lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

A tre anni in affido a due papà
Meglio uno scandalo di uno sbaglio
Pubblicato il 15-11-2013


adozioni-gayLa decisione del tribunale dei minori di Bologna di affidare una bambina di tre anni a una coppia di omosessuali ha suscitato la solita e prevedibile alzata di scudi da parte del centro destra e di quell’area cattolica che si ostina a ragionare per etichette e ideologie. Appena diffusa la notizia è stato un immediato appello al “benessere della bambina” e al suo “diritto di avere una famiglia normale”. Tralasciando il fatto che una famiglia composta da persone dello stesso sesso è molto più “normale” di quanto pensano alcuni politici, in questo caso, come ha tenuto a precisare il tribunale, il fatto che si tratti di due omosessuali non ha assolutamente influito sulla decisione.

La coppia affidataria, infatti, oltre a essere affidabile, stabile e economicamente benestante è conosciuta e amata dalla bambina, al punto che chiama i due componenti zii. Nulla di scandaloso, dunque, anzi: quanti si sono sollevati protestando in nome del benessere della minore dovrebbero al contrario essere felici della scelta del Tribunale, come ha ricordato Pia Locatelli, unica voce della sinistra a cinque ore dalla notizia ad essersi espressa in merito. “Sarebbe stato infatti molto più traumatico – spiega la parlamentare socialista – per una bambina così piccola essere affidata a perfetti sconosciuti, invece che a persone che conosce e che ama. Ricordo inoltre che non stiamo parlando di adozioni. ma di affido temporaneo che è quanto di più altruistico si possa fare”.

Una scelta dettata unicamente dal buon senso dunque, che è stata applicata già altre volte senza tanto clamore proprio nell’ottica del bene dei bambini. Le coppie eterosessuali, infatti, difficilmente sono disponibili a un affido temporaneo, proprio per la sua precarietà e il timore di affezionarsi troppo a figli che non saranno mai loro. Il risultato è che le Case famiglia sono piene di minori con alle spalle situazioni disperate e genitori spesso viventi ma impossibilitati a prendersi cura di loro.

Qualsiasi persona razionale concorderebbe sul fatto che per questi bambini affetto e amore sono le priorità, ma al contrario si è voluto per forza piegare il ragionamento all’opportunismo politico, chiudendo gli occhi di fronte alla vita reale che è ben più avanti delle mura del Parlamento.

Non a caso la polemica sull’adozione della bambina è stata immediatamente seguita da quelle suscitate dal ribadito impegno del Sindaco Marino a voler approvare in tempi brevi la delibera di iniziativa consiliare che istituirà il Registro delle Unioni Civili di Roma Capitale. Ancora una volta certa Chiesa e certa politica dimostrano di essere rimasti indietro anni luce dalla società civile. Mentre infatti si discute ancora dopo anni (ricordate i Pacs e i Dico del governo Prodi?) di regolamentare le coppie di fatto, il Consiglio nazionale del notariato ha messo a punto “I contratti di convivenza”, che si potranno stipulare a partire dal 2 dicembre in tutti gli studi notarili. Si tratta di accordi scritti con cui si definiscono le regole dell’assetto patrimoniale dell’unione di fatto dai criteri di partecipazione alle spese comuni, all’attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza, alle modalità d’uso della casa di residenza, alla definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza. E anche per quanto riguarda i figli sono ammissibili clausole per la definizione dei rapporti patrimoniali su mantenimento e istruzione.

Insomma più o meno, piaccia o meno, un matrimonio civile a tutti gli effetti.

Cecilia Sanmarco

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