domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Da Roma a New York
una ‘Grossa coalizione’ contro il femminicidio
Pubblicato il 25-11-2013


White-ribbon-nov-25Non potrebbero essere più diverse, dall’ultracattolica Binetti alla laica socialista Locatelli, dall’ultrà berlusconiana Mara Carfagna alla ministra ribelle Nunzia De Girolamo che si è schierata per il divorzio politico dal Cav., dalle esponenti del maggior partito della maggioranza Valeria Fedeli e Valeria Valente a Titti Di Salvo e Giorgia Meloni a rappresentare le due ali estreme del Parlamento. Non potrebbero essere più uguali, vestite di nero, scarpe o accessori rossi, chi una sciarpa, chi una collana, unite in una “Grossa coalizione” contro il femminicidio.

È stato così che la presidente Laura Boldrini ha voluto celebrare alla Camera, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con le parlamentari e le attrici Sonia Bergamasco, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino, Geppi Cucciari, Ambra Angiolini e la cantante Malika Ayane, che si sono alternate al leggio allestito nella Sala della Regina Montecitorio, per dar voce ai monologhi di “Ferite a morte”, le storie vere di donne uccise dai loro mariti, amanti e compagni, una sorta di Antologia di Spoon River del femminicidio scritta da Serena Dandini, in videocollegamento dal palazzo dell’Onu a New York dove si è svolto lo stesso evento.

Storie terribili e ancor più terribili perché reali, che hanno fatto piangere ed emozionare la sala gremita trasformata in una grande platea teatrale, nell’intento di far parlare e rivivere quelle donne che nella loro vita di voce non ne hanno avuta e che quando hanno provato ad averla sono state azzittite per sempre dai loro aguzzini.

Quello che emerge in quasi tutte le storie è la sottovalutazione del fenomeno della violenza da parte di amici e conoscenti (“Lo aveva detto a tutti che mi avrebbe ammazzata”), delle forze dell’ordine che non hanno dato abbastanza credito alle precedenti denunce delle vittime, dei giudici che dando gli arresti domiciliari al marito violento hanno di fatto condannato a morte la moglie, ma anche delle stesse donne che hanno sminuito i gesti dei loro compagni, che li hanno giustificati, compresi, assolti.

“L’approvazione della legge contro il femminicidio, le campagne di informazione e l’attenzione del mondo politico e dei media al tema della violenza sulle donne sono degli importanti passi avanti, ma bisogna fare di più, andare oltre”. Ha detto la deputata del Psi, Pia Locatelli, bravissima nella sua lettura della storia di una ragazzina newyorkese assassinata mentre faceva footing in Central Park.

“Il 25 novembre – ha aggiunto – deve rappresentare un impegno e un monito per tutti: per il governo che deve prevedere maggiori stanziamenti per la prevenzione e per i centri antiviolenza; per noi politici e politiche che non dobbiamo ora che è fatta la legge abbassare la guardia, per i giudici che devono applicarla; per le forze dell’ordine che hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella protezione; per le insegnanti e gli insegnanti a cui spetta il compito di educare le nuove generazioni al rispetto, per le donne che devono sapere che non sono più sole e che ribellarsi è possibile; e soprattutto per gli uomini perché prendano le distanze dal ‘machismo criminal’ e si schierino affianco alle donne quotidianamente per fermare la mattanza”.

“Sui grandi temi le donne riescono a stare insieme” ha detto Laura Boldrini al termine della rappresentazione citando la larga convergenza che si è avuta in Parlamento nell’approvare la Convenzione di Istanbul che afferma che “la violenza sulle donne è una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo”. Insieme tutte, a destra come a sinistra, al governo e all’opposizione, laiche e cattoliche per dire no alla violenza, no al femminicidio. Mancava solo la Lega che alla Camera non ha eletto neanche una donna e mancavano gli ineffabili 5 Stelle che si sono rifiutati di partecipare all’avvenimento. Loro non possono contaminarsi con queste cose.

Cecilia Sanmarco

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