venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Cinquant’anni fa nasceva il centrosinistra
poi arrivarono i ‘nani’ della politica
Pubblicato il 28-11-2013


Governo Moro 1963Sul blog di ‘mondoperaio’ del 28 ottobre, Luigi Covatta ha celebrato, con un lungo articolo, la nascita negli anni Sessanta del secolo scorso del centrosinistra (Governo Moro, 4 dicembre 1963). Nell’articolo Covatta ha sottolineato che quella formula di governo non è nata solo dall’attivismo di Fanfani e dall’illuminismo di Lombardi; il nuovo progetto di governo ha avuto alle spalle una lunga elaborazione politico-culturale, sia in seno al mondo cattolico (Lombardini, Saraceno, Ardirò ed altri), sia nell’area laico-socialista (Nenni, Giolitti, La Malfa ed altri). La sua sperimentazione, ha trovato anche il favore del PCI, il quale, pur essendo consapevole che la nuova formula governativa avrebbe posto fine all’unità dell’azione politica dei partiti della sinistra italiana, ha individuato nel nuovo quadro politico un avanzamento sulla via italiana al socialismo.

Quella stagione ha segnato una svolta profonda nella storia del Paese; la svolta ha caratterizzato, non solo la dinamica delle relazioni tra i partiti, ma anche l’avvio di una trasformazione complessiva della società italiana sulla via della sua modernizzazione. Si era alla fine di un periodo in cui l’Italia, pur “premiata” dal “Financial Times” con l’assegnazione dell’Oscar della stabilità delle monete, si trovava nella necessità di compiere profonde riforme strutturali che fossero servite a superare gli squilibri personali, settoriali e territoriali che l’Italia aveva accumulato dopo la ricostruzione ed il “boom economico” del dopoguerra. Il superamento degli squilibri è stato sicuramente un notevole passo in avanti compiuto dall’Italia sulla via della realizzazione di un “quadro politico più avanzato”, ma anche un notevole balzo in avanti compiuto per la prima volta verso la realizzazione dell’unità politica della nazione; obiettivo, questo, che non era mai stato realmente perseguito dopo che l’Italia era pervenuta, un secolo prima, all’unità sul piano istituzionale e territoriale.

Nella primavera del 1960, dopo i giorni convulsi della caduta del governo-Tambroni è stato formato il governo-Fanfani che, grazie all’astensione dei socialisti, ha concorso a “preparare la strada” al centrosinistra. Il programma del nuovo governo prevedeva principalmente: la programmazione economica vista come obiettivo prioritario riformatore della struttura produttiva e distributiva del Paese, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’attuazione dell’ordinamento regionale, la realizzazione della scuola media unificata e provvedimenti per l’agricoltura. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti immediatamente, altri solo negli anni successivi al 1963, dopo la costituzione di un governo organico di centrosinistra con la partecipazione diretta dei socialisti al governo.

Nell’azione del centrosinistra organico hanno assunto un valore particolare nella prospettiva della realizzazione dell’unità della nazione italiana: l’introduzione del metodo della programmazione nella regolazione dei rapporti tra lo Stato e il mercato, l’allargamento e l’approfondimento crescenti dopo il 1963 dell’assistenza e della previdenza sociali, il nuovo approccio alla politica meridionalistica per merito dell’impegno di Manlio Rossi-Doria, Francesco De Martino e Giacomo Mancini, le modifiche apportate dopo il 1965 alla logica dell’intervento nel Mezzogiorno, l’inizio a partire dal 1967 della riforma tributaria informata al dettato costituzionale della progressività, la riforma nel 1968, con la “legge Mariotti”, del sistema sanitario completata nel 1978 con la costituzione del Sistema Sanitario Nazionale, l’istituzione nel 1970 dell’ordinamento regionale, l’approvazione sempre nel 1970 dello Statuto dei lavoratori (che ha avuto in Gino Giugni uno dei suoi “padri” ispiratori) e l’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano della legge Fortuna sul divorzio e il completamento nel 1972 dell’abolizione delle cosiddette “gabbie salariali” che ha parificato la rimunerazione della forza lavoro occupata nell’Italia meridionale alla rimunerazione della forza lavoro occupata nelle altre regioni.

