martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Attenti al populismo.
O al popolo?
Pubblicato il 05-11-2013


La metà degli italiani ripone scarsa fiducia nei politici, il 77% li considera “mediocri” e crede che abbiano fatto carriera solo grazie a favoritismi o, peggio, ad intrallazzi. È questa, secondo uno studio del Censis, la concezione che la maggioranza del Paese ha nei riguardi della politica in questo momento di forte crisi economica e istituzionale, in cui si parla del rischio di una deriva populista e si fa strada tra le persone la paura del futuro e l’odio per l’Europa dei tecnocrati e dei banchieri.

Già, il populismo, termine che ricorre spesso negli appelli degli uomini delle istituzioni del nostro Paese, Giorgio Napolitano ed Enrico Letta prima di tutto, ma che appare estremamente evanescente sul piano politologico. Infatti, la definizione di populismo è rimasta estremamente vaga, costituendo per lungo tempo una comoda categoria residuale, funzionale a catalogare una grande varietà di regimi difficili da classificare in maniera più specifica, nei quali era possibile ritrovare elementi in comune: la retorica nazionalista, l’appello costante alle masse con tendenze sociali o addirittura socialistiche, il carisma del leader, l’autoritarismo, come testimoniano i fascismi, il nazismo e il peronismo.

L’Italia è stata all’avanguardia su questo versante. Il fascismo certamente, ma anche nel 1946 l’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini sino ad arrivare ai giorni nostri a Beppe Grillo. E d’altronde, la cosiddetta “Seconda Repubblica” è nata, sull’onda di tangentopoli, segnata da tendenze populiste, in primo luogo con la Lega Nord di Umberto Bossi e la sua proposta secessionista e xenofoba, con il giustizialismo di Di Pietro e di una parte della sinistra ex-comunista (si pensi alla “gioiosa “Macchina da guerra” di Achille Ochetto nel 1994), la videocrazia di Berlusconi, movimenti, partiti ed alleanze accumunati dall’idea del rapporto diretto con la gente, saltando la mediazione delle istituzioni parlamentari.

E lo spettro del populismo, il cui antenato nel nostro Paese forse si può ravvisare nel Masaniello della rivolta contro il vicereame spagnolo nella Napoli di fine ‘600, si manifesta nelle forme imposte dalla nuova era digitale delle comunicazioni di massa, social network e blog in primo luogo, ed è alimentato, in verità, non dalle capacità carismatiche di alcuni politici del nostro tempo, ma dalla crescente disoccupazione, dalla corruzione dilagante e dalle sempre più precarie condizioni di vita dei cittadini che hanno ampliato l’area delle povertà e della precarizzazione del lavoro.

Forse, più che studiare ed ammonire ex cathedra le nuove tendenze populistiche, bisogna comprendere le inquietudini del popolo italiano e dare risposte veloci alle drammatiche questioni sociali che esso pone ad una politica sempre più inerte e subalterna a scelte imposte al di fuori della sovranità democratica.

Attenti al popolo, dunque, perché affamato si ribella!

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. In questo Paese da diversi anni non si può dissentire senza essere etichettato per leghista razzista, comunista, socialista, di destra, di sinistra, democristiano, populista, fascista, si può solo allinearsi con la cupola del potere bancario, della carta stampata del potere e delle t.v. insomma il segnale ricevuto continuamente è , fai i sacrifici e taci Popolo.

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