lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

De Benedetti appoggia Renzi
Pubblicato il 13-11-2013


Non so se gli porterà maggiori o minori simpatie, ma Carlo De Benedetti è stato esplicito. Voterà alle primarie per eleggere il segretario del Pd e sceglierà Matteo Renzi. Anche De Benedetti si è convertito dopo aver scelto Bersani alle primarie di coalizione di pochi mesi fa. E giustifica la sua conversione con l’idea che Renzi sia l’unico in grado di vincere, oltre che “una spugna” in grado di assorbire tutto quello che gli viene amorevolmente insegnato. De Benedetti, editore di Repubblica, storico nemico giurato di Berlusconi, e anche di Craxi e del vecchio Psi, si pone in antitesi con l’ex direttore del giornale, Eugenio Scalfari, che invece ha spiegato i motivi che lo spingono a negare il suo voto al sindaco di Firenze. Dal canto suo Cuperlo, l’altro candidato alla segreteria del Pd, ha fortemente polemizzato con Renzi accusandolo apertamente di volere essere ad un tempo sindaco di Firenze e segretario del partito, un doppio incarico a sua avviso inconciliabile. Non so se Renzi senta su di sè come sicuramente conciliabile l’appoggio di tanti giovani che vogliono il cambiamento e quello di De Benedetti, che rappresenta quella via industriale alla finanza che tanti guai ha procurato all’economia reale e nel contempo il successore non proprio ideale di Adriano Olivetti, oggi così decantato per le sue intuizioni di moderna industria sociale dopo il documentato film televisivo.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, non sarebbe più giusto parlare del nostro congresso di progetti programmatici di classi Dirigenti di Europa le dispute di altri partiti lasciamole a loro ora pensiamo a noi ed al nostro futuro?.

  2. “l’Olivetti non è mai fallita come erroneamente si afferma. Ha pagato sempre tutti, dipendenti, fornitori, banche, imposte e contributi e per la straordinaria «invenzione» che ebbi nel trovarle una nuova visione nelle telecomunicazioni, dette origine alla più grande creazione di valore in cinque anni mai avvenuta in Italia e si trovò ad essere l’azienda più liquida nel nostro Paese tanto che si comprò, dopo la mia uscita e contro il mio parere, Telecom Italia. Per favore, ne prenda nota e ne dia conto ai suoi lettori.” Sono le parole di Carlo Debenedetti che scriveva una a Giuliano Ferrara il 27 marzo 2012 per contestare alcune affermazioni di un suo articolo. Ci vuole un bel coraggio a sostenere che il percorso che ha condotto l’Olivetti a scomparire è stato positivo perché ha generato un’enorme liquidità tanto da consentirle l’acquisto di Telecom Italia. Il fatto è che, oggi, l’Olivetti SpA è una società ridotta ai minimi termini, di proprietà di Telecom Italia. Nel 1978 De Benedetti assunse la guida di Olivetti. Negli anni 80, a fronte della spinta propulsiva dello staff tecnico che metteva a segno grandi successi nel settore emergente dei personal computer, la direzione si divertiva a giocare con l’alta finanza. Soprattutto fece crescere una generazione di dirigenti più sensibile ai passaggi di denaro che ai successi sul piano industriale. I nuovi dirigenti scalzarono la vecchia guardia ispirata dal fondatore, Adriano Olivetti, e ne distrussero la scuola. Mandarono al macero perfino la biblioteca! Nulla di nuovo sotto il sole, perché una cosa analoga successe negli altri comparti dell’industria, pubblica e privata. L’eredità che rimane oggi è lo sfascio italiano rappresentato degnamente dalle parole di Carlo De Benedetti: “Olivetti comprò Telecom …” Povero Matteo Renzi!

    • Non credo che i Socialisti siano costretti a prendere nota degli eventi che ci circondano senza avere u sussulto d’orgoglio ed assumere una iniziativa politica forte sui temi che riguardano la gente, senza avere paura di menar calci a destra e a sinistra.
      Il Congresso può essere l’occasione giusta per elaborare una piattaforma programmatica che vada al di là delle tesi presentate, le argomentazioni sono tante. Pensiamo ai burocrati che governano il Paese al posto dei politici, ai privileggi da eliminare in tutti igangri dello Stato, smettiamola con le liberalizzazioni alla Bersani. Lo Stato riformato può nel suo insieme creare sviluppo e benessere. Mettiamo un tetto agli stipendi e pensioni,pensiamo seriamente ai giovani e alla scuola,al lavoro. Coraggio ci vuole,coraggio Compagni.

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