mercoledì, 18 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

25 novembre, una giornata
per dire “basta” alla violenza sulle donne
Pubblicato il 24-11-2013


Scarpe-rosseNon può e non deve essere solo una giornata celebrativa nella quale ci si incontra annunciando dati inquietanti per una società che possa definirsi civile, viceversa deve rappresentare un momento di un’azione continua. Nessuna retorica, ma quello che la cronaca registra e ci viene quotidianamente annunciato nei Tg rassomiglia certo ad un bollettino di guerra, tante sono le donne picchiate, violentate e uccise nel nostro Paese. Per non parlare delle donne disabili che oltre a subire doppia discriminazioni sono maggiormente esposte ad abusi da parte si chi le dovrebbe accudire. In questi anni tante sono state le iniziative promosse a livello politico-istituzionale insieme alle associazioni femminili, eppure il dato è sconfortante perché si è sempre più andata affermando una cultura della violenza che indigna e non è più tollerabile.

Se torniamo per un momento indietro nel tempo, fine del secolo scorso, la Conferenza Mondiale sui diritti umani aveva affermato con chiarezza che i diritti umani della donna nell’intero corso della vita sono parte inalienabile e indivisibile dei diritti umani universali. ”La loro tutela  e promozione di spettanza in primo luogo ai governi”. Eppure in Italia fino a non molto tempo fa la violenza nei confronti della donna era considerata  reato contro la “morale”.

Tante cose sono state certamente fatte, ma in modo disorganico e insufficiente, basti pensare che l’Italia ha approvato la Convenzione di Istanbul del 2011 solo nel giugno 2013 dopo essere stata ampiamente sollecitata dai Paesi membri e il decreto 119 che norma il contrasto sulla violenza di genere solo nell’ottobre scorso. Passaggio importante anche se si sarebbe potuto fare di meglio che si è posto comunque l’obiettivo di prevenire, proteggere le vittime, punire severamente i colpevoli.

Non mi dilungo in dati su quanto avvenuto negli anni trascorsi e in questo perché sono ormai patrimonio di tutti e che fanno emergere un quadro sconfortante soprattutto perché la violenza o il femminicidio avvengono quasi sempre nel contesto familiare e per futili motivi. Il tema deve essere affrontato quindi in modo prioritario facendo ricorso a molteplici strumenti: programmi di educazione nelle scuole (a partire dalla materna) di ogni ordine e grado compresa l’università per educare al rispetto e al controllo dei sentimenti introducendo azioni positive per  l’uguaglianza di genere.

Proseguimento e potenziamento di quelle buone prassi che in talune realtà già esistono in raccordo con le associazioni femminili e i servizi socio-sanitari; risorse per l’aumento dei centri antiviolenza o accoglienza e programmi di tutela per donne e minori maltrattati che devono seguire un percorso di reinserimento lavorativo: aumento delle risorse per assistenti sociali e formazione specifica per le forze dell’ordine anch’esse interessate al fenomeno; pene più severe. La Francia ad esempio stanzia 66 milioni di euro in tre anni contro la violenza alle donne. Finanziamento che accompagna la nuova legge con una serie di azioni concrete per contrastare il fenomeno compresa l’implementazione dei numeri gratuiti per denunciare e psicologi a disposizione di chi deve superare traumi terribili.

La violenza non può essere considerata una sorta di destino cui rassegnarsi, in un Paese dove “tutto cambia per non cambiare niente”. La violenza contro le donne è violenza contro la civiltà e il progresso. Il 25 novembre deve essere certamente un momento di riflessione collettiva, ma la politica quella “vera” deve compiere delle scelte precise in termini di programmi attuativi e risorse adeguate. Noi socialiste e socialisti ci batteremo come sempre abbiamo fatto perché questa legge non resti lettera morta.

Perché “i diritti delle donne e delle bambine sono una parte inalienabile, integrante e indivisibile dei diritti umani universali. La piena ed eguale partecipazione delle donne alla vita politica, civile, economica, sociale e culturale a livello nazionale, regionale ed internazionale, e lo sradicamento di ogni forma di discriminazione sessuale sono gli obiettivi prioritari della comunità internazionale” (Dichiarazione e programma d’azione di Vienna 1993).

Rita Cinti Luciani

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