lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

FUORI DAL SENATO
E DALLA MAGGIORANZA
Pubblicato il 26-11-2013


BERLUSCONI-Decadenza

L’unica cosa che manca è l’effetto sorpresa. Berlusconi si è sfilato dalla maggioranza delle Larghe intese che pure aveva fortemente voluto all’indomani del voto del 25 febbraio e lo ha motivato con la mancanza di un accordo sulle modifiche da apportare alla Legge di stabilità. Ma la verità la sanno tutti: è una rappresaglia per il voto di questa sera alle 19 al Senato con cui in base alla Legge Severino, votata un anno fa anche dal centrodestra, e in seguito alla condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset, Berlusconi perderà il suo seggio al Senato con tutte le prerogative che esso comporta, a cominciare dalla più importante, lo schermo difensivo contro un possibile arresto.

È questo e non altro il vero timore del leader di Forza Italia, un timore comprensibile, ma che non può giustificare il tentativo di farne pagare le conseguenze al governo, cioè a tutto il Paese.

“È sbagliato sabotare il governo Letta”, ha commentato l’ex delfino del Cav. Angelino Alfano, divenuto ‘diversamente berlusconiano’ e leader del NCD, il Nuovo Centro Destra, che con i suoi trenta senatori è da solo in grado di mantenere a galla l’esecutivo.

“Non ci sono più le condizioni per stare nella maggioranza”, ha risposto dall’altra parte l’ultrà berlusconiano, Renato Brunetta, capogruppo alla Camera della rinata Forza Italia. “Lo dico con molto rammarico. Oggi sulla politica economica si è consumato un totale fallimento. Ci dispiace, ma questo rapporto non può continuare. E questa nostra decisione di non collaborare sulla legge di stabilità non può non avere effetti sulla tenuta delle larghe intese”. “Oggi – ha spiegato un altro dei falchi azzurri, Paolo Romani – ritiriamo la nostra delegazione dalla maggioranza” perché “il maxiemendamento sulla Legge di stabilità così com’è, è irricevibile”. Lo stesso però ha più onestamente dichiarato anche la vera motivazione della decisione: “Tutto nasce anche dal fatto che c’è stata questa determinazione nel far sì che il voto sulla decadenza di Berlusconi avvenisse il 27 novembre”. Punto e basta.

Per Letta dunque cambia la prospettiva politica. La maggioranza si è ristretta e il margine al Senato – alla Camera il Porcellum ha assegnato al PD, anche se solo per un soffio di 130mila voti, il 55% dei seggi – galleggia appena, sorretto da sei senatori in più del necessario (esclusi quelli a vita). Alfano conta dunque molto e anche i tre seggi del PSI diventano importanti.

Per il resto si capisce solo che Berlusconi punta come minimo a fare l’opposizione dura in vista delle europee e come massimo scommette sulla instabilità che potrebbe provocare la prossima ascesa alla segreteria del PD, di Matteo Renzi e la promessa e annunciata ‘conflittualità’ nei confronti del governo Letta. Spera insomma che le pulsioni suicide del centrosinistra si ripetano Un film già visto quando alla segreteria del PD salì Veltroni e fece cadere Prodi, portò il Paese alle elezioni anticipate e le perse dopo aver puntato all’“autosufficienza” tagliando tutti gli alleati meno Di Pietro.

Il dibattito sulla estromissione di Berlusconi non finirà comunque domani, ma promette di allungare una scia di veleni sulla politica italiana e in particolare sul centrosinistra. Una decisione difficile per tutti.

Lo si evince dalla parole del segretario del PSI, Riccardo Nencini, in un’intervista rilasciata a “Il Mattino” di Napoli: “’Prima di assumere una posizione abbiamo studiato bene le carte e per tutto il tempo necessario. Per questo dico che voterò con convinzione per la decadenza” e spiega che a spingerlo “non è la ragione politica, ma il diritto”. “Più passano i giorni – continua Nencini sottolineando che fu proprio lui a proporre la data del voto in Senato e che non ha mai sostenuto un rinvio – più Berlusconi assomiglia a Bertoldo, che non trova mai l’albero a cui impiccarsi. Ogni giorno tirerà fuori qualcosa di nuovo e nessuno sa fino a che punto queste novità siano concrete”. Per Nencini, quella di Berlusconi “è solo tattica”, ma il voto palese è “una lesione molto grave che segna un netto distacco dagli altri parlamenti democratici. Ho fatto di tutto perché lo scrutinio fosse segreto, come deve essere quando si decide della persona”. Alla domanda se ci fosse qualche somiglianza tra la vicenda Craxi e quella di Berlusconi, Nencini risponde: “Non è possibile alcun confronto. Bastò un avviso di garanzia e Craxi si dimise da segretario del PSI e – prosegue – si allontanò dall’Italia solo nel momento in cui non aveva più un ruolo politico, una scelta che non basta a modificare il giudizio sullo statista. Berlusconi non solo non lascia di fronte a una sentenza passata in giudicato, ma fonda un nuovo partito di cui è leader indiscusso. È rimasto l’unico Highlander, l’unico immortale della politica mondiale”. “Berlusconi ha usato le Istituzioni come se fossero stuzzicadenti. Temo che il destino di FI sia diventare da una parte la guardia repubblicana del leader ferito e, dall’altra, un partito a-parlamentare”.

Nella tarda serata è previsto il voto di fiducia sulla Legge di stabilità.

Armando Marchio

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