L’insieme di questi obiettivi ha consentito che l’Italia divenisse veramente “una” e che il Mezzogiorno, da sempre considerato come problema residuale e aggiuntivo alla cui soluzione si provvedeva con la logica dell’intervento eccezionale, si trasformasse progressivamente in problema centrale della politica nazionale. Sul piano delle procedure di governo, la novità maggiore è stata espressa dal tentativo di introdurre il metodo della programmazione per il raggiungimento degli obiettivi per i quali il centrosinistra era nato. La nota “Problemi e prospettive dello sviluppo economico italiano” presentata al Parlamento dal Ministro del Bilancio Ugo La Malfa il 22 maggio 1962, conosciuta col nome di “Nota aggiuntiva”, è stato il documento politico col quale si è tentato di dare vita alla programmazione economica, fornendo una base teorica ai primi governi di centrosinistra. L’esito di questo documento è stato il Piano quinquennale Pieraccini 1965-1970, gestito dal Ministro del bilancio e della programmazione economica Antonio Giolitti e dal Segretario per la programmazione Giorgio Ruffolo. Il piano evidenziava l’esistenza delle linee programmatiche di attuazione delle politiche pubbliche che la modernizzazione imponeva: la prima linea consisteva nell’indicare le vie da seguire, attraverso profondi processi di trasformazione produttiva e una rapida industrializzazione delle zone arretrate, per arrivare a soddisfare la domanda di beni capitali con cui fare fronte alla crescita del reddito e dell’occupazione; la seconda linea di azione consisteva invece nella previsione che i singoli operatori potessero assumere le loro decisioni sulla base degli elementi di giudizio messi a loro disposizione dal piano.

Quel progetto non ha avuto successo; certamente per le forze che hanno “remato contro”, che non hanno esitato a ricorrere ad “attività golpistiche” con cui hanno cercato di “normalizzare” l’attività riformatrice del governo; ma anche per le deviazioni dal lecito di molti comportamenti partitici. Ciò però che ha impedito al centrosinistra di portare a completo compimento il proprio progetto di modernizzazione dell’Italia è stato principalmente il cambio generazionale, nel senso che gran parte delle persone che hanno concepito quel progetto sono venute a mancare, senza che i loro “eredi” ne fossero all’altezza. Questi, infatti, anziché privilegiare il momento della progettualità ereditata, hanno privilegiato il momento del potere, strumentalizzando i ritardi e gli errori attraverso la scorciatoia di un malinteso giustizialismo, che è servito ad aprire la strada a politicanti che hanno definitivamente prostrato il paese, portandolo allo stato in cui versa attualmente.

I “nani politici” che affollano la scena al momento presente, ignorando il senso del progetto che ha preso il via cinquant’anni fa, non hanno contezza del presente e si agitano politicamente senza riuscire a risolvere i problemi più immediati del paese, in quanto non dispongono delle idee e degli strumenti di governo che i “giganti” che li hanno preceduti avevano faticosamente elaborato e messo a punto.

Gianfranco Sabattini

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Commenti all'articolo
  1. Bell’artico complimenti una precisazione ,l’atteggiamento del del PCI. Non sò valutare quello che fù l’attegiamento ufficiale del PCI sò quello che sentivo da mia madre non iscritta ma sua attivista NENNI E’ UN TRADITORE e questo valeva per tutta la base di quel partito e noi , per noi la dolorosa scissione dello PSIUP , ti assicuro che senza i soldi e l’appoggio del PCI sarebbe durata molto meno. Ora che ci sarebbe bisogno di un Partito Socialista e una alternativa di governo di sinistra democratica o si è del centro destra o del centrosinistra con la parola centrosinistra che non a più nulla dell’originale signoficato..
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari fed. di Torino

  2. E anche noi siamo crescendo ci siamo circondati di nani politici che hanno rincorso il previlegio del potere attraverso l’ovazione plebiscitaria del capo. E’ stato un errore che ci ha distrutti. Sarà molto difficile (ma non impossibile) riprenderci.

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