ai soliti trotzkisti vi era l’accusa di sionismo e di collaborazionismo con partiti socialisti occidentali, in particolare con i laburisti britannici.

Infine dal PCCS venne il più serio e tragico tentativo di riformare il comunismo dall’interno con la Primavera di Praga e il socialismo dal volto umano. Con l’occupazione sovietica ci fu un’epurazione del Partito Comunista, che liberò una serie di compagni, che raggiunsero come Zeman il Partito socialdemocratico dandogli una forza prima sconosciuta, fino a farne il primo partito nel 1998 riuscendo a porre Zeman  a Capo del Governo fino al 2002, ma con la stessa percentuale nel 2006 non ebbe la possibilità di governare pur con il 50% dei seggi alla sinistra. Il terzo partner, la KDU, presenta anch’esso una particolarità avendo tra i suoi precursori nel XIX secolo un singolare partito Cristiano Socialista, invece che sociale.

Un problema è costituito dalla non nascosta nostalgia dei Comunisti per il passato regime, compresa la sua fase più buia della normalizzazione, senza uguali nell’Europa ex sovietica: la Linke secondo i loro parametri è un covo di revisionisti. Tuttavia non ci sono altre soluzioni ad eccezione di un’instabilità foriera di un ritorno al potere della destra, ora sconfessata dall’elettorato.  Speriamo che a Praga non si caccino in un vicolo ceco. La soluzione ceca alla crisi sarebbe un segnale di livello europeo e di rapporti non solo conflittuali a sinistra, come imporrebbero le elezioni europee del 2014. Come ha ribadito Martin Schulz nella manifestazione di Bergamo del 29 ottobre scorso: se le prossime elezioni europee si fanno sul tema Europa Sì o No  si rafforzano i populisti e la destra. Dobbiamo invece imporre un dibattito intorno a quale Europa, per sottolineare le differenze tra destra e sinistra.

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