sabato, 19 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Aiuto! La Cina rallenta
Pubblicato il 14-11-2013


China economy slowingNel periodo successivo al 2007, dopo lo “scoppio” della crisi che ha colpito i Paesi industrializzati del mondo occidentale, e in particolare le economie dei Paesi dell’Unione Europea, la Cina ha rappresentato per alcuni anni la “locomotiva” del mondo, alla quale molti Paesi hanno “agganciato” la loro economia per alleviare o superare gli effetti della crisi. Ora però, anche la Cina è costretta a segnare il passo; ciò fa presumere, ma anche sperare, che il Paese considerato per il suo “egoismo nazionale” il primo responsabile della crisi delle economie dei Paesi europei, ed ora dell’intera economia mondiale, la Germania, non possa più fare assegnamento sul ruolo sostitutivo del mercato cinese rispetto a quello unico europeo, perché la potenza asiatica, per ragioni diverse da quelle dei restanti Paesi del mondo, è entrata in un tunnel che, secondo le previsioni, può condurla a un progressivo rallentamento del suo tasso di crescita e, peggio, verso un futuro molto incerto. A dirlo non è qualche Cassandra occidentale, ma Zhang Jun, professore di economia e direttore del “Centro per gli studi economici” presso l’Università di Shanghai.

Di recente, su “Il Sole 24 Ore” di domenica 10 novembre, l’economista cinese ha illustrato come la Cina, da una crescita annua del 10% nel 2007, sia passata a una crescita di meno dell’8% odierno; allo stato attuale, per Zhang Jun, se è impossibile prevedere in termini precisi la traiettoria futura dell’economia cinese, le cause che hanno sotteso il processo di crescita sinora sperimentato possono essere valutate, sulla base dell’esperienza vissuta da altri importanti Paesi asiatici (Giappone e le famose “Tigri”: Hong Kong, Singapore, Corea del Sud e Taiwan) in modo sufficientemente preciso. Questi Paesi, secondo una correlazione testata sul campo (alla base della cosiddetta teoria della convergenza), che vuole che il tasso di crescita di lungo periodo dipenda dal modo in cui viene distribuito tra il “capitale sociale” ed il reddito pro-capite il tasso di crescita a breve, hanno potuto espandersi, per un lungo lasso tempo, sin tanto che il tasso di crescita del loro reddito pro-capite è risultato inferiore al 60% del tasso di crescita del reddito pro-capite di un’economia in rapido sviluppo, quale era al momento delle verifica della correlazione l’economia statunitense. Quando i Paesi asiatici industrializzati hanno raggiunto un reddito pro-capite pari o prossimo al 60% di quello degli USA, la loro crescita è rallentata. Secondo Zhang Jun, le economie asiatiche più avanzate si sono conformate ai valori della correlazione testata, per cui dopo il 1971 sono andate incontro a recessioni di varia natura e di vario grado.

Durante il loro “boom” economico le economie asiatiche più avanzate hanno potuto sorreggere il loro alto ritmo di crescita a breve grazie all’alta “produttività totale dei fattori (Total Factor Productivity, o TEP), esprimente il “capitale sociale” disponibile verso il quale veniva indirizzato il 40% del prodotto interno lordo (PIL) sottratto alla distribuzione. Successivamente, le perturbazioni esterne, dovute all’instabilità del mercato dei cambi e all’aumento dei costi delle materie prime e delle tecnologie produttive, hanno ostacolato le imprese nel processo di adeguamento delle loro tecniche produttive alla nuova situazione espressa dal mercato mondiale; per questo motivo, il miglioramento del loro “capitale sociale”, ovvero della TEP, è stato compromesso.

Secondo Zhang Jun, le perturbazioni esterne, dovute al diffondersi degli effetti della crisi dopo il 2007, spiegano la contrazione dell’aumento del PIL cinese dopo tale data ed è probabile che la TEP ne abbia risentito in negativo gli effetti; di fronte a questa situazione, il governo cinese dovrà affrontare, per l’accademico cinese, un “difficile banco di prova”, nel senso che se non riuscirà a sfruttare il vantaggio relativo, che ancora può vantare in termini di crescita del PIL nei riguardi delle altre economie in crisi, per varare riforme strutturali e migliorare l’efficienza interna del proprio sistema produttivo, il tasso di crescita di lungo periodo sarà compromesso.

Alle considerazioni di Zhang Jun si può aggiungere l’osservazione che la Cina, malgrado la sostenuta crescita sinora sperimentata, costituisce per certi versi un “colosso dai piedi d’argilla”, a causa degli squilibri distributivi che ancora esistono al suo interno sul piano personale, settoriale e territoriale; l’esistenza di tali squilibri possono facilmente fare capire quali difficoltà la Cina dovrà superare. Di ciò le autorità cinesi sembrano consapevoli, al punto che il Plenum del Partito comunista ha varato di recente un “piano decennale di riforme”.

Gli squilibri esistenti all’interno della nuova potenza asiatica se non saranno rimossi o attenuati, renderanno difficile la liberazione delle risorse necessarie al potenziamento della TEP e poiché questa non potrà essere migliorata con la disponibilità di risorse della quale la Cina ha potuto disporre nel passato a causa della contrazione delle sue esportazioni, si capisce anche come il suo tasso di crescita futura sia esposto al rischio di subire un forte rallentamento, a causa della riduzione delle importazioni di tecnologia avanzata dal resto del mondo, in particolare dalla Germania. Si giunge così al “redde rationem” dell’atteggiamento di questa riguardo alle modalità con cui si è conformata alla crisi dei Paesi europei.

Com’è noto la Germania, in questi ultimi anni, ha potuto compensare la contrazione delle esportazioni verso gli alti Paesi europei con le maggiori esportazioni verso la Cina. Ora, se anche quest’ultima, come presumibilmente sarà costretta a fare, restringerà le importazioni per fronteggiare l’emergere di una crisi interna ormai non più latente, come può la Germania insistere nel voler conservare ad ogni costo l’intangibilità del valore dei suoi surplus valutari, senza pensare alle opportunità che può trarre da una più attenta considerazione del mercato interno europeo?

Può darsi che la “locomotiva d’Europa” insista nel trincerarsi dietro la difesa ad ogni costo dei propri interessi nazionali; prima o poi però contro la logica perversa di questo suo atteggiamento ci “sbatterà il muso”. Che ciò accada sono in molti a pensarlo e a sperarlo.

Gianfranco Sabattini

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento