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Opinioni e commenti
 

Cézanne e gli artisti del XX secolo: l’eredità italiana al Vittoriano
Pubblicato il 28-11-2013


Cezanne-VittorianoIl Complesso del Vittoriano di Roma rende omaggio a Paul Cézanne, “padre dell’arte moderna” come lo definì Picasso, e lo fa attraverso una mostra evento – allestita fino al prossimo 2 febbraio – che si pone oltretutto l’ambizioso obiettivo di attraversare più di mezzo secolo di arte italiana. Paul Cézanne nasce nel 1839 ad Aix-en-Provence, la stessa provincia francese che ritroveremo nelle sue opere e nella quale sceglierà di trascorrere gran parte della sua vita in un sempre più accentuato isolamento, lo stesso che porterà la moglie Hortense ad allontanarsi da lui. Non si innamorerà mai nemmeno di Parigi, che frequenterà soltanto per brevi soggiorni nei quali avrà modo di conoscere i grandi dell’arte impressionista tra i quali Renoir e Monet, senza tuttavia integrarsi mai al loro gruppo. L’unico rapporto che riuscirà a coltivare con costanza sarà quello con Émile Zola, suo amico fin dai tempi dell’infanzia.
Alcuni fotogrammi e una raccolta di documenti dell’epoca ci introducono nel viaggio attraverso la vita e le opere del pittore francese, un viaggio che pur ruotando attorno ai suoi dipinti non perde di vista l’eredità artistica che i pittori italiani dei decenni successivi hanno saputo magistralmente raccogliere. La prima sala è dedicata ai paesaggi, soggetti cari a Cézanne, pittore da cavalletto, autore di istantanee alla continua ricerca di forme e soluzioni per la rappresentazione dell’elemento statico.

Cézanne non racconta, non è pittore di scene dinamiche: è quindi inevitabile per lui cimentarsi con il paesaggio, dapprima badando essenzialmente alla riproduzione e successivamente applicando un approccio proteso al dissolvimento delle linee, alla riduzione della varietà cromatica, imponendo così una rilettura soggettiva degli elementi naturali. Accanto alle sue tele troviamo quelle di Carrà e Morandi, che interpreteranno a modo loro la lezione del maestro francese e che ritroveremo in tutta l’esposizione insieme ad altri capisaldi dell’avanguardia italiana del ventesimo secolo: Boccioni, Severini, Capogrossi, Pirandello.

Ampio spazio è dedicato alla rappresentazione di figure umane, soprattutto nudi femminili, che Cézanne e gli artisti italiani trattano con forme e linguaggi eterogenei, oscillanti tra impressionismo, futurismo e cubismo allo stato embrionale. L’insegnamento di Cézanne genera molteplici letture, come dimostrano le pareti dedicate ai vólti, tra i quali troviamo l’omaggio dello stesso Cézanne a Victor Choquet, collezionista di opere d’arte che riuscì a guadagnarsi l’ammirazione del pittore schivo e solitario.

In tutti i dipinti, a partire dallo stesso “Victor Choquet”, passando per la “Silvia” di Boccioni per giungere agli esperimenti drammatici dei corpi di Fausto Pirandello, emerge l’intento comune di mettere a fuoco una manciata di tratti espressivi, limitando i colori e riducendo le forme ad un’essenzialità spesso disarmante. Immagini sgretolate e prospettive imperfette si ritrovano nella sala dedicata alle nature morte, dove “Il Buffet” di Cézanne detta le regole di questo tipo di rappresentazione agli artisti italiani della prima metà del secolo, da Morandi a Capogrossi.

Luci e ombre sembrano non seguire logiche definite, la profondità a volte sfugge ai dettami prospettici per mettersi al servizio di una ricerca artistica personale, di un punto di vista totalmente aderente alla sensibilità del pittore. Inutile negare che “Cézanne e gli artisti italiani del ‘900” sia una rassegna ambiziosa, che parte dalla lezione del grande pittore francese e ne cerca le influenze in una moltitudine di artisti del nostro Paese che abbracciano diverse correnti, dal post impressionismo fino ai primi vagiti del cubismo europeo. Su alcuni dei pittori chiamati in causa si renderebbe necessario porre una lente di ingrandimento, in quanto sarebbe riduttivo non riconoscer loro il merito di aver sviluppato un discorso artistico di spessore. Tuttavia è impossibile non individuare in ognuno di loro l’impronta di Paul Cézanne, quel “padre dell’arte moderna” che sembra aver dato il via ad una rivoluzione dell’arte a cui molti, non solo italiani, aderiranno con una sconfinata varietà interpretativa.

Lorenzo Del Sole

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