sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

E’ guerra in Afghanistan
e da aprile può trasformarsi in un narco-Stato
Pubblicato il 28-11-2013


Oppio-guerra-afghanistanNew York – La coltivazione di oppio in Afghanistan non è mai stata tanto florida come nel 2013. A riportarlo, nel rapporto annuale che viene usualmente rilasciato durante il mese di novembre, è l’agenzia UNODC delle Nazioni Unite, lanciando contestualmente un allarme per il futuro della stabilità politica in Afghanistan. Con l’avvicinarsi del ritiro delle truppe, infatti, le forze governative afghane, che mai come quest’anno hanno collaborato alla stesura del report e proceduto all’estirpazione di campi coltivati ad oppio, saranno lasciate completamente sole, di fronte ad una situazione impazzita

Al contrario di quanto ci si auspicava, infatti, dall’inizio della guerra in Afghanistan, le coltivazioni di oppio non solo non sono diminuite, ma non sono mai state tanto estese come nel 2013 che, con un aumento del 36% dei campi coltivati e del 49% del raccolto potenziale, supera persino l’annata eccezionale del 2007. A questa esplosione delle coltivazioni segue, prevedibilmente, un sostanziale calo dei prezzi (circa il 12%), che rende la situazione ancora più preoccupante.

Due sono i principali motivi di preoccupazione da parte delle Nazioni Unite per quanto riguarda la situazione interna afghana (che vanno naturalmente ad aggiungersi alla preoccupazione globale dell’aumento dei tossicodipendenti, soprattutto in occidente): il fatto che l’oppio sia la principale fonte di finanziamento dei talebani e che, di conseguenza, le regioni coltivate a papaveri (principalmente nel sud e nell’ovest del Paese) siano praticamente delle sacche autogestite di potere, dei territori governati dai talebani all’interno dei quali neanche la polizia locale riesce ad entrare, così come non ci riescono ONU e ONG.

La campagna di sradicamento dei campi ha portato, solo quest’anno, alla morte di 143 persone, ed al ferimento di altre 93 (l’anno scorso si contavano 102 morti e 127 feriti). Nonostante la buona collaborazione fra le forze locali, che stanno implementando i metodi di estirpazione delle coltivazioni ed aumentando le forze a disposizione, la situazione si presenta drammatica, ed ancora più grave considerando che il ritiro delle truppe è davvero imminente.

Poiché l’attuale presidente, Hamid Karzai, non può essere rieletto, e fra gli esponenti governativi ci sono molti sospetti di coinvolgimento con il narcotraffico, con le elezioni alle porte in aprile, il futuro dell’Afghanistan rischia di essere quello di un vero e proprio narco-state, in cui la coltivazione dell’oppio serve al finanziamento dei gruppi talebani che, in oltre 10 anni di guerra, sono riusciti a mantenere il potere ed il controllo di molte aree. L’Afghanistan produce circa il 90% della quantità di oppio presente sul mercato mondiale che viene venduto soprattutto in occidente. La situazione apparentemente paradossale che ne deriva è quindi che l’occidente si è impegnato dal 2001 in una guerra costosissima e sostanzialmente inefficace, finanziando, al contempo, i propri nemici.

È difficile, in molti casi, afferma Jean-Luc Lemahieu, capo dell’U.N. Office on Drugs and Crime (UNODC) in Afghanistan, distinguere fra i coltivatori d’oppio per necessità e quelli che appoggiano il regime talebano; in molti casi, infatti, i coltivatori sono praticamente obbligati a coltivare i papaveri, unica coltivazione abbastanza remunerativa da permettergli di mantenere le famiglie numerose, senza nessun aiuto da parte dello Stato. Nonostante molti contadini lo facciano malvolentieri, perché proibito (haraam) dall’Islam, e a volte per paura del Governo, anche parte di quelli che avevano cercato di riconvertire i campi hanno ricominciato a coltivare papaveri da oppio. In alcune regioni il 93% della popolazione vive soltanto di coltivazione di oppio. Queste percentuali, con il rischio recessione che minaccia di seguire il rientro delle forze armate occidentali, sono destinate ad aumentare e, poiché le zone coltivate ad oppiacei sono anche quelle più inaccessibili e maggiormente sotto il controllo dei taliban, la prospettiva è di lasciare un Paese che si appresta a diventare il più potente narco-stato del mondo per la produzione di oppio sotto il controllo talebano, e con in più il rischio concreto di non riuscire a recuperarlo in futuro.

Costanza Sciubba Caniglia

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