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Opinioni e commenti
 

Gli italiani sono ammalati d’azzardo
e lo Stato ci rimette anche per curarli
Pubblicato il 21-11-2013


Ludopatia-gioco azzardo

Il gioco d’azzardo potrebbe finire nella legge di stabilità. Sì, perché tra gli emendamenti presentati dai socialisti non ci sono solo quelli sul reddito minimo di cittadinanza, sulla riforma della riforma Fornero, sull’ICI della Chiesa, sulla vendita del patrimonio immobiliare e i fondi alla ricerca, ma anche uno per aumentare le tasse sul gioco d’azzardo e utilizzare quei soldi in più, 6 o 7 miliardi, per il cuneo fiscale e l’aumento delle pensioni al minimo.Fëdor Dostoevski, ironia della sorte, scrisse “Il giocatore” per pagare i debiti di gioco. È passato un secolo e mezzo e il gioco d’azzardo continua ad essere una temibilissima malattia sociale che nel 2012 è costata agli italiani circa 90 miliardi di euro, cinque volte la spesa del 2010. Sono coinvolte 15 milioni di famiglie e ogni italiano spende più di 1700 euro all’anno. Una cifra cospicua che possiamo moltiplicare per due per 10 e anche più se teniamo conto che molti di quanti stanno leggendo queste righe al massimo spendono pochi spicci per un ‘gratta e vinci’.

La crisi ha amplificato il fenomeno rendendolo ancora più doloroso perché il bisogno induce molti a sperare di cambiare il segno alla propria esistenza scommettendo in una vincita miracolosa che non arriva mai. Non è per caso dunque se le sale da gioco spuntano come funghi, come i ‘compro oro’ che rappresentano l’altra faccia terribile di questo vizio. Quando Dostoevski scriveva il suo romanzo aveva tutto sommato poche possibilità e per scommettere poteva scegliere tra il tavolo da giuoco con le carte e i dadi o le corse dei cavalli. Oggi invece creatività e scienza sono al servizio del dio della scommessa e i modi per giocare si moltiplicano in continuazione per offrire ogni giorno un modo diverso per tentare la fortuna per la semplice ragione che non solo l’industria del gioco ci guadagna, ma anche lo Stato che tassa il gioco.

Scommesse legalizzate su ogni tipo di evento, sale per il bingo, concorsi promossi direttamente dallo Stato, Casinò on-line, videopoker, presenti in quasi tutti i luoghi di aggregazione sociale, sono oramai una realtà consolidata ed ancora con larghi margini di espansione.

Ormai è abbastanza frequente vedere scene, nei vari esercizi commerciali, in cui anziani, pensionati, casalinghe, studenti, operai grattano compulsivamente decine di cartelle alla ricerca del colpo di fortuna in una drammatica “rincorsa alla perdita” i cui effetti, a livello finanziario e clinico (sensi di colpa, autocommiserazione, depressione, rabbia) lasciano effetti sempre più marcati e distruttivi. Secondo la definizione dell’American Psychiatric Association, il giocatore d’azzardo patologico è una persona che presenta un’incapacità cronica e progressiva di resistere all’impulso di giocare d’azzardo, è affetto da ludopatia. Questo impulso dà vita a comportamenti che compromettono o danneggiano il giocatore, la sua famiglia o le sue attività professionali. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato l’allarme affermando che circa il 1,8 milioni di italiani sono affetti da questa sindrome.

Di recente, il DDL 13/9/2012 n. 158 (art. 5), ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione mentre con un ordine del giorno i parlamentari socialisti hanno chiesto di mettere a punto una normativa per la “prevenzione, il contrasto e il recupero” di questi giocatori e per uniformare e semplificare la legislazione, regolamentare la pubblicità, soprattutto televisiva, per limitare i rischi per il consumatore ed in particolare per i giovani. Poi c’è la questione della tassazione perché come si diceva all’inizio, l’impressione è che l’affare lo facciano solo i privati che gestiscono il gioco d’azzardo mentre lo Stato si carica i costi dell’assistenza pubblica e dei danni sociali connessi alla ludopatia.

Ecco dunque l’emendamento presentato dai parlamentari socialisti alla Legge di Stabilità, primo firmatario il capogruppo alla Camera Marco Di Lello, per modificare la tassazione raddoppiandola. Insomma, se non possiamo eliminare il vizio, almeno facciamo in modo che la collettività ne ricavi un beneficio. “Vincoleremo il nostro voto favorevole alla Legge di stabilità alla rivisitazione delle norme che regolano il gioco d’azzardo” – ha spiegato il segretario del PSI, Riccardo Nencini, in una conferenza stampa assieme al capogruppo Marco Di Lello il quale ha precisato di considerare “equo ed eticamente doveroso intervenire su di un settore che fattura 90 mld e ne lascia all’erario appena 8. Sul gioco del Bingo si prevede una tassazione all’11%, sulle Videolottery il 4,5%, solo per citare due esempi. Noi proponiamo di aumentare le tassazioni rispettivamente al 20 e al 10%. I dati sulla ludopatia sono allarmanti e chi ne soffre sono perlopiù disoccupati, casalinghe, studenti e pensionati. Bisogna regolamentare e tassare maggiormente i giochi d’azzardo per tutelare queste categorie. Ogni giocatore d’azzardo costa allo Stato 38mila euro annui. La nostra – conclude Di Lello – è una vera tassa che ‘toglie ai ricchi e da’ ai poveri’, oltre che favorire lo sviluppo del Paese”.

Redazione Avanti

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Commenti all'articolo
  1. Solo lo Stato dovrebbe gestire eventualmente i giochi in denaro e non; i privati dovrebbero essere definitivamente esclusi nel guadagnare in scommesse in denaro e quant’altro, per arrichirsi sulle ludopatie dei soggetti umani, che poi sono i più deboli.

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